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L’angolo dell’oratore”

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Segnaliamo come facevano i vecchi “strilloni”, alcune notizie che meritano di essere lette, diffuse ai cultori o semplici appassionati di cose latinoamericane. E magari dibattute in toni civili per arricchire il mondo delle idee.

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Ricevuto da Giancarlo Guglielmi, Cuba, il 27 marzo 2016:

Obama e’ venuto a Cuba ma non solo lui

Sabato incontro un giovane amico per strada, che mi chiede: “vieni anche tu al gran avvenimento?”

“Domani a vedere Obama?” chiedo. “Macche’ Obama, al concerto dei Rolling Stones, venerdi.”

E probabilmente ci sara’ molto piu’ gente di quella che ha festeggiato il Presidente USA, nel vasto prato della Citta’ dello sport dove si terra’ il concerto.

Barack Obama e’ venuto ha parlato e se n’e’ andato, ma ha decisamente marcato la storia del mondo spazzando via l’ultimo residuo della cosiddetta Guerra Fredda, in realta’ piuttosto calda, ma conclusasi 25 anni fa.

Mentre sul piano pratico della completa normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi restano gli scogli precedenti. Obama ha ribadito quel che aveva gia’ dichiarato Kerry alla riapertura della Ambasciata: “Saremmo contenti di investire a Cuba se potessimo farlo nel privato”. E dato che il privato a Cuba e’ limatato ai chioschi di pizza o alle bancarelle di ortofrutta, credo proprio che per il magnate nordamericano sia poco interessante.

Quindi i cubani chiedono l’abolizione dell’ Embargo finanziario, che permane, e la restituzione della Base Navale di Guantanamo, mentre gli statunitensi chiedono siano riammesse le aziende capitaliste, che naturalmente quelle redditizie si comprerebbero subito loro.

E qui si sono fermati per passare a banchettare.

Va detto che cose positive sono state gia’ accordate, come la ripresa del servizio postale diretto e quella della collaborazione nella ricerca scientifica, come quella sulla biotecnologia, dove i cubani sono particolarmente avanzati. Hanno annunciato un gran risultato nella sperimentazione di un vaccino contro il tumore ai polmoni.

Ma agli statunitensi, e non solo, non va assolutamente giu’ che ai cubani non piaccia il capitalismo.

Comunque il discorso di Obama nel Gran Teatro de La Havana di fronte a un migliaio di cubani di tutti i settori sociali, anche quelli privati, e’ stato molto equilibrato da vero avvocato sperimentato. Ha sottolineato l’importanza dei risultati sociali nella scolarita’ e nella sanita’ con i tanti medici cubani sparsi per il mondo a curare malattie pericolose come l’Ebola in Africa, ma dall’altra ha ribadito la grande disponibilita’ degli imprenditori Usa a investire, pero’  nel privato.

Ultima tappa allo stadio dove si teneva una partita di baseball tra Cuba e la squadra di Tampa Bay, che hanno vinto per 4 a 1. E visto che lo accompagnava Raul, spero l’abbia convinto a togliere un’altra legge delinquenziale degli USA che promettono milioni ai giocatori di baseball cubani ma per poter giocare in USA devono rinunciare alla cittadinanza cubana. Dichiarava appunto il Ministro degli esteri il giorno prima che se togliessero quella legge idiota, Cuba potrebbe permettere la libera circolazione dei propri atleti, come ha gia’ fatto con gli artisti.

In conclusione, e’ stata spazzata via un’altra ragnatela storica, dopo quella spazzata via da Papa Fracesco I col Patriarca di tutte le Russie Kirill, e un luminoso futuro sta di fronte a tutti noi. Forse! Magari! Speriamo!

Giancarlo Guglielmi

NB

Giancarlo Guglielmi che vive a Cuba da molto tempo, oltre a informare e commentare gli avvenimenti piu’ importanti che si svolgono da quelle parti, offre consulenze per chi fosse interessato a eventuali investimenti a Cuba, o semplicemente per tour personalizzati dell’isola.

Chi volesse entrare in contatto puo’ farlo attraverso la email: giangi.riha@gmail.com

O anche ai telefoni: +39 3774275635 e 53 55096012

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Ricevuto da Giancarlo Guglielmi (Cuba), il 18 agosto 2015:

Sventola di nuovo la bandiera USA a La Havana

Credo che tutti i mezzi d’informazione abbiano dato risalto alla riapertura ufficiale della Ambasciata Statunitense a Cuba, quindi mi limito a sottolinere alcuni aspetti meno salienti dell’avvenimento.

Il passaggio interessante del discorso di John Kerry è stato l’accentuazione sulla “inviolabilità della proprietà privata” più che sulle libertà politiche. Pur premettendo che i cambiamenti li decideranno i cubani stessi.

Ma siccome a Cuba la proprietà privata esiste, dato che il cubano è proprietario della sua casa, tra le altre cose personali, ci porta alla conclusione che la concezione statunitense della tanto sbandierata democrazia è semplicemente la legge del più forte. Ossia chi ha i capitali per comprarsi pezzi del Paese dovrebbe poterlo fare, altrimenti non c’è democrazia. Si riempiono la bocca di “libertà d’espressione, libertà politiche etc.”, ma in realtà pensano solo ad appropriarsi delle eventuali ricchezze.

Infatti era ciò che succedeva prima della Rivoluzione a Cuba e negli altri Paesi della regione prima che arrivassero i governi di sinistra e progressisti.  Ma ormai non possono più farlo non solo a Cuba, pure in Venezuela, in Bolivia, in Ecuador, in Nicaragua, e altri ancora. Allora definiscono questi Paesi, sebbene, diversamente da Cuba, conservino il sistema dei partiti, come non democratici.

Lasciamo gli imperialisti e veniamo alla popolazione cubana, la quale ha accolto con soddisfazione la ripresa delle relazioni diplomatiche Cuba-USA che considera come una propria vittoria, e a ragione. Dal ’59 al ’99 erano soli, ad eccezione di un debole Nicaragua dopo il ’79, addirittura espulsa dalla OEA (Organizzazione degli Stati Americani), poi con la vittoria elettorale di Chavez gli si affiancò il Venezuela, e con Kirchner  a presidente dell’Argentina fondarono con Fidel la Celac, (Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici).

Poi venne Evo Morales che gli affiancò la Bolivia, poi con Rafael Correa gli si affiancò l’Ecuador, e poi con la vittoria elettorale del Frente Amplio e la elezione di Mujica a Presidente venne l’Uruguay e poi ritornò al potere il Frente Sandinista in Nicaragua, con Ortega, e venne anche la vittoria elettorale del Frente Farabundo Martì in Salvador con Presidente l’ ex guerrigliero Sanchez, e infine si affiancarono quasi tutte le Isole-Stato dei Caraibi.

