CUBA. Ricordando Maria Teresa Linares

Addio alla straordinaria musicologa Maria Teresa Linares, che il 14 agosto 2020 aveva compiuto 100 anni. Punto di riferimento fondamentale per chi negli anni Settanta si avvicinava alla scoperta dell’autentica musica popolare cubana, metà anni Ottanta nella sua veste di Direttore mi aprì, in via del tutto eccezionale, il Museo Nacional de la Musica dell’Avana, che era in fase di ristrutturazione. All’inizio del Novanta la rincontrai e il Museo soffriva ancora un po’ e così in quei giorni avaneri scrissi al volo un pezzo richiestomi dalla rivista Batteria e Percussioni. Ecco un mio modesto pensiero per ricordare il lavoro della grandissima etnomusicologa.

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Panama: Obama alla prova del nuovo continente

10. aprile 2015 – 22:36No Comment
Panama: Obama alla prova del nuovo continente

Si apre oggi a Panama il VII Vertice dell’emisfero caratterizzato dalla crisi politica con Caracas e dalla presenza di Cuba. (Geraldina Colotti, Il Manifesto, 10 aprile 2015).

Al VII Ver­tice delle Ame­ri­che — oggi e domani a Panama — la prio­rità dichia­rata è quella di discu­tere di svi­luppo «inte­grale» esa­mi­nando risul­tati e ritardi in tema di salute, edu­ca­zione, sicu­rezza, migra­zioni, ambiente, ener­gia, soste­ni­bi­lità demo­cra­tica e par­te­ci­pa­zione dei cit­ta­dini. La pre­messa viene dai dati sulle disu­gua­glianze per­si­stenti nelle varie regioni del con­ti­nente, dove «l’abbondanza non ha rag­giunto tutti i popoli allo stesso modo». E così, vi sono «fami­glie che vivono in povertà o in mise­ria estrema», esi­stono «carenze nel campo della salute e dell’educazione e c’è un « aumento del cri­mine orga­niz­zato». Per le dele­ga­zioni di 35 paesi ame­ri­cani, il titolo è «Pro­spe­rità con equità: la sfida della coo­pe­ra­zione nelle Americhe».

Per i governi socia­li­sti, la sfida è quella di aver messo in campo un modello di svi­luppo basato sulla sostan­ziale o par­ziale rimessa in causa delle prio­rità eco­no­mi­che e poli­ti­che impo­ste dalla legge del pro­fitto. Un modello che inten­dono con­di­vi­dere in un con­fronto alla pari, e per que­sto esi­gono dalle grandi potenze avvezze a rela­zioni colo­niali il con­te­ni­mento degli appe­titi e la presa d’atto della nuova realtà esi­stente in buona parte del con­ti­nente. Per molti ana­li­sti lati­noa­me­ri­cani, que­sto sarà un ver­tice sto­rico, che segnerà un punto di rot­tura sim­bo­lico e con­creto con le vec­chie pre­tese ege­mo­ni­che sem­pre soste­nute da que­sto ver­tice, nato in seno all’Organizzazione degli Stati ame­ri­cani (Osa), nel 1994.

I capi di stato del Cen­troa­me­rica (una parte del con­ti­nente ancora in mag­gio­ranza legata a dop­pio filo agli Usa) soster­ranno una riu­nione spe­ciale con Obama. Il pre­si­dente Usa è appena rien­trato da un viag­gio in Gia­maica dove ha con­cre­tiz­zato accordi di natura com­mer­ciale e mili­tare. Soprat­tutto, ha cer­cato di pre­sen­tare ai 14 paesi carai­bici che com­pon­gono la Comu­ni­dad del Caribe (Cari­com) «un’alternativa alla cen­tra­lità del Vene­zuela nel blocco» (così ha detto Harold Trin­ku­nas, diret­tore del Dipar­ti­mento per l’America latina del Broo­king Insti­tut — un rife­ri­mento per Washington).

A fronte della caduta del prezzo del petro­lio, della bas­sis­sima cre­scita eco­no­mica per la gran parte del con­ti­nente e delle dif­fi­coltà poli­ti­che a cui devono far fronte alcuni grandi paesi come il Bra­sile, il VII sarà un ver­tice emi­nen­te­mente poli­tico: segnato dalla par­te­ci­pa­zione di Cuba, dal pro­cesso di disgelo in corso con gli Stati uniti e tutt’altro che in discesa, ma soprat­tutto dallo scon­tro tra gli Usa e il Vene­zuela. Il 9 marzo, Obama ha emesso un decreto di san­zioni, e ha defi­nito Cara­cas «una minac­cia ecce­zio­nale per la sicu­rezza nazionale».

Un’attitudine che ha pro­vo­cato la rea­zione di tutto il con­ti­nente, dei vari bloc­chi regio­nali e anche di altri grandi attori, come Cina e Rus­sia, pro­ta­go­ni­sti di una rete di rap­porti com­mer­ciali e finan­ziari che impen­sie­ri­sce Washing­ton. Secondo recenti dichia­ra­zioni del governo vene­zue­lano, è stato rag­giunto e supe­rato l’obiettivo di pre­sen­tare a Obama oltre 10 milioni di firme per chie­der­gli di abo­lire il decreto. Si sono svolte mani­fe­sta­zioni in tutti i con­ti­nenti, e i twitt con­tro le san­zioni hanno fatto ten­denza, negli stati Uniti e in Ame­rica latina.

