Ravenna JAZZ 2020: dal 30 giugno al 14 novembre

Ravenna Jazz 2020 “Reloaded”: la quarantasettesima edizione dello storico festival ravennate torna a proporsi in versione letteralmente “ricaricata” -post-Covid. Stesso numero di serate a quelle annullate per emergenza pandemia ma distribuite nel corso di vari mesi: dal 30 giugno al 14 novembre 2020.

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Cuba: Aruán Ortiz trio, photogallery Albinea jazz

5. luglio 2016 – 17:53No Comment
Cuba: Aruán Ortiz trio, photogallery Albinea jazz

Il trio del pianista santiaguero Aruán Ortiz, completato dal contrabbassista Brad Jones e dal batterista Gerald Cleaver, ha tagliato il nastro del festival Albinea Jazz con un concerto ad altissima densità musicale nella lunga sala della Cantina di Albinea -Canali, a pochi chilometri da Reggio Emilia. Nella presentazione della manifestazione Francesco Bettini ha precisato- e ha fatto bene a scanso di equivoci,  data l’origine caraibica del leader- che non avremmo assistito a un concerto di latin jazz. (Photogallery) E così è stato. Jazz cerebrale, triangolazioni continue, avanguardia con architetture ritmico-armoniche complesse, di grande impatto, dove ogni tanto sono riecheggiati accenti e citazioni afrocubani, come ad esempio il refrain de El manisero. Ecco alcuni scatti della serata.

Il pianista cubano, ancora poco conosciuto tra gli appassionati italiani di jazz, si è confermato un artista davvero originale che guarda oltre i confini della musica afroamericana fin qui conosciuti ed esplorati. Le fratture con la realtà musicale  di provenienza appaiono evidenti per larga parte della performance, ma quando meno te l’aspetti ti ritrovi per un attimo dentro le tradizioni afrocubane, anche quelle poco conosciute dal pubblico del latin ma per questo non meno interessanti. Novanta minuti di grande tensione musicale per un concerto che ha ruotato attorno al nuovissimo disco “Hidden Voices” (Intakt records), le voci nascoste, che possono essere le sonorità, la percussività del piano che si incastra con le pennellate di Cleaver o i fraseggi spigolosi che Ortiz cerca di intrecciare alle corde di Jones per poi nasconderli accuratamente e volutamente nel sound globale, e questo continuo gioco e di scambi punta a tenere viva l’attenzione del pubblico e a sollecitarlo per farsi domande su ciò che sta ascoltando come si fa in presenza di opere d’arte sperimentali. Qua e là poi hanno fatto capolino anche note orecchiabili come nell’ultimo brano della serata, quando per un attimo Ortiz ha fatto una velocissima citazione dell’icona del son cubano El manisero, conosciuto in inglese anche come Peanut Vendor o  in italiano Rumba delle Noccioline. Gli applausi che hanno accompagnato convintamente la performance del trio in possesso di un eccellente swing sembrano proprio aver mostrato che lo scopo del compositore e pianista ‘rivoluzionario’ di Santiago de Cuba è stato raggiunto: ha attratto e fatto riflettere con Fractal Sketches, Open & Close/The Sphinx, Skippy, tre lunghi brani di Hidden Voices. (gfg)

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