Miguel Zenón, Sulle tracce di MAELO

Senza mai perdersi nel generico sabor del Latin, il sassofonista jazz portoricano Miguel Zenón rimescola e jazzifica elementi culturali, tradizioni, citazioni e frammenti in un quadro vivificante e nuovo. Dopo i suoi dodici alcum da leader, era ormai arrivato il momento di dedicargli un’ampia retrospettiva. Una parte dell’enciclopedica intervista che segue è stata pubblicata su Musica Jazz, marzo 2020.

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JAZZ CD Novità: Know What I Mean?

18. gennaio 2020 – 00:07No Comment
JAZZ CD Novità: Know What I Mean?

“Know What I Mean?”, registrato a New York nel 1961 e pubblicato nel 1962,  se all’epoca era stato un po’ sottovalutato, ora ritorna sul mercato sotto nuova veste. Infatti in quella prima edizione in copertina campeggiava  il nome di “Cannonball Adderley” e in caratteri minuscoli Bill Evans. Non c’erano dunque indicazioni di pensare a una condivisione alla pari del quartetto e di quel progetto.

 

Ora nella nuova edizione spicca una rivalutazione della collaborazione tra i due jazzisti che avevano già suonato assieme nel sestetto di Miles Davis per “Kind of Blue” e inoltre Bill Evans  precedentemente aveva partecipato  come guest a due degli album di Julian “Cannonball” Adderley (“Portrait of Cannonball” e “Jump For Joy,” 1958). Il quartetto di “Know What I Mean?” è completato da Percy Heath al basso e Connie Kay alla batteria, ossia due terzi della sezione ritmica del Modern Jazz Quartet.

Pubblicato da MatchBall records (distr. Egea Music) , “Know What I Mean?” (l’originale è Riverside R9-433) segna anche l’unica registrazione dell’incredibile pianista e del funambolico sassofonista in quartetto. Nell’album sono raccolte le alternate takes della sessione, più le versioni in piano solo e in trio di Bill Evans di “Waltz for Debby”, “Elsa” e “Goodbye”, che sono state aggiunte come bonus. Utilissime le note di copertine originali di Joe Goldberg a cui vengono affiancate quelle di questa nuova edizione curate da Victor Ores. Settanta minuti straordinario jazz, freschissimo nonostante siano trascorsi circa sessant’anni dall’incisione. Musica immortale di questo geniale quartetto, che a buon diritto con questa performance può entrare nell’”Olimpo dei geni del jazz senza tempo”.(gfg)

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