Cuba resiste, vademecum di Squillace

Scoprire lo spirito della gente di Cuba con una mission affidatagli a Lisbona da una ragazza tedesco-cubana. Questo in estrema sintesi il pretesto del viaggio alla base del reportage raccolto nel libro Cuba resiste firmato dal rocker-blogger-scrittore Massimiliano Squillace per i tipi di Infinito edizioni. Da tenere presente per un simpatico regalo natalizio, ma valido tutto l’anno per chi ha in vista un tour alternativo in questo attrattivo arcipelago caraibico.

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Panama: new jazz di Danilo Pérez & Co.

17. aprile 2018 – 15:36No Comment
Panama: new jazz di Danilo Pérez & Co.

Children of The Light (Danilo Pérez, John Patitucci, Brian Blade) ha riscattato la pallidissima prova nel Bologna jazz festival 2016“, questa l’opinione a caldo di alcuni appassionati, musicisti e critici al termine della convincente performance a Paradiso Jazz /Crossroads (lunedì 16 aprile 2018).

Children of The Light (Danilo Pérez, John Patitucci, Brian Blade) ha riscattato la pallidissima prova nel Bologna jazz festival 2016“, questa l’opinione a caldo di alcuni appassionati, musicisti e critici al termine della convincente performance a Paradiso Jazz /Crossroads (lunedì 16 aprile 2018). Parole condivisibili. Infatti si è trattato di un ottimo concerto di jazz concettuale, moderno, introspettivo, di musica estremamente creativa che richiede attenzione perché innovativa e proiettata a trovare nuove vie al jazz. Ma musica vitale, frizzante. L’attacco è con pezzi presi dall’ultimo album del trio come Moonlight on Congo Square o Looking for Light poi Gratitude, un paio di omaggi a Monk (tra cui Pannonica), una composizione di Perez, Suite for the Americas,   e altro ancora. Poi il pianista panamense, per rimarcare la sua identità latin, ha voluto siglare il concerto bolognese con un contagioso danzòn-son, una sorta di omaggio al grande Cachao con un energico tumbao imbastito da Patitucci e Blade. E così il latin groove per un attimo ha preso il volo. In sintesi, questo trio si conferma una delle migliori formazioni jazz in circolazione. Tre virtuosi con una rara capacità di improvvisazione collettiva, abili costruttori di triangolazioni senza confini. E dal punto di vista tecnico, siamo di fronte a dei veri giganti del proprio strumento. Azzardando un po’, ma non troppo, potremmo dire che Pérez, tra i pianisti caraibici, è certamente quello che finora ha saputo elaborare meglio di altri un personalissimo lessico jazzistico, ed è un artista equilibrato che contrariamente a tanti sa narrare il messaggio con poche note ma giuste, che arrivano dritte dritte a segno. (gfg)

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