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Il “cambiamento climatico” non riguarda davvero il clima. Riguarda le persone, la migrazione, il cibo, l’acqua, l’accesso, la salute, l’istruzione e l’equità delle opportunità”, ha dichiarato Fio Omenetto, direttore della Fondazione Tällberg. Se non aggiustiamo il nostro clima ora, ci saranno troppe cose da sistemare in seguito”

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Marco Ferrari racconta il SUDAMERICA tra Oriundi, Tango e Fútbol

1. agosto 2021 – 21:13No Comment
Marco Ferrari racconta il SUDAMERICA tra Oriundi, Tango e Fútbol

Impossibile riassumere in una cartella le numerose e interessantissime storie e i protagonisti raccontati nel bellissimo  libro Ahi, Sudamerica! Oriundi, Tango e Fútbol, di Marco Ferrari (Ed. Laterza, 18 euro). E allora per indirizzare i nostri lettori diciamo che rappresenta un testo ad ampio spettro: per i tifosi di calcio, per i cultori di storie del calcio mondiale, per gli appassionati di cose latinoamericane e anche per chi ama conoscere scorci importanti dei rapporti tra l’Italia e il continente Sudamericano, in questo caso attraverso gli “oriundi” del calcio.

NOVITA’, Recensione.

Impossibile riassumere in una cartella le numerose e interessantissime storie e i protagonisti raccontati nel bellissimo nuovo libro Ahi, Sudamerica! Oriundi, Tango e Fútbol, di Marco Ferrari (Ed. Laterza, 18 euro). E allora per indirizzare subito i nostri lettori diciamo che rappresenta un testo  ad ampio spettro: per i tifosi di calcio, per i cultori di storie del calcio mondiale,  per gli appassionati di cose latinoamericane e anche per chi ama conoscere scorci importanti dei rapporti tra l’Italia e il continente Latinoamericano. Infatti l’autore è riuscito con grande capacità e con stile brillante a riavvolgere oltre un secolo di storia attraverso il viaggio di milioni di italiani costretti ad emigrare da Genova verso le Americhe e in particolare verso un ignoto chiamato Sudamerica per trovare lavoro e migliori condizioni vita. Come sta avvenendo in tutto il mondo ancora oggi. Africani, asiatici, mediorientali e dell’Est europeo cercano la sopravvivenza in Italia e altri paesi europei. Sudamericani (venezuelani, colombiani, guatemaltechi, honduregni. haitiani, dominicani e messicani) sognano di raggiungere gli Stati Uniti.  E molti pensano ancora che l’emigrazione sia scoppiata l’altro ieri e che non ci riguarda. Tornando al nostro obiettivo ci immergiamo nei campetti di calcio dell’area rioplatense dove fortissimo fu il contributo degli emigrati italiani sia alla fondazione di squadre mitiche di fútbol, dagli xeneizes, i “genovesi “del Boca Juniors  (dove giocò poi Armando Maradona) ai millionarios del River Plate (Cesarini) sia nel trasmettere questa febbre futbolistica in tutto il continente: da Buenos Aires e Montevideo il contagio arrivò a San Paolo, Rio de Janeiro, Asuncion, Caracas, Valparaiso. E proprio da quella sponda dell’Atlantico ritornarono  a partire dagli anni Trenta del Novecento gli oriundi (figli e nipoti  di italiani che alcuni decenni prima erano emigrati in Argentina, Uruguay, Brasile, Venezuela)  per rivitalizzare i campionati di serie A del Belpaese e irrobustire la Nazionale italiana. Sbarcarono qui calciatori geniali  destinati a scrivere pagine gloriose della storia del calcio: il trio delle meraviglie del Torino, i tangueros della Juventus, il Bologna uruguayano (sponsorizzato dal Duce, tifoso felsineo) con Fedullo, Sansone, Andreolo, solo per citarne alcuni. Italiani d’Oltremare, scanzonati giocolieri che si destreggiavano con il pallone con l’eleganza di ballerini, o chi come Raimundo Orsi strimpellava violino intonando melodie tanguere, o Antonio Valentin Angelillo (AVA), in grado di esotizzare feste con il bandoneón, la tipica fisarmonica importata dai tedeschi e oggi simbolo del tango. Un altro patito di tango era Rinaldo Fioramonte Martino, Zampa di velluto, mezzala argentina (giocò nel 1949 nella Juventus e con una presenza nella nazionale italiana) che una volta appese al chiodo le scarpe si buttò a gestire due locali notturni  di Buenos Aires da cui spiccarono il volo tango e milonga e alcuni dei migliori bandoneonisti e quartetti di questa espressione tra cui gli spettacolari Anibal Troilo, Goyeneche, Francini e addirittura il maestro assoluto Osvaldo Pugliese.

Oltre duecentocinquanta pagine suddivise in trenta capitoletti dedicati ai protagonisti più significativi, gloriosi e autorevoli, senza tralasciare però i “bidoni”: si va dai genovesi che inventarono il Boca, alla squadra di Papa Francesco, poi i piemontesi del Penarol, i livornesi che sbarcarono in Cile, gli storici uruguayani Ghiggia e Schiaffino, ossia lo spendaccione e il tirchio, che schiacciarono il Brasile nel Mondiale del 1950. In questo gigantesco mosaico con utilissimi riferimenti storici e una formidabile raccolta di aneddoti, oltre a Omar Sivori, José Altafini, Angelillo, Maschio fanno capolino anche Sormani, i fratelli Evaristo, Labruna, DiStefano, Bruno Pesaola, Puricelli, “cinque grandi campioni” che si rivelarono i bidoni nerazzurri. Ma si parla anche di Fútbol,, golpisti e potere; di Brasilazio, il Duce e il samba; di Carlos Gardel, il tango e il pallone e giù giù (o su su su) per finire  con la leggenda di Messi, ignaro che le proprie origini sono radicate a Recanati, nell’ermo colle del paese di Giacomo Leopardi. Un libro, imperdibile  per le categorie citate all’inizio, che si può leggere anche dalla fine o dal capitoletto che colpisce subito la vostra immaginazione scorrendo l’indice. Buona lettura, ovunque voi siate.

(gfg)

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