GIOVANNI GUIDI Digital Tour on Crossoroads

Parte dal festival Crossroads il Digital Tour del pianista Giovanni Guidi. L’appuntamento è per venerdì 27 marzo alle ore 18:30, quando l’esibizione in piano solo di Giovanni Guidi sarà fruibile in diretta dalla pagina facebook di Crossroads, il festival itinerante organizzato da Jazz Network e dall’Assessorato alla Cultura della Regione Emilia-Romagna

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Americhe: in rassegna stampa Cile, Colombia e Cuba

31. agosto 2013 – 23:25No Comment
Americhe: in rassegna stampa Cile, Colombia e Cuba

Tra gli articoli “sudamericani” pubblicati in questi giorni sulla stampa italiana abbiamo scelto per voi alcuni pezzi molto interessanti (uno addirittura firmato da Fidel Castro!)  che mettono sotto la lente situazioni che toccano Cile, Colombia e Cuba. Se ne è parlato su Il Manifesto e Internazionale.

CILE/

Michelle Bachelet in testa nei sondaggi

La ex presidente del Cile, Michelle Bachelet, è decisamente in testa al gradimento degli elettori in vista delle presidenziali che si svolgeranno in novembre. Lo ha rivelato un sondaggio realizzato dal Centro de Estudios Públicos (CEP) tra luglio e agosto e reso noto in questi giorni. Il sondaggio ha chiesto ai cileni chi avrebbero voluto come prossimo presidente oppure chi, a loro avviso, sarebbe stato eletto e oltre il 70% ha fatto il nome di Bachelet. Il 40% ha detto di preferire la ex presidente, di centrosinistra, mentre un 12% vorrebbe eletta la sua avversaria Evelyn Matthei. Tuttavia, solo un 6% «crede» che Matthei potrebbe vincere le elezioni. Per il sondaggio sono state realizzate 1.306 interviste a partire dal 20 luglio, quando Matthei è stata ufficialmente proposta da uno dei partiti della coalizione di governo. Matthei, 59 anni, è figlia di un generale dell’aviazione cilena, Fernando Matthei, che ha fatto parte della dittatura militare del generale Augusto Pinochet (1973-1990). Si tratta della prima donna candidata alla presidenza dal campo della destra cilena, un punto sul quale la destra sta battendo molto. Bachelet è stata proposta come candidata da Nueva Mayoría il 30 giugno di quest’anno, ottenendo un milione e mezzo di voti nelle primarie della sua coalizione, cioè oltre il 70% delle preferenze, appoggiata dal Partito Demócrata Cristiano (Pdc) e dal Radical Socialdemócrata (Prsd). (Il Manifesto, 31 agosto 2013).

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COLOMBIA/

SCIOPERO GENERALE A OLTRANZA, SCONTRI NELLA CAPITALE, DUE MORTI E 150 FERITI

Il governo: pugno di ferro contro la protesta

Articolo di Geraldina C olotti

Militari e coprifuoco: a Bogotà e in tutti i municipi «in cui si verifichino disturbi» e si renda necessario «ripristinare la viabilità». Lo ha annunciato il presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, dopo gli scontri tra manifestanti e polizia che si sono verificati giovedì nella capitale e che hanno provocato 2 morti e oltre 150 feriti. La marcia era stata indetta per sostenere il “paro agrario”, lo sciopero nazionale a oltranza che sta paralizzando il paese dal 19 agosto. Contadini, trasportatori, minatori informali, operai, studenti, insegnanti, medici si sono mobilitati in tutto il paese, dando voce a uno scontento accumulato e sempre più visibile. Una protesta inizialmente dettata da rivendicazioni economiche – per gli aumenti salariali, contro gli alti costi dei fertilizzanti e del carburante, e contro il Trattato di libero commercio che spiana il campo alle multinazionali e impone privatizzazioni e rincari – ma via via diventata sempre più politica. I temi della riforma agraria, l’assenza di spazi di agibilità democratica e la richiesta di vera rappresentanza fanno parte del pacchetto di proposte su cui i manifestanti esigono un tavolo di dialogo con il governo.