Quindi il “buon” Obama cosa poteva fare se non prendere atto della situazione, anche senza che glielo dicesse il Papa?

Come ha titolato le proprie memorie Daniel Chevarria, “Y el mundo sigue andando”, davvero è andato avanti il mondo da queste parti, diversamente dall’Europa che sembra in stallo, a parte il sussulto greco.

Avevo pensato di presentarmi davanti all’Ambasciata con il classico cartello “Yankees go home” ma per rispetto dei cubani ho rinunciato. Un po’ mi è dispiaciuto dato che la prima manifestazione di piazza a cui ho partecipato in gioventù era contro la guerra in Vietnam e qualcuno mi mise in mano un cartello con questa frase. Sarà per la prossima volta, gli Usa non mancheranno di darcene occasione.

Giancarlo Guglielmi

N.B. Giancarlo Guglielmi che vive a Cuba da molto tempo, oltre a informare e commentare gli avvenimenti piu’ importanti che si svolgono da quelle parti, offre consulenze per chi fosse interessato a eventuali investimenti a Cuba, o semplicemente per tour personalizzati dell’isola.

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Ricevuto da Giancarlo Guglielmi (Cuba), 8 luglio 2015:

CUBA/GRECIA: Fidel e Tsipras

Il saluto dell’ultimo grande Dirigente Rivolzionario della nostra epoca al nuovo Dirigente Rivoluzionario della nuova epoca.

Forse non tutti hanno potuto leggere il messaggio di Fidel Castro ad Alexis Tsipra, quindi ne forniamo la versione integrale, sia per soddisfare la voglia di sapere che credo ci sia ancora in molti, sia per la importanza storica del fatto in se. Fidel, è l’ultimo dei grandi leader rivoluzionari del XX secolo che cambiarono il mondo: da Lenin a Mao, con Ho Chi Min, Mandela, Che Guevara e altri naturalmente. Poi col 21esimo il mondo è stato cambiato con la direzione politica dei Chavez, Morales, Correa, e adesso pare tocchi a Tsipra. E se lo dice Fidel, c’è da crederci.

Excmo. Sr. Alexis Tsipra

Primer Ministro de Grecia

Le mie calorose congratulazioni per la sua brillante vittoria politica, di cui ho seguito i dettagli da vicino per il canale Telesur.

Grecia è molto familiare tra i cubani. Ci insegnò Filosofia, Arte e Scienza della antichità quando studiavamo a scuola e, con esse, la più complessa di tutte le attività umane: l’arte e la scienza della politica.

Il suo Paese, specialmente il suo coraggio nella congiuntura attuale, desta ammirazione tra i popoli latinoamericani e caraibici di questo emisfero a vedere come Grecia, di fronte ad aggressioni esterne, difende la sua identità e la sua cultura. Nemmeno dimenticano che dopo un anno dall’attacco di Hitler alla Polonia, Mussolini ordinò alle se truppe di invadere la Grecia, e quel coraggioso paese fermò l’aggressione e fece retrocedere gli invasori, fatto che obbligò il dispiego di unità blindate tedesche in direzione della Grecia, deviandole dal suo obiettivo iniziale.

Cuba conosce la valorosità e la combattività delle truppe russe, che unitamente alle forze del suo poderoso alleato, la Repubblica Popolare di Cina, e altre nazioni del Medio Oriente e Asia, cercheranno sempre di evitare la guerra, però mai permetteranno aggressioni militari senza rispondere con decisione e fermezza.

Nella sitazione politica del pianeta, quando la pace e la soppravvivenza della nostra specie sono appese a un filo, ogni decisione, più che mai, deve essere attentamente elaborata e applicata, in modo che nessuno possa dubitare della onestà e della serietà con le quali molti dei dirigenti più responsabili e seri lottano oggi per far fronte alle calamità che minacciano il mondo.

Le auguro, stimatissimo compagno Alexis Tsipras, i migliori esiti.

Fraternamente

Fidel Castro Ruz

5 luglio 2015 ore 20,12

Naturalmente il sottoscritto si unisce all’augurio: Lunga vita a Tsipras.

Probabilmente si capirà senza che io lo suggerisca che alcuni paragrafi sono dedicati alla propria popolazione cubana, mentre altri sono diretti al nemico neoliberista e poche parole sono indicazioni per Tsipra. Insomma, come dice settimanalmente un documentarista cubano dopo aver presentato il documentario: Al final sacan ustedes sus proprias co le nclusiones, e cioè: Alla fine (del documentario, in questo caso della lettura del messaggio) tirate le vostre conclusioni.

Giancarlo Guglielmi

NB

Giancarlo Guglielmi che vive a Cuba da molto tempo, oltre a informare e commentare gli avvenimenti piu’ importanti che si svolgono da quelle parti, offre consulenze per chi fosse interessato a eventuali investimenti a Cuba, o semplicemente per tour personalizzati dell’isola.

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Ricevuto da Giancarlo Guglielmi (Cuba) il 2 luglio 2015:

E adesso sotto attacco e’ il governo progressista del Ecuador

Tentarono il colpo di Stato con Chavez, e non ci riuscirono, poi ci provarono con Rafael Correa che aveva appena iniziato la denominata Revolucion Ciudadana, ossia dei diritto ad essere cittadini e non sudditi, e non e non gli riuscì; poi ci provarono con Evo Morales, e il golpe fu schiacciato sul nascere; provano a far cadere il governo di Cristina Fernandez, dato che prosegue nella politica anti neoliberista iniziata dal marito Nestor Kirchner, poi ci provano e ci riprovano con Nicolas Maduro che prosegue la Revolucion Bolivariana per il Socialismo del XXI secolo, iniziata da Chavez, e non gli va fatta bene. Allora sono ritornati a prendersela con Correa e provano di far cadere il suo Governo.

Il pretesto è stato il progetto di legge per la tassazione sulle rendite, l’attuale è insignificante, tra l’altro niente di trascendentale, portava i tassi a quelli medi europei, ma da queste parti prima dei governi progressisti chi aveva il potere prendeva tutto.

Quindi la solita parodia già messa in atto con Maduro, le organizzazioni di destra in piazza con vandalismi contro uffici governativi, i media della destra internazionale che le facevano diventare manifestazioni di popolo quando erano poche centinaia, perchè la legge riguarda solo il 2% della popolazione ecuadoriana, e l’Ambasciata degli USA che esprimeva preoccupazione sulla democrazia in Ecuador.

Solito clichè.

