CHICK COREA & The Spanish Heart Band

Con il bellissimo album “Antidote” (Universal) Chick Corea torna alla sue radici latine, in un ideale seguito (aggiornato) dei suoi celeberrimi album di quarant’anni fa: “My Spanish Heart” e “Touchstone”, dai quali riprende alcuni temi (primo fra tutti Armando’s Rhumba”, qui trasformato in un travolgente brano in stile merengue). Antidote è un cd quasi esclusivamente acustico, in cui la ‘Spanish Heart Band’ spazia fra tutti i generi latino/contemporanei, dal flamenco alla musica cubana, dal Venezuela a Panama al Latin jazz fino al Brasile con la bossa nova Desafinado.

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In libreria: DEMASIADO di Sandro Medici

30. maggio 2016 – 22:50No Comment
In libreria: DEMASIADO di Sandro Medici

La crociera dei rivoluzionari mancati è il sottotitolo dell’interessante e curioso libro di Sandro Medici: DEMASIADO (DeriveApprodi- collana Narrativa – 220 pagine, 15 Euro). L’autore è stato giornalista al quotidiano “il manifesto”, ricoprendone la carica di direttore tra il 1990 e 1991; è stato autore e conduttore televisivo, amministratore comunale a Roma.

Non è semplice recensire in poche righe il bellissimo  “Demasiado – La crociera dei rivoluzionari mancati di Sandro Medici (DeriveApprodi). Perché? Si tratta di un reportage ad ampio spettro più che un romanzo, come invece recita la copertina, sul viaggio in nave per Cuba di un migliaio di militanti eretici, europei e non solo, come rappresentanti delle sinistre occidentali, africane e sudamericane all’XI Festival mondiale della Gioventù dell’Avana.

Una mattina di luglio del 1978 dal porto di Genova partì un lussuoso transatlantico russo, la motonave Sobinov con 250 giovani italiani scalpitanti, smaniosi di sbarcare all’Avana assieme ad altri coetanei spagnoli imbarcati a Barcellona e portoghesi saliti a bordo a Lisbona. Tra loro anche alcuni clandestini, esuli delle dittature sudamericane porvenienti da Brasile, Cile e Argentina. Non era  quindi una classica crociera turistica ma un pellegrinaggio internazionalista con l’obiettivo di partecipare all’XI festival della gioventù che per la prima volta si teneva nel continente americano: a Cuba, terra di rumba, di mambo, di mango e papaya, della rivoluzione di Che Guevara, Camilo Cienfuegos e Fidel Castro, del bloqueo imposto dagli Stati Uniti. 9000 chilometri nell’oceano Atlantico, 13 giorni e 13 notti, incontrando violente tempeste e in attesa di raggiungere la meta, ci si poteva anche divertire. E sulla Sobinov successe di tutto e di più. Quella generazione anticonformista e ribelle, libera e pensante, che cerca di cambiare il mondo, perde l’innocenza e si trasforma in una mandria di ragazzi capricciosi e rompipalle, di traditori della causa socialista, facendo vacillare l’opaca egemonia sovietica rappresentata da notabili burocrati, grigi e rigidi dirigenti del Komsomol, l’organizzazione della gioventù del partito comunista bolscevico.  Per la stragrande maggioranza dei partecipanti rappresenta un viaggio nella speranza di incontrare qualche verità politica, ma non per l’infiltrata Patrizia – una biondina romana innamorata dei balli afrocubani imparati da un esule cubano alla scuola del Testaccio – che si unì alla comitiva insieme alla sorella Donatella con lo scopo dichiarato di approfondire le sue conoscenze danzerecce nella patria del cha cha cha, del son, del mambo, della guaracha, della rumba, del bolero, della guajira, della nueva Trova. E magari nell’animo di Patrizietta c’era il desiderio di partecipare a qualche gara al Plomo Fundido, cosa che avvenne ma con qualche gelosia di troppo di una cubana tradita che scatenò una rissa furibonda con sonanti sberle.

Nei ventiquattro piacevolissimi, coltissimi e variegati quadretti descritti in “Demasiado” quello che colpisce non è tanto il taglio politico e culturale sulle sinistre che l’Autore (già direttore de Il manifesto) ricostruisce saggiamente con obiettività, ma la precisione -rarissima anche tra le migliori penne- nel dettagliare il vasto patrimonio musicale e strumentale cubano, e la colonna sonora di musiche internazionali che fa da cornice al racconto. Tutto lo si deve all’evidente esperienza musicale giovanile di Medici. E sarebbe stato veramente un grande regalo, e impagabile per gli appassionati di musiche latine, chiamare in causa i gruppi cubani e internazionali che si esibirono in quel mega festival dove suonarono tra gli altri anche gli Area, Francesco Guccini e Paolo Pietrangeli.  Soltanto una piccolissima nota al ‘musicologo’ Medici: Lagrimas Negras è più bolero che son. Potevo risparmiarmi questo cavillo? Certamente, ma quando una recensione è frutto di lettura attenta, qualche imprecisione bisognerà pur trovarla  se non ci si attiene solo alle bandelle di copertina. Libro comunque imperdibile:  per chi avrebbe voluto ma non riuscì a fare quell’avventura internazionalista a Cuba,  per chi vuole arricchire la biblioteca di cose cubane, e chi ha creduto nel futuro delle sinistre e ora si trova troppo (demasiado) spaesato e con molta nostalgia. (Gfg)

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