Santos avrebbe voluto trattative a livello locale, mentre i sindacati e le organizzazioni popolari che animano le proteste hanno istituito un coordinamento nazionale, il Tavolo di dialogo e accordo (Mia) ed esigono risposte concrete. In un primo tempo, il governo ha cercato di minimizzare l’ampiezza dello sciopero, dando al contempo mano libera alla repressione e agli arresti di massa in varie località del paese. Contadini e sindacati hanno denunciato ripetute violazioni dei diritti umani, casi purtroppo comuni in Colombia. In seguito, Santos ha dovuto ammettere l’esistenza di una «crisi», anzi di una «tempesta»: i lavoratori scioperano, le merci non circolano e lo sciopero comincia a incidere pesantemente sull’economia nazionale. Le «misure straordinarie» annunciate dalla riunione del Consiglio dei ministri, che si è tenuta ieri, sono state però principalmente di natura repressiva: l’invio di 50.000 soldati per rimuovere blocchi stradali e proteste, «carovane scortate dalla forza pubblica per facilitare l’erntrata e l’uscita dei prodotti dai centri urbani», e una taglia di oltre un milione di pesos (più di 500 mila dollari) per chiunque fornisca informazioni su chi «provoca disturbi». Alle dichiarazioni di Santos e alle misure repressive, i leader della protesta hanno replicato che moltiplicheranno la determinazione e le iniziative.

Intanto, numerosi leader sindacali e contadini sono stati arrestati con l’accusa di mantenere contatti con la guerriglia marxista delle Forze armate rivoluzionarie colombiane (Farc). Fra questi, Hubert Ballesteros, membro del Comitato esecutivo della Centrale unitaria dei lavoratori (Cut) e vicepresidente della Federazione nazionale sindacale unitaria agraria (Fensuagro), portavoce del Mia. Ballesteros è anche uno dei principali dirigenti del Movimento Marcia patriottica, che ha animato le iniziative di sostegno agli accordi di pace in corso all’Avana.

Le trattative, che riprenderanno il 9 settembre, attraversano un momento delicato, dovuto alla proposta di Santos di sottoporre a referendum i risultati raggiunti dalle parti: in primo luogo la riforma agraria e l’apertura di spazi sicuri per l’opposizione politica e sociale, ma anche un bilancio storico sulla natura e le conseguenze di un conflitto armato che dura dagli anni ’60. Santos vorrebbe portare a casa un risultato prima di novembre, quando deciderà se candidarsi alle presidenziali. Per questo, con la mediazione della Croce rossa, ha annunciato trattative di dialogo anche con l’Esercito di liberazione nazionale (Eln), la seconda guerriglia del paese. Se le trattative vanno in porto, la Corte costituzionale ha già disposto il quadro giuridico in cui potrebbero attuarsi.

Ma per ora il dialogo non corre per le vie del paese: «Stiamo soffrendo la peggior crisi e la peggior rovina di tutta la nostra storia», dichiarano i portavoce del Mia. (Il Manifesto, 31 agosto 2013)

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LA COLOMBIA IN RIVOLTA

Il 29 agosto il presidente colombiano Juan Manuel Santos ha convocato un consiglio dei ministri straordinario per affrontare la questione dello sciopero agrario che nelle ultime settimane ha paralizzato una parte del paese.

Gli agricoltori sono entrati in sciopero da circa due settimane in tre regioni del paese, Nariño, Cundinamarca (dove si trova la capitale Bogotá) e Boyacá. I manifestanti hanno bloccato le strade con tronchi e pneumatici, e le forze dell’ordine hanno risposto lanciando lacrimogeni e in alcuni casi sparando sui contadini. Da quando è cominciato lo sciopero, il 19 agosto, le proteste hanno causato la morte di sette persone.

I piccoli coltivatori di patate, riso e cipolle chiedono sussidi al governo e sostengono che le loro perdite sono dovute agli alti costi dei fertilizzanti. Ma chiedono anche al governo di ridurre l’importazione dei prodotti agricoli e sono contrari a trattati di libero scambio, come quello che è in vigore dal 2012 con gli Stati Uniti e da quest’anno con l’Unione europea.

Il 26 agosto Juan Manuel Santos aveva annunciato l’apertura di un tavolo di negoziati con gli agricoltori. La loro protesta si unisce a quella dei minatori, che sono in sciopero dal 17 luglio. (da Internazionale)

CUBA

LO SGUARDO DI CUBA/

Manovre militari e bugie prezzolate

ARTICOLO – FIDEL CASTRO RUZ

Mi spinge a scrivere il fatto che molto presto succederanno cose gravi. In questa epoca non trascorrono dieci o quindici anni senza che la nostra specie corra pericoli reali di estinzione. Né Obama né altripotrebbe garantire una cosa diversa; lo dico per realismo, poiché solo la verità potrebbe offrirci un po’ più di benessere e un soffio di speranza. Siamo arrivati alla maggiore età. Non abbiamo diritto di ingannare né di ingannarci.

