MICHEL CAMILO: “Essence”, 40 anni di jazz e latin

Il pianista e compositore dominicano Michel Camilo ha voluto festeggiare in grande stile la sua fortunata carriera producendo il suo 25° album come bandleader di una strepitosa big band di 18 musicisti. Con “Essence” (Resilience Music, 2019) sul mercato da ieri, é la terza volta che Michel incide come leader di una big band: le altre due occasioni furono One More (1994) e Caribe (2009), quest’ultimo registrato a Santo Domingo per celebrare un ritorno momentaneo alla sua terra.

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CUBA vince ancora

21. dicembre 2014 – 22:40No Comment
CUBA vince ancora

Pubblichiamo l’articolo fidelista di Giancarlo Guglielmi, italiano che da oltre un anno è ritornato a vivere a Cojimar, la località a pochi chilometri dalla capitale cubana tanto rinomata grazie alla frequentazione del premio Nobel Ernest Hemingway. Sentiamo cosa ci racconta l’inviato Giancarlo sulla ripresa delle relazioni Cuba-Usa.

Ho scritto da poco sulla situazione cubana e se non avveniva un fatto storico non ci sarebbe stato motivo di riscrivere, ma è successo che Cuba ha vinto ancora e allora eccomi qua con alcune note sugli ultimi avvenimenti.

Il ripristino delle relazioni diplomatiche USA – Cuba, dopo più di 50 anni è decisamente un fatto storico, anche senza che lo dicesse “Sua Santità”. Però qui alla Havana, più che di quello si è parlato e festeggiato la liberazione degli ultimi tre antiterroristi cubani in carcere negli USA da 16 anni. Gli altri due erano arrivati da un anno avendo scontato i 15 anni ai quali erano stati condannati.

Il chè significa, a parte il soddisfacente trionfo della giustizia, che Fidel ha vinto anche questa ultima battaglia. E come tutti sanno non sono state poche le battaglie condotte, e vinte, da Fidel Castro Ruz. Non vinse la prima, quella dell’assalto alla caserma Moncada, ma con l’arringa di autodifesa passata alla storia dalla frase finale “voi mi condannerete ma, La storia mi assolverà”, per lo meno fu impattata.

Da li in poi le ha vinte tutte compresa quest’ultima, dato che rendendo pubblica la situazione dei 5 concluse seccamente: “Volveran”, ossia “Ritorneranno!” E cosi è stato.

Non posso fare a meno di ricordare che in quei giorni parlando con uno dei miei migliori amici cubani, Rolando Verdecia, marinaio in pensione che era stato combattente nella Sierra fino arrivare all’Havana con la Colonna 1, quella di Fidel, e incorporato nella nuova Polizia Rivoluzionaria, aveva poi scelto di fare il marinaio, viaggiando per quasi tutto il mondo, e credo fosse il motivo per cui ci si intendeva perfettamente, ebbi a dirgli che avevo i miei dubbi che “ritornassero”. Mi rispose che il Comandante non intraprendeva una battaglia se non sapeva di vincerla.

Purtroppo il mio amico è morto d’infarto alcuni anni fa, perché mi sarebbe davvero piaciuto dirgli che aveva proprio ragione. E poi discutendo della invidia di uno come me che le battaglie le ha perse quasi tutte, avremmo continuato a bere alternativamente birra alla spina, per lui tassativa, e bottiglie di ron o se volete ruhm, “Paticruzao”, non solo perché è uno dei migliori ruhm esistenti, ma anche perché lo fanno a Santiago di Cuba dove lui era nato, fino a sbronzarci di brutto.

Ricorderei a chi non ne ha seguito tutta la storia, che i 5 furono arrestati dopo che fu abbattuto dalla aviazione cubana un piccolo aereo di una organizzazione di estrema destra di fuoriusciti cubani, che da Miami veniva a lanciare propaganda “sovversiva” sulle città cubane. I cubani ebbero, a mio parere la ingenuità, di avvertire, tramite il canale sempre rimasto aperto tra le due polizie anticrimine, (ad esempio fu consegnato un narcotrafficante ricercato dalla DEA nascostosi a Cuba), che fermassero i voli, con tutti i particolari, da dove partivano , a che ora, etc., oppure sarebbero stati fermati con la forza. Ma gli americani contavano sulla rotta a sorpresa, invece al secondo o terzo volo li aspettavano e appena il velivolo entrò nello spazio aereo cubano lo abbatterono, naturalmente compreso i due componenti l’equipaggio.

