CARLOS CIPPELLETTI, brillante promessa del neo afrocuban jazz

Carlos Cippelletti, musicista “pensante”, tranquillo, determinato, dall’Europa rielabora in maniera feconda piano jazz e arrangiamenti ispirati al rivoluzionario e straordinario laboratorio delle musiche afrocubane jazzificate che furono gli Irakere di Chucho Valdés. Classe 1996, il talentuoso pianista spagnolo con il brillantissimo esordio discografico raccolto in «HYBRID/C» dimostra anche doti di raffinatissimo compositore e di ampie vedute. Ecco cosa ha raccontato di questo progetto e della sua carriera a Gian Franco Grilli .

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CUBA: Hugo Chávez in clinica e il Papa in Plaza de la Revolución (+video)

26. marzo 2012 – 17:38No Comment
CUBA: Hugo Chávez in clinica e il Papa in Plaza de la Revolución (+video)

Da ieri, 25 marzo, Hugo Chavéz è a Cuba per iniziare il ciclo di radioterapia nel tentativo di sconfiggere definitivamente il nuovo cancro che l’ha colpito nello stesso punto del corpo. Ne parla il presidente venezuelano mentre lasciava Caracas. Nel video oltre alle immagini della partenza anche quelle dell’arrivo all’aeroporto José Martì dell’Habana ricevuto da Raul Castro. Tra lunedì (Santiago de Cuba) e mercoledì (Avana) il leader cubano dovrà fare da ‘cicerone’ a Benedetto XVI tanto atteso dalla popolazione, secondo i media governativi. Infatti all’Avana sono in corso grandi preparativi di regime: sarà una giornata di festa per consentire alla gente di andare in Plaza de la Revolución ad ascoltare la messa del Papa. Che dire, un atteggiamento rivoluzionario!  Ma oramai non bisogna meravigliarsi, perchè anche nella Cuba socialista le contraddizioni non sono mai mancate e questa si aggiunge alle altre. Poiché siamo in argomento papale, dobbiamo rilevare che la stampa italiana si è dimostrata poco attenta alle dichiarazioni complessive del Capo della Chiesa durante il volo oltreoceano. Infatti i grandi quotidiani hanno sbattuto in prima pagina la caducità del marxismo, la filosofia politica che alimenta il sistema cubano, ma non le imperfezioni del capitalismo messicano dove 60.000 persone, tra cui moltissimi giornalisti, sono state massacrate dai narcotrafficanti negli ultimi cinque anni. Dove la corruzione dilaga nelle istituzioni.  Bene, senza sposare  le dittatture,  con un po’ di buon senso e senza ricorrere alle ideologie verrebbe però voglia di chiedere a un lavoratore o un onesto cittadino messicano (ma il sondaggio si può allargare nel Sud America) se per la sua sicurezza e la sua crescita civile preferirebbe vivere nel marxismo tropicale cubano, che nega alcune libertà di espressione, o nella democrazia repubblicana messicana dove impera il terrorismo dei narcotrafficanti e si massacrano impunemente i difensori delle terre contadine. Chissà  se un giorno i  sondaggisti, oramai il sale delle trasmissioni televisive, vorranno impegnarsi in tal senso e fornire alla stampa tali risultati? Forse le nostre certezze subirebbero uno scossone e i direttori di giornali scriverebbero a ragion veduta su fatti e realtà e senza i soliti paraocchi.

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