Naturalmente i tempi sono diversi da quelli di Pinochet, e quindi immediatamente si sono schierati tutti gli altri governi progressisti della regione. E tra l’altro il progetto di legge è stato sospeso. Nei giorni scorsi si sono riuniti i governi che formano l’ ALBA – TCP (organismo per la collaborazione economica-politica-sociale, di cui fanni parte Cuba, Venezuela, Bolivia, Ecuador, Nicaragua e ultimamente, quasi tutte le Isole-Stato dei caraibi) per riaffermare l’appoggio al Governo Correa e respingere qualunque ingerenza esterna. Ma non solo, il documento approvato dichiara anche appoggio al Governo di Tsipras, e alla sua lotta contro le misure neoliberiste che gli vorrebbe imporre la UE.

In conclusione, qui “seguimos en combate”.

Domande???

Giancarlo Guglielmi

(La Habana)

NB. Giancarlo Guglielmi, che vive a Cuba da molto tempo, oltre a informare e commentare gli avvenimenti piu’ importanti che si svolgono da quelle parti, offre consulenze per chi fosse interessato a eventuali investimenti a Cuba, o semplicemente per tour personalizzati dell’isola.

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ricevuto da Giancarlo Guglielmi (Cuba), 21 marzo 2015:

ALBA – TCP  a sostegno di Venezuela

Si è svolto a Caracas il vertice straordinario dei Capi di Stato e di Governo aderenti all’organismo ALBA-TCP, per riaffermare la piu’ completa solidarietá al Venezuela sotto attacco del governo USA.

La settimana scorsa si era svolto quello di UNASUR per lo stesso motivo.

Scrivevo poco tempo fa, a proposito degli incontri sulla riapertura delle relazioni diplomatiche USA – Cuba, del mio timore che gli statunitensi stessero facendo il gioco della carota e del bastone, e credo che mai previsione fu più azzeccata. Il 9 marzo il Governo USA emetteva un “Ordine Esecutivo che dichiarava Venezuela una minaccia per la sicurezza degli USA”. E cioè carota con Cuba per usare il bastone con Venezuela.

Comunque la cosa farebbe ridere, se non fosse tragica. Venezuela con 30 milioni di abitanti che minaccia la sicurezza di un paese di 230 milioni. Farebbe proprio ridere, (del tipo di quando il topo Jerry le dà al gatto Tom) se non fosse che questo tipo di dichiarazione è stata emessa poco prima di invadere Iraq e poi per invadere l’Afghanistan.

Perciò l’80% dei  33 Paesi che formano la CELAC (Comunitá degli Stati LatinoAmericani e dei Caraibi) hanno subito solidarizzato con il Venezuela e il suo legittimo governo e poi si sono riuniti gli organismi costituitisi in questi anni di cambiamenti di quasi tutto il continente. Prima la UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane, di cui fanno parte Brasile, Argentina, Chile, Uruguay, Paraguay e Venezuela), poi ALBA-TCP (Alleanza Bolivariana dei popoli di nostra America – Trattato Commerciale dei Popoli), che fu la struttura interstatale che precedette la nascita di tutte le altre della regione, voluta da Chavez e fondata con Fidel, che poi ha avuto l’adesione di Bolivia, Nicaragua, Ecuador, e in seguito hanno aderito Dominica, Santa Lucia, San Vincente e las Granadinas, Antigua y Barbuda, Granada e Haiti.

Nella dichiarazione finale si legge tra l’altro:

–        Ripudiamo l’Ordine Esecutivo emesso il 9 marzo dal Governo USA, sulla base che è ingiustificato e ingiusto, e costituisce una minaccia d’interferenza contro il principio di sovranitá e il principio di non intervento negli affari interni degli Stati.

–        Esprimiamo che la sorella Repubblica Bolivariana di Venezuela non rappresenta una minaccia per nessun Paese, essendo una nazione solidale che ha dimostrato la volontá di cooperare con i Popoli e i Governi di tutta la regione, convertendosi in una garanzia per la Pace e la stabilitá del nostro continente.

–        Denunciamo la feroce campagna internazionale contro la sorella Repubblica Bolivariana di Venezuela e il suo governo, indirizzata a screditare la Rivoluzione Bolivariana intentando di crear le condizioni per un intervento in grande scala e aliena aqlle soluzioni pacifiche delle differenze.

–        Riaffermiamo il piu’ fermo sostegno al governo democraticamente eletto e legittimo della Presidente della sorella Repubblica Federativa del Brasile, Dilma Rousseff, …….

–        Manifestiamo la piu’ profonde solidarietá e appoggio con la Presidente della Repubblica Argentina, Cristina Fernandez de Kirchner e i funzionari del suo Governo che sono sottomessi ad una campagna di deprestigio personale e istituzionale da parte dei settori della destra polidica e mediatica,

–    Esortiamo i Movimenti sociali, operai, studenteschi, contadini, indigeni, femminili, a mobilitarsi in modo permanente e mantenersi vigilanti per informare il mondo intero e i Popoli di Nostra America, che Venezuela e il Governo legittimo del Presidente Costituzionale, Nicolas Maduro, che non stanno soli e che i Popoli del mondo ripudiano in maniera categorica questa nuova ingerenza imperiale nella Patria grande, con conseguenze nefaste per la Pace e la stabilita’ della regione.

Spero di aver riportato i punti fondamentali affinchè si abbia una idea non falsata dalla ideologia neoliberista imperante in Europa e nord America ma qui rifiutata della realtá di questa parte del pianeta.

Utima notizia d’agenzia: Obama ha dichiarato che il Decreto è stato male interpretato. Si però solo dopo tutta questa mobilitazione, aggiungo io.

Giancarlo Guglielmi

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13 marzo 2014

ricevuto da Giancarlo Guglielmi:

CHE SUCCEDE IN VENEZUELA?

Ero in Italia quando i media hanno cominciato a riportare che il Venezuela si rivoltava contro il Presidente Maduro stanchi del socialismo “chavista”. Tornando a Cuba ho avuto una visione più realistica, da quella drammatica riportata dai media italiani.

Si descriveva la situazione come di una guerra civile ma la immensa manifestazione popolare di qualche giorno fa in appoggio al Presidente Maduro e al suo governo, ha chiarito che si trattava solo di scontri sporadici.

Due sono stati i tipi di scontri con le forze dell’ordine e coi sostenitori di Maduro. Sono iniziati nei quartieri dove stava dilagando la criminalità, (Caracas ha un tasso di criminalità simile a New York) contro la quale il governo ha iniziato una campagna repressiva, e poi con gruppi di universitari di organizzazioni di destra. La criminalità in certi quartieri è riuscita a mobilitare un po’ di sottoproletariato a propria difesa, (come succedeva una volta a Napoli in certi quartieri) e siccome la criminalità ha pure le armi, ci sono scappati i primi morti. A quel punto la destra ha cercato di strumentalizzare il tutto mobilitando le proprie organizzazioni come quella studentesca.