In una lunga inter­vi­sta rila­sciata all’agenzia Efe, Obama ha tenuto a pre­ci­sare che «i rap­porti con l’America latina non sono mai stati così buoni come in que­ste ultime decadi», che le rela­zioni con il con­ti­nente non pos­sono che essere prio­ri­ta­rie e basate sul rispetto, e ha anche cer­cato di smus­sare gli spi­goli con Cara­cas: «Gli Stati uniti — ha detto — sono il prin­ci­pale socio com­mer­ciale del Vene­zuela, con oltre 40 miliardi di dol­lari di com­mer­cio bila­te­rale all’anno».

Un abbas­sa­mento dei toni si era notato nei giorni pre­ce­denti anche nelle dichia­ra­zioni di altri alti respon­sa­bili Usa. Tut­ta­via, come hanno sot­to­li­neato gli opi­nio­ni­sti della destra vene­zue­lana, Obama ha anche riba­dito che l’impianto delle san­zioni rimarrà intatto, quanto la sua «pre­oc­cu­pa­zione» per «la con­ti­nua ero­sione dei diritti umani», «per la cor­ru­zione» e per «l’autoritarismo» di certi fun­zio­nari vene­zue­lani verso l’opposizione.

Al con­tempo, il pre­si­dente ha reso espli­cita la par­tita che gli Usa stanno gio­cando nelle Ame­ri­che attra­verso i nuovi accordi che sta rea­liz­zando. Per que­sto, ha can­tato le magni­fi­che sorti dell’Accordo Trans­pa­ci­fico: «Stiamo lavo­rando — ha detto — con Canada, Cile, Mes­sico e Perù per segnare il corso del com­mer­cio del XXI secolo con que­sto accordo stra­te­gico. Quando si tratta di difen­dere la sicu­rezza, la pro­spe­rità e i diritti umani dei popoli del con­ti­nente ame­ri­cano, nes­suno sa far tanto e in tanti campi come gli Stati uniti».

La pre­si­dente del Bra­sile, Dilma Rous­seff, ha fatto sapere a Obama che il suo omo­logo vene­zue­lano, Nico­las Maduro, è sem­pre dispo­sto ad appia­nare le cose durante il ver­tice. A Panama si pre­vede un incon­tro tra la pre­si­dente bra­si­liana e il capo di stato Usa, dopo il serio raf­fred­da­mento seguito al caso dello spio­nag­gio inter­na­zio­nale por­tato in luce da Sno­w­den. Rous­seff (e l’impresa petro­li­fera di stato Petro­bras) erano nel mirino delle agen­zie per la sicu­rezza nor­da­me­ri­cane e, schie­ran­dosi dalla parte dell’America latina indi­pen­dente, la pre­si­dente bra­si­liana aveva annul­lato la pre­vi­sta visita negli Usa. Ora le cose potreb­bero rimet­tersi in moto. Ma se si ipo­tizza un incon­tro tra il pre­si­dente cubano Raul Castro e Obama, più dif­fi­cile imma­gi­nare una stretta di mano tra il pre­si­dente Usa e Maduro.

Quest’ultimo sta pren­dendo il posto del suo pre­de­ces­sore Hugo Cha­vez nel con­cen­trare gli strali del campo con­ser­va­tore. Una ven­tina di ex capi di stato della destra euro­pea e lati­noa­me­ri­cana sta ani­mando una cam­pa­gna con­tro il suo governo, e sostiene a spada tratta le ragioni delle destre di opposizione.

Il pre­si­dente ecua­do­riano, Rafael Cor­rea, ha defi­nito «una ver­go­gna» la peti­zione «per la tran­si­zione in Vene­zuela» degli ex pre­si­denti. Durante il ver­tice dei Popoli, che si svolge in paral­lelo, vi sono state scin­tille. Cuba e Vene­zuela hanno abban­do­nato il Forum della società civile per la pre­senza di «mer­ce­nari» anti­ca­stri­sti: soprat­tutto quella di Féliz Rodri­guez, che ha par­te­ci­pato all’assalto alla Baia dei Porci e all’uccisione di Che Gue­vara.

La moglie di una vit­tima delle vio­lenze di piazza in Vene­zuela ha urlato «Tuo marito è mio, il mio è stato ammaz­zato» all’indirizzo di Lilian Tin­tor, moglie del lea­der oltran­zi­sta Leo­poldo Lopez, sotto pro­cesso per quelle vio­lenze. Molti sin­da­ca­li­sti cubani hanno denun­ciato il sabo­tag­gio degli Usa e l’assenza di sicu­rezza nel ver­tice, dove gli anti­ca­stri­sti hanno aggre­dito alcuni mili­tanti. I movi­menti stanno pro­du­cendo una piat­ta­forma di pro­po­ste da pre­sen­tare ai diversi pre­si­denti. E hanno già espresso il pro­prio soste­gno alla Una­sur, che pro­porrà agli Usa di sman­tel­lare le basi nor­da­me­ri­cane nel Continente.

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