CUBA. Ricordando Maria Teresa Linares

Addio alla straordinaria musicologa Maria Teresa Linares, che il 14 agosto 2020 aveva compiuto 100 anni. Punto di riferimento fondamentale per chi negli anni Settanta si avvicinava alla scoperta dell’autentica musica popolare cubana, metà anni Ottanta nella sua veste di Direttore mi aprì, in via del tutto eccezionale, il Museo Nacional de la Musica dell’Avana, che era in fase di ristrutturazione. All’inizio del Novanta la rincontrai e il Museo soffriva ancora un po’ e così in quei giorni avaneri scrissi al volo un pezzo richiestomi dalla rivista Batteria e Percussioni. Ecco un mio modesto pensiero per ricordare il lavoro della grandissima etnomusicologa.

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Cd Jazz: «Sì», il terzo progetto di CORDOBA REUNION

21. ottobre 2020 – 00:38No Comment
Cd Jazz: «Sì», il terzo progetto di CORDOBA REUNION

Ogni dieci anni, circa, incidono un disco: da poco, infatti, è uscito «Sì», il terzo album per Abeat Records, etichetta italiana che nel 2011 aveva pubblicato il secondo lavoro del “Cordoba Reunion“, quartetto formato da musicisti originari tutti dalla medesima città argentina di Cordoba.

Da moltissimi anni questi quattro talentuosi musicisti risiedono in terra europea, tra Francia e Italia, dove sono decollati come sideman o leader di molteplici e diversificati progetti musicali che spaziano dal tango al jazz, dalla chacarera alla milonga passando per l’huayno e il ricco folkore andino, dall’habanera alla musica moderna internazionale fino alla classica, senza trascurare peraltro influenze rock e blues maturate in area rioplatense. Dalla miscela di tutte queste esperienze e inclinazioni è scaturita la cifra, unica, dei Cordoba Reunion che svetta per originalità timbrico-ritmiche nel variegato panorama del jazz latino, ridisegnando così i confini finora dettati e dominati dal jazz en clave di scuola afrocaraibica e allo stesso tempo contribuendo ad aprire nuove strade alla jazzificazione del tango, della milonga e di altre sonorità rioplatensi e sudamericane. In questa direzione si muove con successo anche il freschissimo «Sì», cd eccellente, e sotto molti profili: per il rigore degli arrangiamenti, per le esecuzioni, per gusto e stile nel melodizzare frasi di forte impatto, per la trascinante e suggestiva modalità improvvisativa dell’inimitabile Girotto ai sassofoni soprano e baritono. Con ciò non voglio assegnare preferenze rispetto al lavoro magistrale degli altri esecutori, e tantomeno fare una lista dei più bravi del quartetto, degli assolo migliori o dei brani più belli del disco, perché non amo le classifiche in ambito artistico. E nello specifico, perché l’impegno creativo mostrato da tutti i protagonisti ha raggiunto livelli che sarebbe davvero complicatissimo operare delle scelte e stilare una graduatoria che oltretutto suonerebbe alquanto ingenerosa. Eccellenti tutti, sia come compositori che come esecutori di queste magistrali musiche firmate più o meno equamente dai quattro cordobesi Javier Girotto (sax), Gerardo Di Giusto (piano), Carlos “el Tero” Buschini (basso) e Gabriel “Minino “Garay (percussioni) a cui necessita aggiungere due contributi esterni di Julien Louraau. Como Ovejas e Sumo, firmati da Di Giusto (autore anche di Nandaro), aprono e chiudono la carrellata degli undici bellissimi motivi, molti dei quali con un tiro pazzesco (ad esempio, Como Ovejas) e altri con melodie contagiose da frullarti in testa per ore (Minerva e Madrugada). Un lavoro ben ripartito anche sotto il profilo compositivo con tre pezzi ciascuno del sassofonista Girotto (tra cui la title-track oltre a Aramboty e Minerva ), del contrabbassista Carlos Buschini (Madrugada, Aroma a Yuyito, El Gato Gnawa), del già citato Di Giusto,  oltre a un paio di canzoni del binomio Garay-Lourau (Venga e Ginger Bread). Come detto poc’anzi, melodia e armonia la fanno da padrone sull’insieme, ma chi adora ritmi insoliti con un pizzico di bio-diversità sonora che deborda dai codici conosciuti troverà piacevolissimo e geniale il modo di portare swing del percussionista Mini Garay.  Che assieme a Buschini e a Di Giusto riesce ad imbastire un originalissimo tappeto ritmico (ascoltate con attenzione El Gato Gnawa) sul quale Girotto inanella momenti di grande pathos secondo lo stile caratteristico del sassofonista italo-argentino. In sintesi: l’incontro dei quattro cordobesi ha prodotto un risultato musicale a dir poco esaltante e che spicca per novità rispetto a quanto si pubblica solitamente in ambito jazzistico. Imperdibile! Con l’auspicio di accendere nuovamente in tempi ragionevoli i riflettori su progetti di forte vitalità ed energia creativa come quelli del gruppo cordobese. (gfg)

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