BOLOGNA JAZZ FESTIVAL: 30 ottobre/15 novembre 2020

Bologna Jazz Festival (30 ottobre/15 novembre 2020), edizione dei ricordi e delle celebrazioni: una ricorrenza storica imprescindibile (il centenario della nascita di Charlie Parker affidato a una trinità di sax: Francesco Cafiso, Mattia Cigalini, Jesse Davis); il sentito saluto a Steve Grossman, figura imponente della storia jazzistica di Bologna; il progetto monografico di Paolo Fresu su David Bowie.

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Cuba: Leandro Saint-Hill Quartet in “Cadencias”

17. settembre 2020 – 00:10No Comment
Cuba: Leandro Saint-Hill Quartet in “Cadencias”

Da un paio di settimane il musicista camagueyano Leandro Saint-Hill con il suo quartetto e il contributo di diversi eccellenti ospiti ha lanciato sul mercato discografico, CADENCIAS, un brillante album di cuban jazz (o detto in altro modo, Jazz en Clave) interpretato con una visione cosmopolita.

 

Partiamo dal protagonista di questo lavoro. E’ Leandro Saint Hill, uno dei principali maestri cubani del sax alto assieme al caposcuola Paquito D’Rivera, a Cesar Lopez, Tony Martinez e Roman Filiù. Molto conosciuto in Germania e in particolare ad Amburgo dove risiede da moltissimi anni, Leandro in Italia è misconosciuto tranne che agli addetti ai lavori più attenti al mondo latin, poiché il Nostro è spessissimo al fianco del più famoso connazionale Omar Sosa. Da un paio di settimane il musicista camagueyano ha lanciato sul mercato un brillante album di cuban jazz (o detto in altro modo, Jazz en Clave), interpretato con una visione cosmopolita. Un progetto che risveglia molti sentimenti ed emozioni a chi scrive e senza dubbio anche a molti di coloro che seguono l’area musicale caraibica. In «Cadencias» (German Wahnsinn) infatti sono confluiti tutti i colori dell’arcobaleno sonoro di Cuba (dal canto palero all’habanera, dal cha cha alla rumba), le tinte delle principali espressioni delle Americhe ( jazz, soul, tango) e accenti ispanici come il flamenco. Il titolo potrebbe farci pensare alle cadenze più consolidate, ma Leandro con il suo quartetto, e il contributo di numerosi ospiti, affronta con passione e uno spirito indomabile un repertorio tutto nuovo firmando ben dodici delle quattordici composizioni, repertorio che si muove tra cadenze miste rileggendo in modo aperto e contemporaneo con la sintassi del jazz una moltitudine di concetti ritmici, melodici e armonici fondamentali in primis della musica tradizionale cubana ma allungando lo sguardo giù nel Sudamerica. Spiccano su tutti elementi di canto palero, ritmi makuta, bembé, abakuà, habanera, danzón, cha cha chá, son, rumba, guaguanco, yambù, timba, cioè un ventaglio di cadenze che, molto spesso, si intrecciano ed evolvono in altre modalità complesse da rendere quasi impossibile la possibilità scorporare e rintracciare i numerosi ingredienti impiegati in questi magistrali e magici impasti sonori. Il ruolo di apripista (e che al termine risulta anche il nostro brano preferito) dell’avvincente percorso sviluppato in poco più di sessanta minuti è Palenque Blues, composizione di straordinaria carica attrattiva, di enorme impatto, seducente e jazzificata con grandissimo equilibrio, musica che richiama alla mente per la dimensione estatica la celeberrima Afro Blue di Mongo Santamaria nelle ance di Coltrane. E se vi par poco! Tra gli altri brani preferiti dell’album ci mettiamo senza dubbio al secondo posto Influencia de Eminentes, dominato da ritmo incandescente e da improvvisazioni da mandare in tilt l’applausometro, merito anche della formidabile prova di Tony Martinez al piano. Ricordiamo, ai profani del genere, che Tony è l’eccellente sassofonista e leader dei Cuban Power, gruppo che ripercorrendo le orme degli Irakere e annoverando per alcuni concerti dei calibri come Gonzalo Rubalcaba e Angà e altri scrisse pagine importanti nel jazz cubano degli ultimi anni. Tornando a Cadencias, con qualche riserva su Papuchos Ice Cream, ci piacciono anche tutti gli altri pezzi, davvero uno più bello dell’altro e in grado di rappresentare un esaltante e sabroso potpourri, con molto tumbao, clave, montuno, intimismo, spiritualità della musica rituale yoruba, toques abakuà o ararà.