Ossia, per chiarirci, gli studenti che hanno sostenuto scontri con la polizia erano di una organizzazione equivalente al FUAN* in Italia, non erano certo quelli di sinistra. I quali hanno indetto per questi giorni una grande manifestazione pro Maduro. Questo è quanto è successo. Le considerazioni che apparivano sui giornali italiani con la sola eccezione di Chierici, che però anche lui non chiariva nulla, anzi, fa l’esperto di Latinoamerica e riporta che il primo abbraccio tra Chavez e Fidel Castro avvenne nel ‘97, mentre era avvenuto dopo il fallito colpo di stato nel ‘92 e Chavez scelse Cuba per l’esilio. Tant’è che in quella occasione ( nel ‘97 appunto), Chavez raccontò alla TV cubana che la destra durante la campagna elettorale faceva scorrere in continuazione il video dell’abbraccio, pensando di procuragli danni mentre lo aiutarono a vincere le prime elezioni. Poi le ha vinte tutte.

Inoltre riporta che Venezuela svende petrolio a Cuba, forse perché ignora che da 7 anni esiste la Petrocaribe, e cioè una società petrolifera multinazionale, nella quale stanno vari Stati compreso Cuba ma assieme a vari altri compreso ad esempio anche Nicaragua. E questa impresa, che riceve grezzo venezuelano ma non solo, anche quello cubano, li raffina guarda caso, nella raffineria sorta al posto della centrale nucleare che i sovietici volevano costruire a Cuba, (la fortuna fu che scoppiò Chernobil e il governo cubano blocco tutto) dalla quale attingono, naturalmente, i vari Stati e, in quanto soci nell’azienda si fanno prezzi convenienti. Insomma, per tutto il tempo si ignorano le cose del continente Latinoamericano e poi all’improvviso si crede di sapere tutto. E’ una vergogna.

Certo, Maduro non è Chavez, come tutti sottolineavano. Personaggi di quella levatura e carisma ne nascono solamente ogni tanto. E quindi ha vinto di poco le elezioni presidenziali, ma va detto anche perché il candidato delle destre per aver voti popolari presentava un programma che non avrebbe modificato ne la Costituzione, ne le Riforme fatte da Chavez.

Però in Parlamento il Partido Socialista Unificado, (fondato da Chavez, che unificò il suo Movimento Bolivariano col Partito Socialista, una parte del Partito Comunista + gruppi radicali minori) ha una notevole maggioranza, anche senza l’apporto del restante P.C.V., e questo nessuno lo dice.

Nessun media italiano che rilevi che comunque quando la destra perde le elezioni non si rassegna e cerca di rifarsi con la violenza, come fece con Salvador Allende in Cile e vari altri posti.

Quando i popoli sovietici hanno deciso di cambiare sistema, non c’è stato nessuna azione violenta da parte dei comunisti che perdevano il potere, mentre in tutti questi altri paesi dove hanno vinto le sinistre almeno un tentativo di colpo di stato lo hanno messo in pratica. Sia con Chavez, sia con Correa in Ecuador, e poi in Honduras e poi in Paraguay,  ma in Venezuela e in Ecuador non ci sono riusciti, allora ci provano con Maduro. Credo però sia troppo tardi. Venezuela non è più sola come fu per il Cile, oggi esiste la CELAC (Comunità de los Estados Latino Americano y Caribenos) di cui fanno parte 33 Stati, che contrasteranno decisamente ogni tentativo eversivo. Ma non solo, il secondo vertice della CELAC tenutosi a fine gennaio a La Havana ha messo al primo punto del documento conclusivo che tutta l’area dei 33 Stati è Zona di Pace, così che non sarà facile agli USA giustificare un loro intervento armato come hanno fatto più volte in questi Paesi. (Ultimo nel tempo, l’intervento all’Isola di Grenada ma prima c’era stato Santo Domingo, Nicaragua, Guatemala etc.).

In Europa non ve ne siete accorti ma qui il mondo va avanti, diversamente da lì, coi vostri governi credenti nella nuova religione: il neoliberismo, e che ,ottusi come tutti i fondamentalisti, rifiutano di capire che è proprio il neoliberismo la causa della crisi. Basti pensare all’Italia: scoppia la crisi neoliberista, e cosa fa il Capo dello Stato? Mette su un governo di neoliberisti.

Buon pro vi faccia!

G.G.

(*) Forse i giovanissimi che non sanno di che si tratta e allora aggiungo che Fuan era la organizzazione degli universitari fondata da Almirante, gerarca fascista riciclatosi con l’ MSI. E nella Università elitaria di prima del ’68 erano una presenza fortissima, tant’è che furono loro a gettare dalle finestre della Sapienza, una panchina addosso a Oreste Scalzone, lesionandole la spina dorsale. Il Movimento del 68 e l’Università do massa li mise a tacere, o come si diceva allora li fece tornare nelle fogne.

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Giancarlo Guglielmi*: LA DIVA Y

Anche volendo diventa difficile seguire i discorsi della ormai famosa bloguera Yoani che sta compiendo una tournée mondiale lunga 80 giorni, e arriverà anche in Italia. Diventa difficile perché inizia sempre con un discorso contro l’ideologismo del suo governo e poi finisce col propinarci quasi esclusivamente ideologismo.

Per chi non lo sapesse, Yoani Sanchez si fa conoscere nel mondo per aver creato il primo blog di opposizione al governo cubano. Il blog che si intitola Generazione Y ci spiega che la generazione a cui si riferisce è quella che ha fatto i 20 anni all’inizio del XXI secolo. Nei primi tempi era interessante, perché cercava di rappresentare istanze  cultural-politiche giovanili, ma ben presto ha un’involuzione verso l’ideologismo trito e ritrito della ultra destra cubano-americana. Peccato, poteva essere una nuova esperienza, con nuove idee e nuovi modi di far opposizione, invece è finita decisamente male.

Male, perché non c’è onestà intellettuale nei suoi comportamenti. Ad esempio, le notizie la danno in visita ai famigliari dei piloti dei 2 aerei abbattuti anni fa, perché avendo violato lo spazio aereo cubano, l’Aviazione cubana intimò di tornare indietro, ma loro proseguirono imperterriti. Con un minimo di coerenza e onestà doveva visitare anche il padre di Fabio Di Celmo, ucciso sempre in quegli anni da un attentato a un hotel dell’Havana proprio dalle stesse organizzazioni a cui lei ha reso omaggio. Per non parlare dei famigliari di altri cubani morti in attentati, tipo quello dell’aereo alle Barbados che aveva a bordo la nazionale di scherma, attuati proprio da queste organizzazioni.

