Il Jazz di Bosso-Guidi & Brotherhood

Capita spesso al termine di un concerto di fare una faticaccia enorme per dare un nome a musiche e progetti di molti jazzisti. Non è stato così ascoltando al Torrione di Ferrara (6 novembre 2019) la “prima” di sei date del tour di The Revolutionary Brotherhood, il progetto del quintetto co-diretto da Fabrizio Bosso e Giovanni Guidi e completato da Francesco Bearzatti, Eric Wheeler e Joe Dyson.

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Honduras: golpe dimenticato, e…l’Isola dei Famosi (video)

25. marzo 2011 – 01:052 Comments
Honduras: golpe dimenticato, e…l’Isola dei Famosi (video)

Padre Andrés Tamayo, prete originario del Salvador che da 26 anni si batte in Honduras con il Movimento ambientalista per difendere boschi, ambiente e diritti umani, non ha potuto partecipare, per seri problemi di salute, alla conferenza in programma a Bologna il 24 marzo su “Honduras – un golpe dimenticato”. Scusandosi a nome di Tamayo e dell’organizzazione, il missionario comboniano Daniele Zarantonello (nella foto) ha preso le redini della serata e ci ha accompagnati sulle lotte pacifiche del Frente Nacional de Resistencia Popular de Honduras. Tra parole e immagini ( 2 video) è stato possibile comunque conoscere meglio l’eroica resistenza del popolo honduregno contro il golpe del 28 giugno 2009.

Sono oramai circa due anni dalla destituzione del legittimo presidente Manuel Zelaya, scalzato prima da Roberto Micheletti (di origini bergamasche) per poi affidare il comando al fido Porfirio Lobo Sosa. Oggi l’opinione pubblica mondiale non sa nulla di cosa sta avvenendo nel piccolo paese centroamericano, nazione di circa 7 milioni di abitanti (come una regione del Nord Italia) nota a tanti telespettatori italiani solo per il fatto che lì si svolge il mediocre reality “L’Isola dei famosi”. Zarantonello ha spiegato al pubblico la figura di Tamayo, un prete nato nella povertà, “nato per fame”, un cristiano che vive con e per i poveri, espulso dalla Chiesa e dall’Honduras per le sue battaglie di grande impegno che contrastano il potere delle oligarchie locali. Ci ha ricordato poi  che il Cardinale  di Tegucigalpa  ha sostenuto il golpe, che sta con le oligarchie, quel gruppo di uomini che dal 2006 era al lavoro da Miami per l’attacco a Zelaya, liberale, e non socialista, il quale  via via aveva stretto legami di collaborazione con altri paesi  della nuova America latina, quelli progressiti come Venezuela, Ecuador ecc. In sintesi dalle cose raccontate è uscito un quadro in cui 5 o 6 famiglie di latifondisti decidono o influenzano secondo i propri interessi il futuro del paese più povero sudamericano dopo Haiti.  E da qui si può ben intuire che la situazione in Honduras non è stata normalizzata dopo il colpo di stato militare,  come invece i media tendono a far credere non parlandone. Non c’è notizia, non c’è problema, questa è la logica degli effetti della  moderna comunicazione di massa. Ma lì le repressioni e le violazioni dei diritti umani continuano, così come  la resistenza concreta e spirituale delle tante organizzazioni che compongono il Frente.

Al termine della conferenza, con una piccola coda di dibattito, viene spontaneo chiedersi fino a quando potrà tenere duro questo movimento di base senza sfilacciarsi ed estinguersi per sfinimento. Poiché le risorse non solo materiali ma anche informative, per diffondere al mondo le ragioni della lotta (che è di tutti gli uomini democratici e solidali con i popoli della terra), sono ridotte al lumicino, e il governo dittatoriale, non osteggiato dagli Usa,  fa di tutto per impedire iniziative di libertà e giustizia sociale, chiudendo emittenti scomode ed eliminando chi rema contro.

Per chi vuole saperne di più: www.puchica.org e www.resistenciahonduras.net

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