CUBA meticcia e déco di Aldo Garzia

L’Avana déco di Alessandra Anselmi: percorsi tra storia, cultura e architettura. Libro pubblicato da Gangemi editore.

(articolo di Aldo Garzia ripreso da Alias, Il manifesto, 2 ottobre 2021).

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Messico in arte: FRIDA KAHLO di Helga Prignitz-Poda

20. settembre 2021 – 23:23No Comment
Messico in arte: FRIDA KAHLO di Helga Prignitz-Poda

Jaca Book ci regala questa impareggiabile monografia, FRIDA KAHLO di Helga Prignitz-Poda, dove si intrecciano i fili della riflessione sugli aspetti formali della pittura di Frida Kahlo con quelli biografici, psicologici, storico-antropologici, politico-sociali simbolici, con la tradizione artistica, ma anche folclorica, del mito, dell’immaginario collettivo e religioso. Magnifica edizione cartonata, elegante, illustratissima  da tenere in biblioteca e ottima idea da regalare ad amici cultori dell’arte.

La pittura di Frida Kahlo è consumata con grande voluttà, utilizzata come sfondo decorativo o a scopo pubblicitario; ma manca un vero confronto critico sul suo significato. Scrive Francesco Barale nell’introduzione all’edizione italiana del volume  in grande formato edito da Jaca Book: «Questa monografia di Helga Prignitz-Poda, storica dell’arte di grande esperienza e competenza, intreccia i fili della riflessione sugli aspetti formali della pittura di Frida Kahlo, con quelli biografici, psicologici, storico-antropologici, politico-sociali, simbolici, con quelli della tradizione artistica, ma anche folklorica, del mito, dell’immaginario collettivo e financo religioso: tessitura di grande maestria, che restituisce al lettore uno sguardo sul mondo di questa incredibile artista liberato dai cliché consumistici dentro ai quali spesso è rinchiuso e banalizzato». L’obiettivo che questo libro si prefigge è infatti non tanto quello di ripetere la storia di Frida Kahlo, nel frattempo conosciuta e ricostruita, quanto piuttosto di presentare nuove interpretazioni e indagini sui suoi quadri, i cui risultati potranno sorprendere sotto molteplici punti di vista. «Mostra le tue ferite»: il titolo di Beuys potrebbe quasi essere preso come un filo conduttore per l’opera di Frida Kahlo, di cui due terzi sono autoritratti. Le ragioni di questo apparente narcisismo erano strettamente legate alla sua biografia, al paese, all’epoca in cui è cresciuta e al suo carattere decisamente eccentrico. Non a caso le maggiori «menti enigmatiche» del XVI secolo, ovvero Hieronymus Bosch e Pieter Bruegel il Vecchio, erano tra i suoi pittori preferiti. Frida Kahlo in realtà non ha mai mostrato direttamente le sue ferite, sia quelle fisiche causate da incidenti e malattie sia quelle interne psicologiche. Il suo è un linguaggio simbolico sottilmente cifrato, ricco di metafore tratte da quasi tutte le culture del mondo. I miti aztechi della creazione, la mitologia greca classica e dell’Estremo Oriente e le credenze cattoliche popolari, si mescolano nelle sue opere con il folklore messicano e i luoghi comuni, con Marx e Freud. André Breton, uno dei suoi tanti estimatori della scena europea d’avanguardia, una volta ha descritto la sua arte come un «nastro colorato attorno a una bomba». Negli anni ’70 Frida Kahlo fu scoperta dal movimento femminista, che rese la sua opera popolare in tutto il mondo e influenzò in modo decisivo il modo in cui fu accolta. Esotici ed esplosivi, sensuali e affascinanti, i dipinti di Frida Kahlo gettano una luce complessa e spesso spaventosa sulla sua anima, la sua «realtà interiore», come la chiamava lei. alcune delle sue immagini sono diventate vere e proprie icone dell’arte del XX secolo, inviando un messaggio artistico di irresistibile vitalità.

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