CARLOS CIPPELLETTI, brillante promessa del neo afrocuban jazz

Carlos Cippelletti, musicista “pensante”, tranquillo, determinato, dall’Europa rielabora in maniera feconda piano jazz e arrangiamenti ispirati al rivoluzionario e straordinario laboratorio delle musiche afrocubane jazzificate che furono gli Irakere di Chucho Valdés. Classe 1996, il talentuoso pianista spagnolo con il brillantissimo esordio discografico raccolto in «HYBRID/C» dimostra anche doti di raffinatissimo compositore e di ampie vedute. Ecco cosa ha raccontato di questo progetto e della sua carriera a Gian Franco Grilli .

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Roberto Bartoli: jazz multilingue

31. agosto 2018 – 17:47No Comment
Roberto Bartoli: jazz multilingue

Ama la musica di Bach, il folk di Woody Guthrie e di Bob Dylan, il blues di Laura Dukes e quello di John Mayall, la canzone napoletana di Roberto Murolo e tutto il jazz, da Armstrong a Miles, da Bill Evans a Charlie Haden, maestro ed ispiratore. Questo è solo un tassello del ventaglio di stili musicali coltivati nella sua carriera dall’ottimo compositore e contrabbassista emiliano-romagnolo Roberto Bartoli, il quale da poco ha lanciato un bel progetto discografico, Landscapes (Dodicilune), in quintetto con jazzisti di comprovata esperienza.

Roberto Bartoli, artista versatile – che vanta un curriculum corposissimo di collaborazioni con artisti di grande calibro da Dom Um Romao, a Lester Bowie, da Franco D’Andrea a Paolo Fresu e Gabriele Mirabassi-, con questo progetto autobiografico (quasi tutte le composizioni sono di suo pugno) ha saputo sintetizzare con originalità e abilità le differenti strade musicali percorse fin qui ricorrendo alla sintassi jazzistica. Nell’insieme da questo album  viene fuori la forte personalità artistica del leader, ma i brani sembrano scritti ad hoc, su misura (a nostro avviso) per mettere in risalto le doti dei musicisti di talento della partita, come il superlativo sassofonista Stefano Bedetti (che sa toccare i registri giusti con una scioltezza, un voce e fraseggio davvero sorprendenti) e il clarinettista Achille Succi, altrettanto bravo e con una rara grazia melodica. Il tutto viene arricchito poi dalle brillanti improvvisazioni del superdisinvolto chitarrista Daniele Santimone e dal contributo pianistico di Stefano Nanni. Curiosa l’assenza del batterista, ma la ritmica riempie bene e con swing questa scelta di Bartoli. In sintesi, 15 brani godibilissimi, freschi, di grande cantabilità. Una bella pagina musicale, nel solco della via italiana al jazz, che merita di essere conosciuta dai fan del jazz, e non solo. (gfg)

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