Cosi gli americani si resero conto che i cubani avevano notizie precise, e cominciarono a indagare, e scoprirono che tra l’ondata di fuggitivi da Cuba del 1994, c’erano anche informatori dei servizi di sicurezza cubani.

Furono condannati da un tribunale di Miami per spionaggio anti statunitense, mentre in realtà non avevano spiato proprio nulla degli USA, bensì le organizzazioni terroristiche anticubane, che all’epoca oltre i voli organizzavano attentati nelle installazioni turistiche cubane, dove in uno dei quali perse la vita un giovane italiano, Fabio di Celmo. (Ho avuto il piacere di essere il traduttore in italiano del libro che scrisse una giornalista-ricercatrice cubana sulla morte di Fabio)

La sentenza non aveva nulla a che fare con la giustizia ma piuttosto con la politica anticubana, anche perché le pene aumentavano sulla base del lavoro che facevano, infatti quello che aveva trovato lavoro nella centrale elettro-nucleare, in quanto ingegnere del settore, fu condannato addirittura a due ergastoli. Prima però gli fu offerto la cancellazione delle accuse e un milione di dollari a testa se passavano di bando, ma i 5 rifiutarono categoricamente. (All’epoca a Miami si disse che altri 2 o 3 avevano accettato, ma la notizia non fu mai confermata)

Ebbene finalmente Obama ha fatto qualcosa di buono dopo aver promesso molto e fatto poco, vedi il criminale carcere di Guantanamo, avendo graziato i tre cubani, riallacciato le relazioni diplomatiche e abolito il divieto di viaggiare a Cuba, per i cittadini statunitensi che non avessero parenti cubani. Naturalmente ha avuto in cambio l’invio negli USA di una spia americana vera, in carcere a Cuba e la liberazione di vari “dissidenti” cubani, in carcere non in quanto dissidenti, per quello da tempo non si va più in carcere, ma per essere al soldo del nemico, ossia per ricevere finanziamenti da organizzazioni terroristiche anticubane, come la “Fondazione cubano americana” diretta fino al suo decesso da Max Canosa, capo di una delle più note cosche mafiose, e adesso diretta dal figlio Joshep che probabilmente ha ereditato pure la cosca. Complimentiamoci col buon Barak per la sua buona azione. (“com’è buono lei”, avrebbe detto Fantozzi) Però, c’è un però di cui nessuno parla, dietro alla buona azione si nasconde una malvagia.

Gli USA si sono accorti un po’ in ritardo, che stanno perdendo tutti i Paesi latinoamericani, dato che sono rimasti pochini quelli ancora loro alleati, mentre in quasi tutti sono stati eletti governi di sinistra e radicalmente antimperialisti, con alla testa il Venezuela, radicalmente trasformato da Chavez proseguendo con Maduro. E quando hanno provato a fare quello che facevano negli anni ’60 e’70, e cioè i Golpe militari, vedi Brasile, Cile, Argentina, etc.  non gli sono più riusciti.

C’hanno provato con Chavez, e fallirono. Poi con Correa in Ecuador e fallirono. Con Morales in Bolivia sono stati scoperti addirittura prima dell’attuazione. (pare che i servizi di sicurezza boliviani siano quasi tutti di etnie Incas e non sono certo disposti a prenderselo per la terza volta) Hanno provato a mettere in crisi con un raggiro finanziario la Cristina Fernadez in Argentina e non ci sono riusciti. Hanno ri-perso il Nicaragua, e addirittura ri-perso anche Grenada dopo averla invasa militarmente alcuni decenni fa. Gli è andata fatta bene solo in Honduras.

Quindi hanno deciso di sanzionare Venezuela nel tentativo di fermare la sterzata antimperialista del Continente. E per poter attaccare quello che adesso considerano il nemico principale hanno intrapreso la nota politica del bastone e della carota: a Cuba la carota, per usare il bastone con Venezuela. Illusi!

Qui non ci casca più nessuno. Solo gli europei si fanno ancora convincere. Ormai è diventata continentale la famosa frase della rivoluzione cubana, che piace molto a una mia carissima amica: Adelante en las hovras y en los suegnos,  e cioè: Avanti con le opere e coi sogni.

Naturalmente adesso si aspetta l’arrivo dei dollaroni, e questo forse renderà la vita più cara a tutti noi.

Giancarlo Guglielmi

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