MUSICA JAZZ: Francisco Mela da Bayamo

Una delle numerose interviste di MUSICA JAZZ di febbraio 2020 è dedicata al batterista FRANCISCO MELA, cubano, nato a Bayamo ma cresciuto artisticamente tra Santiago de Cuba e L’Avana. E proprio nella capitale fu l’ultimo batterista del fantastico pianista Emiliano Salvador, che scomparve prematuramente nel 1992

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CUBA: el tiempo pasa… ma Fidel divide ancora

6. gennaio 2014 – 01:03No Comment
CUBA: el tiempo pasa… ma Fidel divide ancora

“Discutere su Cuba si può?” titola l’articolo di Aldo Garzia (Il Manifesto, 5/01/2014), che risponde a quello di Pierluigi Battista (“E il dittatore Fidel divenne un tenero romantico” Corriere della Sera, 4/01/2014) “particolarmente velenoso contro Ignacio Ramonet per una conversazione con Fidel Castro ospitata…” sul Manifesto del 2 gennaio 2014 (I semi del gelso della rivoluzione). Maurizio Chierici ne parla su  Il Venerdì di Repubblica (“Non c’è più religione: tornano Dio e gli esuli – 3/01/2014). E con un salto si arriva in Venezuela.  

Continua il dibattito tra sostenitori e detrattori del socialismo cubano, e nonostante abbia da poco celebrato il 55° anniversario. Verrebbe da dire: “non se può più di queste discussioni su dittatura, libertà, Fidel, bloqueo, dissidenti incarcercati, diaspora, eccetera…”. E invece siamo ancora qui (chissà perchè?) pure noi a occuparci del caso Cuba, ma solo per  segnalarvi una serie di articoli apparsi in questi giorni che hanno riacceso gli animi. A nostro avviso, tutti gli articoli sono interessanti (anche se delle differenze ve ne sono, e di sostanza) e importanti, poichè riportano l’attenzione dei lettori italiani su tematiche internazionali (nello specifico, latinoamericane) troppo trascurate dai mass media italiani, tranne pochissimi che con una certa continuità fanno buona informazione.

All’ordine del giorno c’è nuovamente l’Isla Grande, e quindi si parla della rivoluzione castrista, del suo socialismo tropicale, dei cambiamenti in atto (ma pochi li vedono), dei dissidenti in carcere, di esuli che tornano, del dialogo e dei voli tra Miami e L’Avana, della collaborazione tra PCC e Chiesa, di Fidel Castro anche se da sette anni ha lasciato il comando al fratello Raul il quale ha introdotto diverse riforme economiche e aperto le frontiere. Pochi e deboli segnali per i “nemici” di Cuba; innovativi, necessari e significativi passi in avanti per i “fedelissimi”, ma anche per molti osservatori equidistanti e, soprattutto, che sanno analizzare l’insieme del problema nell’ambito del rigido e anacronistico braccio di ferro USA-CUBA.

Senza prendere posizione e dire la nostra, ci sembra più corretto invitarvi a leggere direttamente gli articoli, così potete giudicare se alcuni attacchi (vedi il pezzo di Pierluigi Battista) sono giusti, obbiettivi oppure restano pregiudizi di fondo. Comunque potete farvi una vostra opinione sulla questione e, se volete, inviarci un commento. I pezzi del Manifesto sono online: I semi del gelso della rivoluzione; Discutere su Cuba si può?

L’articolo di P. Battista sul “Corriere della Sera” (4 gennaio) invece bisogna recuperarlo, come pure quello di Chierici pubblicato sul Venerdì di Repubblica, 3 gennaio 2014, con copertina dedicata a La grande illusione: “25 anni fa cadeva il muro e iniziava la fine del PCI. Cosa è rimasto, in Italia e nel mondo, di un’ideologia che ha cambiato la storia del ‘900”.  Quindi (per l’America Latina) vengono chiamati in causa sia Cuba (è appunto Maurizio Chierici a tracciare un bel ritratto, e aggiornato) che il Venezuela. Di Caracas se ne occupa Omero Ciai che firma il pezzo “Quel che resta di Chavez – un socialismo fuori mercato”.  Bisogna riconoscere che tutto lo speciale “1989-2014 Pugnichiusi” è di notevole interesse. Un buon ripasso della storia del Novecento e dei nostri giorni.

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