Dal suo blog chiede di stare nel mondo ma cade in balia degli “ultras” di Miami. Forse con la tournée si renderà conto che il Mondo è proprio tutt’altro. Dispiace vedere questa brutta fine perché all’inizio prometteva davvero una nuova era; anche nelle critiche politiche suscitava simpatia, e soprattutto tali critiche politiche, in gran parte sottoscrivibili si potevano tranquillamente rivolgere anche ai governanti italiani ed europei. Poi la scivolata nell’ideologismo. (In uno dei suoi scritti se la prende perfino con l’icona del CHE, rispettata perfino da Papa Woytila quando lo intervistarono in proposito).

In altre dichiarazioni dice che è contro l’embargo USA, perché è un residuato della guerra fredda, poi quando le serve scrive lunghe dissertazioni su episodi degli anni ‘80, con i pesanti scontri ideologici della guerra fredda stessa. Si scandalizza perché chi se ne andava da Cuba all’epoca veniva definito “gusano”, ossia verme, ma veniva detto ben di peggio ai comunisti affermando che mangiavano i bambini.

Son proprio d’accordo di lasciar perdere la guerra fredda e parlare dell’attualità.

Quando finalmente decide di parlarci dell’oggi, mistifica la realtà a favore del suo ideologismo. Prendiamo ad esempio la sua conferenza in Brasile.

Pressata dalla contestazione le sfugge l’affermazione che nel suo piatto non c’è il pomodoro e non so cos’altro (vedi il video sul sito de La Stampa). Allora, permettetemi di raccontarvi un po’ del pomodoro cubano. E’ vero che all’inizio stagione i pomodori erano molto cari, 15 pesos la libbra (=453 gr.), eccessivo per uno stipendio cubano; poi erano calati fino a 5 pesos e a fine marzo costavano addirittura 3 pesos la libbra, ossia 15 centesimi di euro la libbra, o 30 centesimi di euro al kg. (Va precisato che i prezzi qui riportati sono quelli dei negozi privati, ma ci sono anche i mercati dello Stato dove i prezzi sono inferiori, ma purtroppo a volte lo è anche la qualità del prodotto). E Yoani va a dire per il mondo che non può permettersi i pomodori? Come si fa a prenderla sul serio? Quelli che non vivono lì, come me, magari ci cascano in questo suo vittimismo, ma lei dovrebbe rendersi conto che dal crollo dell’URSS in poi Cuba è frequentata continuamente da gente del mondo.

Altro esempio sul suo blog.

Racconta che “arrivò” el picadillo (tritato di carne), ma era cosi poco che non bastò a soddisfare la voglia… del figlioletto. Un perfetto melodramma stile hollywoodiano. E brava la Diva.

Allora sappiate che, quel “arrivò” è una espressione gergale cubana, che non capiscono certo nel mondo al quale è diretto il suo blog. Quello che capiscono nel mondo,invece, è che manca il “picadillo”. Falso.

Quel “arrivò” (sarebbe vìno el…) racchiude una intera frase che significa: è disponibile nella bottega che vende i prodotti della “canasta basica”, cioè il paniere con i prodotti sussidiati dallo Stato, di conseguenza venduti a prezzi irrisori, acquisibili con “la libreta de abastecimiento” cioè col quaderno di approvvigionamento, che riporta i componenti del nucleo familiare in base ai quali si decide la quantità che si può acquistare a quel prezzo.

Certo,  è vero che gliene fu dato poco, però di quello sussidiato, poi ci sono le botteghe chiamate del mercato libero, che ne puoi comprare quanto ne vuoi, almeno di quello di maiale. Lo compro sempre per fare il ragù a 10 pesos la libbra, ossia 70/80 centesimi di euro al kg. Invece quello di manzo si trova solo in valuta, costa sui 5 euro al kg, decisamente caro per uno stipendio cubano ma non certo per una che viaggia per mezzo mondo come lei.

Si osserverà perlomeno che è alquanto contraddittoria la diva, da una parte intere pagine di ripudio del Sistema politico cubano, dall’altro ne rivendica i benefici, e vorrebbe quantità maggiori dei prodotti assistiti dallo Stato. Da quello Stato su cui sputa. Mia cara Yoani la libreta non è mica un regalo divino, l’ha inventata quella Rivoluzione che tu odi tanto, un po’ di coerenza.

Ancora una volta la mancanza di qualunque onestà intellettuale. Dopo gli elenchi delle cose che non vanno potrebbe elencarne qualcuna positiva, del tipo la libreta che pare gli piaccia, ma ci sarebbe da menzionare la scolarizzazione di massa che ha fatto sparire l’analfabetismo, presa ad esempio dal resto del mondo per debellare il proprio analfabetismo. E poi il capillare sistema sanitario che ha portato Cuba, unico Paese del Terzo mondo, ad avere una media della vita a livelli europei, superiore alla media degli USA, la superpotenza, e se ne potrebbero menzionare delle altre, ma lasciamo perdere.

Mi viene perfino il sospetto che, al contrario dei residuali del mondo che l’accusano di essere pagata dalla CIA, sia pagata dal controspionaggio cubano, dato che in veste di bloguera contestatrice  ha accesso alle organizzazioni controrivoluzionarie.

Non sarebbe la prima volta, dato gli ormai famosi 5 in carcere negli USA, di cui lei non parla mai, che si erano introdotti nelle organizzazioni terroristiche cubano-americane accolti calorosamente, ma che poi avvisavano il governo cubano dei preparativi di attentati così da sventarli. Scoperti perché più nessun attentato andava in porto, hanno avuto condanne non solo ingiuste, dato che non avevano commesso nessun crimine, ma esagerate anche per le accuse di spionaggio. Insomma sentenze non di giustizia ma di vendetta, perciò Obama farebbe bene a guardare al cortile di casa propria prima di guardare al blog della nostra Diva.

G.G.

* L’autore ha lavorato 7 anni a Cuba come rappresentante di aziende industriali e agenzie turistiche italiane, dovendo lasciare Cuba per estinzione del lavoro gli è rimasto un figlio col quale passa, da qualche anno il governo cubano lo permette, 6 mesi l’anno.

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Nella rubrica Libri è online la recensione di Giancarlo Guglielmi al libro “La moglie del colonnello” di Carlos Alberto Montaner (edizioni Anordest), volume che anche la nostra redazione ha letto e giudicato interessantissimo. Ma non finisce lì (cioè con la recensione per il lettore-recensore Guglielmi) perché la lettura del medesimo libro l’ha stupefatto tanto  che ci ha fatto pervenire ulteriori commenti sull’opera che pubblichiamo in questo spazio aperto al dibattito.

Ecco cosa scrive Giancarlo Guglielmi:

“Stupisce già che nella prefazione che Yoani Sanchez usi del termine “di razza”, perché non fa assolutamente parte del vocabolario cubano, dato che a Cuba ci sono si, molti cavalli, ma non gli ippodromi, unico luogo dove ha senso il  termine “di razza” riferito  ai cavalli da corsa. E nei documenti ufficiali come il passaporto si usa il termine “di pelle… bianca, nera, etc.” e non “di razza…” come in alcuni Paesi culturalmente più arretrati. Ci si chiede se di Yoani* ci sia solo la firma e l’autore sia un erede di Fanfani** che fu colui che introdusse il vocabolo in politica presentando un suo delfino?