Nella sua immensa maggioranza l’opinione pubblica conosce abbastanza sul nuovo rischio che è alle porte. Non è semplicemente il fatto che missili crociera puntino verso obiettivi in Siria, è che questo coraggioso paese arabo, situato nel cuore di più di mille milioni di musulmani, e il cui spirito di lotta è proverbiale, ha dichiarato che resisterà fino all’ultimo respiro. Tutti sanno che Bashar al Assad non era un politico. Ha studiato medicina. Si è laureato nel 1988 e si è specializzato in oftalmologia. Ha assunto un ruolo politico dopo la morte di suo padre Hafez al Assad nel 2000 e dopo la morte accidentale di un fratello.

Tutti i membri della Nato, alleati incondizionati degli Stati uniti e pochi paesi petroliferi alleati dell’impero in questa zona del Medio oriente, si garantiscono la fornitura mondiale di combustibili di origine fossile, accumulata durante più di mille milioni di anni. Per la piena disponibilità di energia proveniente dall’idrogeno occorreranno perlomeno 60 anni.L’accumulazione dei gas a effetto serra continuerà dunque a galoppare. D’altra parte si dice che nel 2040, in appena 27 anni, molti compiti oggi espletati dalla polizia, come imporre multe e altro, saranno nelle mani dei robot. I lettori si immaginano quanto sarà difficile discutere con un robot capace di fare milioni di calcoli per minuto? In realtà tutto questo era inimmaginabile anni fa.

Lunedì 26 agosto, articoli di agenzie classiche ben conosciute per i loro servizi sofisticati a favore degli Stati uniti, si sono dedicati a diffondere la notizia che Edward Snowden aveva dovuto stabilirsi in Russia perché Cuba aveva ceduto alle pressioni degli Stati uniti. Ignoro se qualcuno in qualche luogo abbia detto qualcosa o no a Snowden, perché questo non è il mio compito. Leggo quello che posso su notizie, opinioni e libri che si pubblicano nel mondo. Ammiro il coraggioso e la correttezza delle dichiarazioni di Snowden, che ha prestato un servizio al mondo rivelando la politica secondo me disgustosamente disonesta del poderoso impero che imbroglia e inganna. Non sono però d’accordo che qualcuno, non importano i suoi meriti, possa parlare a nome di Cuba.

Una bugia prezzolata. Chi l’afferma? Il giornale russo Kommersant. Che cos’è questo libello? Come spiega la stessa agenzia Reuters, il giornale cita fonti prossime al Dipartimento di Stato nordamericano: all’ultimo minuto Cuba avrebbe informato le autorità affinché impedissero a Snowden di prendere il volo della linea aerea Aeroflot. Secondo il giornale, Snowden ha trascorso un paio di giorni nel consolato russo di Hong Kong per manifestare la sua intenzione di volare in America latina via Mosca. Se io volessi potrei parlare di questi temi che conosco ampiamente. Ho osservato con particolare interesse le immagini del presidente della Repubblica bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro, durante la sua visita alla nave insegna del distaccamento russo che visita il Venezuela, dopo il suo anteriore scalo nei porti de L’Avana e Nicaragua. Durante la visita del Presidente venezuelano all’imbarcazione mi hanno impressionato varie immagini. Una di queste è stata la potenza dei numerosi radar capaci di controllare le attività operative dell’imbarcazione in qualsiasi situazione.

D’altra parte, indaghiamo sulle attività del mercenario rotativo Kommersant. Nella sua epoca è stato uno dei più perversi mezzi al servizio dell’estrema destra controrivoluzionaria, che adesso è felice che il governo conservatore e lacché di Londra invii i suoi bombardieri alla base aerea a Cipro, pronti per lanciare le loro bombe sulle forze patriottiche dell’eroica Siria, mentre in Egitto, qualificato come il cuore del mondo arabo, migliaia di persone sono assassinate dagli autori di un grossolano colpo di Stato.

In questa atmosfera si preparano i mezzi navali e aerei dell’impero e i suoi alleati per iniziare un genocidio contro i popoli arabi. È assolutamente chiaro che gli Stati uniti tenteranno sempre di fare pressioni su Cuba come fanno con l’Onu e con qualunque istituzione pubblica o privata del mondo. E’ una delle caratteristiche dei governi di quel paese, e non sarebbe possibile aspettarsi dai suoi governi un’altra cosa. Però resistiamo da 54 anni difendendoci senza tregua -e per il tempo ulteriore che occcorrerà -, affrontando il criminale blocco economico del poderoso impero. Il nostro maggiore errore è stato di non aver saputo imparare molto di più in molto meno tempo. (Il Manifesto, 31 agosto 2013)

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