Non potendoci soffermare su tutte le composizioni ci limitiamo a suggerirvi la nostra playlist: Llegada Paralela, magnifico dialogo intimista tra il soprano del leader e il geniale e creativo contrabbasso di Omar Rodriguez Calvo; Mantén la Marcha sulla cadenza allegra del chachacha con il flautista che ci riporta agli splendori della charanga; Hombre de Siete Vidas, dedicato al padre di Leandro, ossia Marcelo Saint-Hill, violinista di grande esperienza, 83 anni, e che nonostante mille incidenti è vivo più che mai e ancora attivo musicalmente. Infatti il capostipite di questa famiglia musicale lo troviamo tra gli ospiti assieme all’altro figlio Sandor, pianista, in Risa Milagrosa, brano in uno stile atipico dell’habanera, svolta in tempo ternario e dove fanno capolino accenti andini e un improvviso cambio di rotta su cadenza danzonera. Il danzón condivide poi il timone con il tango su cui si erge Seres Elegante con il clarinetto di Leandro Saint Hill in gran spolvero. Che dire poi di Rumbea Chencho, sfavillante rumba sperimentale combinata con stilemi del jazz contemporaneo e con una ricchezza inusitata di improvvisazioni vocali, strumentali e scansioni asimmetriche. Yambú en Trance (che conlude l’album) ci riporta nell’ambiente suburbano e autentico della rumba lenta, ossia la variante chiamata yambù che in pochi minuti ci restituisce il clima del solar habanero, descargando, dove il canto e la narrazione del vocalist rumbero nel suo intercalare avvisa gli ipotetici danzatori che il movimento del bacino del rumbero deve stare più contenuto, perché “en el yambú no se vacuna”, al contrario del più esplosivo, rapido, figurato e sensuale guaguancò dove i ballerini mimano movimenti pelvici dell’atto sessuale per conquistare la donna. A questo punto, tirando le somme con gli elementi cubani ben jazzificati, possiamo affermare che la parte del leone la fa la rumba, intesa come la modalità culturale e musicale più tipica del cubano e per il quale il concetto ‘rumbero’ vuol dire festa collettiva tra canto, poesia, musica e ballo. E se la rumba è stata in cattedra e funzionale alla narrazione complessiva del progetto, il ruolo da protagonista assoluto dell’insieme è quello dell’ottimo bandleader Leandro Saint-Hill, compositore con un dna musicale nettamente trasparente e afro-caraibico (i suoi antenati son un mix di sangue haitiano, dominicano, giamaicano, martinicano e cubano) in grado di jazzificare e/o afrocubanizzare con estrema eleganza e sapienza le mille lingue della musica moderna e tradizionale delle Americhe. Prima di concludere ci corre l’obbligo di evidenziare che la realizzazione di questo ammirevole progetto – con una mano aggrappata alla clave, elemento fondamentale e sacro della musica di Cuba e volto ad esporre in breve la filosofia e l’estetica dei principali generi musicali – la si deve anche alla preziosa mano di un gruppo di superlativi ospiti, tra vocalist e strumentisti, musicisti poco noti ai più ma che hanno ben poco, o nulla, da invidiare ai colleghi cubani più blasonati e anche a tanti artisti a stelle e strisce. Al quartetto base di Saint-Hill, completato dal contrabbassista cubano Omar Rodriguez Calvo, dal percussionista Nené Vazquez (venezuelano) e dal pianista polacco-tedesco Matthaus Winnitzki, vanno aggiunti sedici musicisti ospiti, tra i quali: tre pianisti come Omar Sosa (autore di due brani del disco), Sandor Saint-Hill, Tony Martinez; cinque percussionisti, Arturo Martinez, Silvano Mustelier, Maurice Remedios, Elio Rodriguez, Jesus Diaz, Raul Pineda; quattro voci, tra cui Jocelyn Saint Hill, Fernando Spengler e il sassofonista Antonio Lizana. L’unica lacuna di questo album, se proprio vogliamo trovare una pecca,  è l’assenza di un booklet con note informative sugli artisti e sui brani incisi. E allora per offrire un quadro di maggior completezza ai lettori aggiungiamo che le registrazioni  sono state raccolte ad Amburgo, all’Avana, Karlsruhe ( tres di Dany Labana Martinez); Los Angeles (Raul Pineda) a New York (Antonio Lizana), Svizzera (Tony Martinez). Un lavoro davvero planetario maturato durante la pandemia, album che non può mancare ai fan del latin jazz, dei ritmi cubani e ai palati aperturisti per assaporare una bella e originale creolizzazione di ritmi, melodie, armonie su cadenze naturali in salsa jazz caraibica.

(Gian Franco Grilli)

 

 

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