Stupisce inoltre constatare come persista un forte provincialismo in quegli ambienti, siano cubani o italiani, quando si usa ancora la definizione di scrittore “in esilio”, già che a nessun operatore dell’informazione italiano verrebbe in mente di definire “in esilio” i vari scrittori italiani che vivono all’estero, tipo Evangelisti che vive in Messico, o Baricco che vive a Parigi, e nemmeno lo direbbe di Battisti che vive in Brasile dove ha appena presentato il suo libro.

E più che mai adesso che i fuoriusciti possono rientrare per dei periodi a Cuba quando vogliono. Se non hanno commesso crimini contro Cuba. Infatti Battisti non può rientrare in Italia.

Uno scrittore vero ha certamente le sue origini ma poi scrive per il mondo, ed emigra (termine molto più consono alla realtà) dove più gli piace. Giustamente!

Stupefacente e provincialistica la menzione di Giangiacomo Feltrinelli***. Primo per riportare la prima versione della polizia sulla sua morte, quando (si sa in tutto il mondo meno che Miami) in seguito fu smentita dalle indagini, tale versione, le quali appurarono che era morto altrove, non sotto quel traliccio. Secondo per lo strafalcione ancor più grande, che ne segue: addestrato a Cuba. Ma se aveva partecipato alla guerra partigiana 15 anni prima della Rivoluzione cubana, se mai lui, ha addestrato voi.

Ma dove vive Montaner? Si sa che per il resto degli USA Miami viene considerata la città cafona, ma però citare personaggi famosi senza le dovute consultazioni è davvero da guajiro. Tutti uguali questi cubani sia che vivano a Cuba sia che vivano fuori, pensano come i Romani, di essere l’ombelico del mondo. Con la differenza che i Romani per alcuni secoli lo furono davvero.

Inoltre stupisce il gretto provincialismo di continuare con lo stesso linguaggio della Guerra Fredda finita  più di 20 anni fa.

Per forza che il “castrismo”, come chiamano loro il diverso assetto della società cubana, vince facile, ha contro solo dei disabili..

Difatti nessuno dei due giornali citati sul retrocopertina, in passo coi tempi, usa più tale terminologia, e il N. H. la usò molto a suo tempo, mentre piace tanto ai cosiddetti “anticastristi” ruspanti nostrani. Che senso ha, volere a tutti i costi schierarsi con uno dei due fronti quando quando l’altro è sparito da tempo?

Quando perfino a Miami le organizzazioni cubane si sono ormai spaccate in 2 tronconi, uno dei quali vuole prendere atto della realtà e colloquiare con la Cuba che la Storia ci ha dato, mentre i nostalgici che sognano di ritornare a prendere il potere, come se i 50 anni trascorsi fossero 50 giorni, si stanno estinguendo, come previsto dalla teoria darwiniana, per estinzione naturale.

Giancarlo Guglielmi

*Querida Yoani permitame la invitacion a recordar que te presentaste al mundo como Generacion  Y, en busca del nuevo y no del viejo. Vuelve a ese proyeto que te onra mucho mas,  y que conjuntamente a los joven de todo el mundo siguiras en la lucha para cambiar el mundo y no solamente Cuba.

**Fanfani, notabile del Partito Democrazia Cristiana al potere in Italia per 40 anni, ufficialmente, ma di fatto gli stessi uomini ricoprono tutt’ora cariche di potere sotto mentite spoglie. Sono al potere da più tempo del “castrismo” e quindi non si capisce perché vi da fastidio solo il mancato cambio cubano. Casini, Alfano, Bindi, tutti ex DC, tutti al potere.

*** La verità sulla morte di G. Feltrinelli è top secret perché gli indizi portano ai “Servizi Segreti” e non solo degli Usa,  già che era fornitore di armi alle varie guerriglie antimperialiste esistenti in quegli anni. Soprattutto quelle latinoamericane: Salvador, Uruguay, Cile, Colombia, e naturalmente prima  aveva rifornito quella cubana. Si può immaginare come i governi allora dittatoriali dei Paesi menzionati lo volessero morto. Ma non era certo ben voluto da  quello italiano già che aveva rifondato i GAP, in origine Gruppi di Azione Partigiana, nei quali aveva militato da giovane nella guerra di liberazione dal nazifascismo, diventati Gruppi di Azione Proletaria, che però non aveva nel suo programma l’obiettivo di togliere la corrente elettrica a qualche quartiere di Milano.

12 settembre 2012

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Ci era sfuggito l’articolo  uscito in giugno con il titolo CAMMINO SULLE ORME DEL CHE. In Sudamerica un percorso turistico tra i luoghi di Guevara.

E’ stato pubblicato da Silvia Ragusa su Lettera43.it che vi suggeriamo di leggere e magari di comunicarci le vostre impressioni circa qualche polemica che ha suscitato (15 Luglio – red. Micaribe).

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Omero Ciai su Repubblica (27 aprile 2012) partendo dall’utilizzo di Twitter ha ricostruito come Chavez affronta la sua malattia e il modo in cui tenta (da Cuba, dove si sta sottoponendo a terapie) di gestire il potere amministrativo twittando e di impostare la lotta politica in previsione delle prossime elezioni presidenziali. Secondo voci dell’opposizione Chavez sarebbe più grave di quanto viene raccontato dalle fonti governative e quindi così nascono preoccupazioni circa eventuali scenari con colpi di mano di militari fidati se la salute del leader bolivariano dovessero precipitare. Ma come scrive Ciai “è top secret sul suo stato reale di salute”, poiché si sa che di speculatori-becchini il mondo è pieno.

Su Alias- Il Manifesto (21 aprile) un bel paginone dedicato all’artista Harry Belafonte  (mentre parla del suo docufilm Sing Your Song a studenti e professori dell’Università di Yale) in cui spicca la grinta dell’ultraottantenne cantante afroamericano e combattente per i diritti civili con una bella stoccata a chi cerca di fargli dire che ha abbandonato la lotta: “Criticare Obama non vuol dire arrendersi al nemico!”. La lotta contro il razzismo è stato uno dei cardini della sua vita e spesso a fianco di personaggi come Sidney Poitier, Marlon Brando, ma anche Martin Luther King. E’ lui che si battè duramente per far cantare Miriam Makeba negli USA. Nato da una famiglia povera, diventato famoso e ricco, si è guardato intorno per non dimenticare la gente umile, e con dignità li difende, è  un importante ambasciatori dell’Unicef  oltre che di musiche afroamericane.

