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Carlinhos Brown: artista, educatore e benefattore (+video)

10. gennaio 2012 – 22:16No Comment
Carlinhos Brown: artista, educatore e benefattore (+video)

Intervista allo straordinario percussionista e compositore brasiliano Carlinhos Brown che ha saputo coinvolgere tutta la comunità del barrio Candeal di Bahia in un grande progetto musicale, urbanistico, sociale ed educativo. Così facendo ha salvato dalla criminalità centinaia di ragazzini delle favelas, li ha formati e valorizzati attraverso tamburi e canto. Nel video, C.Brown – ritmi fratelli di Bahia e Cuba, c’è il suo pensiero sulla rumba caraibica.

Per onorare James Brown e H.Rap Brown ha scelto come nome d’arte Carlinhos Brown, ma all’anagrafe di Salvador de Bahía risponde a Antônio Carlos Santos de Freitas, che tra dieci mesi compirà 50 anni. Artista poliedrico, cantante, percussionista, polistrumentista, compositore, produttore, il brasiliano Carlinhos è uno degli ideatori del samba reggae e una persona dotata di una sensibilità umana davvero rarissima. E’ sufficiente digitare il suo nome in un motore di ricerca per capire  che siamo di fronte a un personaggio stupefacente e a un musicista eccellente. Artisticamente possiamo riassumere il suo lungo curriculum dicendo che ha suonato all’inizio con Luis Caldas, poi con Caetano Veloso, ha collaborato con João_Gilberto, Djavan, João Bosc, ha fondato il megagruppo Timbalada formato da alcune decine percussionisti e cantanti, molti dei quali erano giovani poveri del suo quartiere di Candeal; ha ottenuto un grande successo cantando con Marisa Monte nei Tribalistas. Ma la notorietà mondiale è arrivata con il film  (+cd) di Fernando Trueba El milagro de Candeal (Il miracolo di Candeal), stupendo documentario sulla musica di Salvador de Bahía e i progetti educativi e sociali che in prima persona porta avanti per creare una vita dignitosa a tanti bambini, con un ambiente di festa, di divertimento. Musica, dunque, come allegria ma anche strumento di solidarietà, di condivisione e di crescita.

Vogliamo partire dal tuo rivoluzionario e nobile percorso tra le strade di Candeal?

Iniziato diversi anni fa è un processo in continua evoluzione, prima ho insegnato ai ragazzi a suonare diversi strument, alcuni di loro sono poi entrati nella band Timbalada. Poi abbiamo avviato la Escuela de Musica Popular Pracatum dove gli allievi per 4 anni possono formarsi musicalmente e tutto in modo gratuito. Aggiungiamo a questo il progetto urbanistico coinvolgendo la comunità per realizzare delle infrastrutture; facciamo corsi di tutte le lingue, inglese, francese, spagnolo, portoghese, poi corsi di informatica e di tutte le materie umanistiche. Insomma un progetto educativo molto importante per offrire un modello di vita in grado di recuperare persone prive di speranza e di risorse. Oggi i miei concittadini hanno acqua, sanità, scuola, i delinquenti sono diminuiti, la mortalità infantile é scesa moltissimo.

E’ quanto si auguravano, legittimamente e da tempo, molte popolazioni del Continente Sudamericano, e tu, se non erro, continui a investire parte dei tuoi guadagni a queste cause umanitarie. Complimenti!

Mi riesce difficile dire grazie di fronte a parole che apprezzano le mie iniziative, ma  è parte della mia vita, della mia terra dove sono nato e cresciuto, comunque ora è un mondo più accettabile, meno violento. E tutto questo dimostra che in America Latina adesso possiamo fare molte cose che prima erano solo un sogno.

In tale direzione andò per prima Cuba con  la sua  rivoluzione socialista, che in fatto di solidarietà bisogna dire che si è distinta con aiuti e campagne rivolte ai popoli  più deboli. A proposito, giacché hai lavorato con il grande Bebo Valdés, che lasciò l’isola castrista all’inizio del Sessanta, le vostre conversazioni sono mai cadute sulla realtà di Cuba  oppure meglio evitare?

No, non abbiamo mai toccato il tema,  Bebo ha il suo modo di vedere le cose, ha la sua esperienza diretta con la sua terra, i suoi affetti. Io ho le mie idee e comunque non mi metterei a disquisire su un argomento così delicato, personale,

Ma tu sei stato a Cuba? E se sì, che impressione hai ricevuto?

Sì, io sono stato a Cuba e lì ho svolto diversi progetti. Mi piace quel mondo anche perché credo che Bahia (più che altre zone del Brasile) e Cuba sono gemelle. Io credo che tutta quella realtà della storia afrolatina iniziò prima a Bahia, gli schiavi sono stati prima qui, prima del Caribe. Ad ogni modo siamo legati a Cuba soprattutto dalla cultura Yoruba, dalle popolazioni Bantù, da alcune tradizioni rituali.

Parlando di musica, e nello specifico di ritmi considerando che tu sei un percussionista riconosciuto a livello internazionale. Secondo te quali sono i ritmi vostri e quelli cubani che hanno denominatori comuni più netti?

Ve ne sono diversi. Ma io cerco di guardare l’insieme, i percorsi. Ad esempio la rumba, è spagnola,  poi si africanizza nel Caribe e penso che si sia radicata in tutta la zona come segno della fratellanza che esiste tra le varie realtà. E’ arrivata dall’Anadalusia e si è africanizzata in modo peculiare a Cuba, questo io penso. I cubani inventano il guaguanco come il proprio modo di interpretare il flamenco. Per tornare al filo che ci lega, ti dico che Bahia e Cuba sono unite anche dalla religione popolare.

Nella musica cubana il dittatore è la clave, di rumba , di son eccetera. A Bahia che tipo di clave c’è?

Discorso lungo e complesso, ma io ho apprezzato molto Cachao che ha invertito la clave scandendo la rumba con un accento differente (ascolta e guarda l’esempio cantato nel video – NdA). Noi abbiamo lo stesso tipo di clave ma cambiano gli accenti. A Bahia, ritmicamente parlando, si è sviluppata la linea più rituale alla Chano Pozo, cantando agli Orisha. A Bahia c’è Dorival Caimmi, Joao Gilberto che ha inventato la bossanova. Da Bahia viene molta armonia sulla musica brasiliana. A me piace moltissimo Bahia perché si continua a mescolare le culture e quindi per noi grandi nomi come Gershwin, Chano Pozo , Fela Kuti o Bob Marley non ci sono estranei. Poi molto di questo mondo viene dalla medesima sorgente, l’Africa.

E’ vero che hai inciso qualcosa con Los Van Van?

Sì, è stata un’incredibile registrazione che abbiamo realizzato a New York e cantando il brano Soy Loco por Sur America. Il disco ha anche una finalità umanitaria, i contributi serviranno ad aiutare la lotta contro l’AIDS. Il titolo è Red Hot+Rio 2

Ci vogliamo salutare ricordando i tuoi ultimi progetti?

Adobró, con il singolo “Tantinho”, e Diminuto, ho scritto tre pezzi inediti (“Tema de Dora“, “Capoeira futuro” e “Espírito bravo”), per la colonna sonora di  Capitães de areia, film della regista carioca Cecília Amado, girata a Salvador de Bahia.

Testo e foto di Gian Franco Grilli.

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