National Geographic di Aprile 2012 presenta un paio di articoli diversi ma con punti in comune: il primo sull’arte di mascherarsi mettendo in relazione Africa e Haiti e come dietro la maschera si nasconda l’uomo diventato divinità; il secondo è una pronfoda analisi su Il Regno degli Schiavi: in Brasile gli schiavi fuggiaschi (a Cuba li chiamano cimarrones) fondarono migliaia di comunità segrete, i Quilombos, oggi un concentrato di gente di origini diverse, africana, indigena e creola. Finalmente vengono riconosciuti loro alcuni diritti e il contributo che danno per salvaguardare il territorio.

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Giamaica: è tempo di ribellarsi a Londra colonialista.

Leggete l’articolo di Enrico Franceschini (La Repubblica – 6 gennaio 2012).”  “Amo la regina e penso che sia una bellissima signora. Ma il suo tempo è venuto”…. la nuova premier della Giamaica ha annunciato nel discorso di insediamento che il suo paese intende fare a meno di Elisabetta II come capo di Stato e che abolirà la monarchia per diventare una repubblica. Portia Simpson Miller, 66 anni anche se ne dimostra quindici di meno, ha portato a una vittoria a sorpresa il suo People’s Party, una formazione di centro-sinistra.” E’ la prima donna a diventare primo ministro nell’isola caraibica famosa per la musica reggae e per le sue meravigliose spiagge, ma anche per problemi di miseria e di droga…… leggi articolo completo Lo ‘strappo’ della Giamaica.

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Brasile: su Repubblica si parla di un italiano, giornalista e musicista, autore di un’iniziativa insolita e ammirevole.

E’ Oliviero Pluviano, corrispondente Ansa dal Brasile, che ora diffonde il cinema nei villaggi indios sulle sponde del Rio delle Amazzoni. Il progetto si chiama Fitzcarraldo. Che dire: bravissimo! (7 gennaio 2012)

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28 dicembre 2011

Il lettore italiano che vuol sapere di politica internazionale, e in particolare di ciò che accade in America latina, deve ricorrere a  Il Manifesto. Capita, è vero,  d’incontrare reportage o articoli anche su altri quotidiani (come La Repubblica,  ad esempio, da cui è tratta la foto a lato su Messico),   ma chi ha una lente particolare sul mondo, e in modo non occasionale, è il giornale ‘comunista’ diretto da Norma Rangeri. Con cadenza settimanale invece è la rivista  Internazionale a fornire notizie aggiornate sul pianeta. Alcuni di questi articoli sono online in www.internazionale.it.

BRASILE: Pil de oro! Il 27 dicembre è uscito un interessante articolo di Maurizio Matteuzzi (Il Manifesto) che spiega il Brasile come la sesta economia del mondo superando l’Inghilterra. Secondo le previsioni dell’Economist Intelligence Unit in testa al podio adesso e nel 2020 ci dovrebbe essere sempre USA, CINA e GIAPPONE, ma chissà che il Brasile non riservi altre sorprese?

DIRITTI UMANI. Sembrano proprio molto determinati alcuni governi del continente sudamericano nel lottare contro l’impunità di ex-militari o politici che hanno torturato cittadini negli anni Settanta e Ottanta. Il governo boliviano ha consegnato all’Argentina il militare Luis Enrique Baraldini per reati commessi durante la dittatura (1976-1983).

LIBERTA’ DI STAMPA sotto tiro. I narcotrafficanti stanno cancellando la libertà di informazione in molti paesi del Centro e SudAmerica: in Honduras, Guatemala, Salvador, Messico, ma anche Colombia, oltre a uccidere cittadini  innocenti e sindacalisti sono stati massacrati diversi giornalisti. Negli ultima trent’anni sono 139 i giornalisti scomparsi in Colombia, mentre dal 2000 in poi il primato spetta a Messico con oltre 80 omicidi di operatori dei media informativi.

Brasile. La tv evangelica pare faccia miracoli: realizza grossi business con programmi televisivi che trasmettono sermoni, televendite e guarigioni.  E stanno conquistando spazio in altre realtà dell’America latina. Qualcosa di simile è giù successo anche dalle nostre parti, ricordate tra maghi, alghe eccetera?

Gfg

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1 Giugno 2011: America Centrale tra due fuochi

Per capire i cambiamenti in atto nell’America Centrale vi rimando all’articolo “Tra due fuochi” (The Economist) ripreso da Internazionale del 27 maggio 2011. Emerge un quadro non totalmente condivisibile con l’articolista che mette comunque in risalto  la mancanza di sicurezza in tutti i paesi dell’Istmo, l’aumento esponenziale degli omicidi, le economie legate al narcotraffico, voce preponderante da Panama a Messico, da Salvador a Guatemala, gli affari sporchi e alcune coperture indirette degli USA, principali consumatori della droga.  Negli anni Settanta e Ottanta l’area era teatro di scontro tra idee politiche contrastanti, tra imperialismo e progetti socialisti, eserciti e fronti rivoluzionari. Oggi nell’arena ci sono bande malavitose che si contendono il territorio per far passare la droga e gli Stati si può dire che non hanno forza e in alcuni casi, leggasi volontà, di arrestare i bandidos. E molti civili ci lasciano le penne. (Gfg)

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9 aprile 2011

ITALIA/ LA PIAZZA e LO SGABELLINO

PER RICONQUISTARE LE ISTITUZIONI PERDUTE, DIRITTI DI CITTADINANZA AUTENTICA, DIGNITA’ E LAVORO!

E’ un’eccezione  raccontare fatti italiani  su questo webmagazine, ma ricordiamo a noi stessi che prima di essere latinoamericanofili siamo italiani e allora quando lo riteniamo utile e possibile diamo un contributo a dibattiti  su temi importanti promossi da organizzazioni ufficiali e anche da gruppi spontanei e che spesso nessuno ascolta. Vista la situazione che il nostro Paese  sta attraversando, ma senza drammatizzare, vorremo se possibile evitargli un futuro  più o meno grigio come quello vissuto negli anni Sessanta e Settanta nel continente Latinoamericano. Forse sono esagerazioni, ma non si sa mai. Quindi occhi aperti e schiena dritta.  Qualcuno potrà dire che l’Italia e il mondo latinoamericano sono realtà con storie diverse alle loro spalle, ma guarda caso l’attacco dei diritti dei cittadini è universale, è un virus che non si riesce a debellare una volta per sempre.

Bologna. Erano le 18,30 circa quando il corteo contro il precariato è giunto in Piazza Maggiore a con lo striscione di testa che recitva “Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta”. Centinaia di giovani e meno giovani hanno partecipato pacificamente esibendo cartelli di ogni genere e colore per dire basta ai diritti negati e per far sentire la loro voce che in coro cantava più o meno così “una risposta collettiva per  cambiare la situazione”. In linea con questo spirito civico e allo stesso tempo rivendicativo anche il meeting dello “Sgabellino” sul crescentone. Lo sgabellino sembra uno dei tanti momenti folklorici di piazza, ma invece si tratta ( lo dico a chi non lo conosce) di una sorta di assemblea ambulante che si svolge con l’impronta del treppo da cantastorie, uno speaker e intorno la gente,  ma qui non si raccontano barzellette o zirudella ma si dibatte di fatti della politica, si protesta e si cerca di trovare idee per organizzare un  comitato di movimenti di cittadini in lotta contro il blocco politico, contro il sistema partitico,  contro chi governa il paese e sta sfasciando le istituzioni. Il  timoniere di queste conversazioni con alcune regole precise è il comacchiese Ferdinando Pozzati il quale nel blog tuttiinpiazza.org  espone i suoi progetti. Tra le tante idee, che possono sembrare anche utopiche, si legge che “E’ indispensabile alzare la testa, per dignità e per usarla….In piazza attorno allo sgabellino si sollevano problemi a si dibattono opinioni….Uno sgabellino in piazza è un virus nell’intestino, piccolo, può moltiplicarsi per centinaia di copie, riprodursi in migliaia di piazze con intorno milioni di sudditi e una sola voglia, tornare ad essere cittadini. Le dimensioni sono il suo punto di forza. E’  l’unico “movimento” possibile nella paralisi. Il movimento di sessanta milioni di italiani mancati è il travaglio del parto.Non è certo che germogli ma lo sgabellino va piantato. Questo è il tempo per la semina”.  Se volete unirvi a queste tavole rotonde di strada per studiare assieme il modo di unire i movimenti in un fronte comune  avvicinatevi allo Sgabellino in Piazza Maggiore a Bologna per dire la vostra: il Mercoledì dalle ore 17.00; Giovedì dalle ore 11.00; Sabato dalle 15.00. Per Facebook, chiedere l’amicizia a “Lo Sgabellino” – www.tuttiinpiazza.org – losgabellinorisponde@gmail.com

guarda il Video

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27 marzo 2011

Oggetto/HUGO CHÁVEZ: il seno rifatto non è socialista!

Il discorso televisivo fatto alla nazione contro i seni siliconati ha riportato il Presidente venezuelano Hugo Chávez, a distanza di pochi giorni dalla sua proposta di mediazione diplomatica con Gheddafi, di nuovo sulle pagine della stampa internazionale. A partire dal New York Times. E anche i media italiani – che solitamente snobbano gli “esteri” e in particolare se riguardano l’America latina, e ancora più se si tratta di paesi a ispirazione progressista, socialista o antistatunitensi  – hanno parlato di Chávez e di un costume-moda che lui definisce “mostruoso”, quello delle tette maledette, argomento che nel nostro Paese molti apprezzano e praticano in vari modi. Le  donne, da un lato e su un punto specifico del corpo, e gli uomini (basti guardare l’edonista n.1 del Belpaaese) pure, anche se molto diverso, che iniziano dalla proprio cranio e vanno giù. Ma  limitiamoci alla zona del seno plastificato, che affascina moltissime sbarbine e anche alcune delle loro nonne. E Daria Bignardi  (conduttrice  di Invasioni Barbariche-La 7) ha colto la palla al balzo sul tema apparentemente banale  e ha pensato di aprire un dibattito nella sua trasmissione sulla nuova siliconvalley delle supertette, piaga che affligge il Venezuela
Hugo Chávez da tempo sta lottando contro le tette rifatte  e sostiene che “Non sono socialiste” . Una battuta ma che contiene sostanza. E subito l’opposizione del suo paese ha definito il leader sudamericano un “retrogrado”, un primitivo. Viene da pensare senza tante riflessioni che, probabilmente molti (non tutti) di questi maniaci sostenitori delle maggiorate facciano buoni affari e non gliene freghi un granché di morale, salute, benessere della persona, di valori e potremmo continuare con un decalogo infinito.   Inoltre,  se fossero solo “quattro gatte”, costoro non prenderebbero posizione  alcuna. Ma invece stiamo parlando di 40mila interventi chirurgici estetici al seno all’anno, su una popolazione di poco meno di 30 milioni di abitanti.  E in mezzo al business provano a sguazzarci in tanti.  Ma dollari a parte,  ciò però che fa  scalpore  è che qualcuna chieda allo Sanità pubblica  venezuelana di sostenere tali spese di chirurgia estetica. Non parliamo di interventi ricostruttivi del seno per ridare dignità  e fiducia a donne che hanno subito menomazioni obbligate, ma ragazze che vogliono metter in vetrina due bocce più rotonde. Roba da pazzi!  Ed è bene che qualcuno tenti perlomeno di farci rinsavire o riflettere per ritornare con i piedi per terra. Che si chiami Chavez o Lugo non mi importa, non posso pretenderlo dai nostri sponsor del bunga bunga. Dunque in Venezuela un leader che non apparenta molto per curare il proprio look globalizzato ha detto stop.
Il Venezuela, si sa, ha problemi molto seri da risolvere, sta lavorando per un nuovo percorso di socialismo, sembra voler dare priorità alle necessità primarie della gente, i bisogni quotidiani della popolazione meno abbiente, cibo ai poberi, diritto  alla salute e all’istruzione. Alcune cose sembrano funzionare, altre molto meno, e allora gli avversari non hanno perso l’occasione per polemizzare o attaccare  il capo  del governo bolivariano sulla politicizzazione delle tette rifatte, un tema di secondaria importanza sembrerebbe rispetto al futuro di un paese per combattere crisi, eliminare delinquenza e corruzione.  Ma se si analizza in profondità il fenomeno  di banale c’è ben poco. Insomma, si può essere d’accordo o meno con il modo di fare politica di Chávez, e molto spesso noi non lo siamo, ma il suo intervento contro le pechugas grandes (seni grandi) una persona di buon senso non può non condividerlo!  Questa ricerca della felicità attraverso il rifacimento del corpo, in paesi ricchi o poveri, è un segnale di impoverimento,  e non di arricchimento, di una società civile che perso  gli obiettivi reali del vivere bene,  siamo al degrado totale, all’uomo finto. Se non sei abbronzato tutto l’anno sei uno sfigato,  se non hai gli zigomi tirati non spacchi e se non hai due tette in fibra nessuno ti porta a letto. Di fronte a queste nevrosi planterarie non bisogna avere il timore di sbilanciarsi  e denunciare i modelli imposti quasi sempre da speculatori,  abili nel far presa su persone molto fragili in cerca di miracoli. Purtroppo, con rispetto, riteniamo che queste vittime dovrebbero risolvere le loro problematiche esistenziali, i malesseri dell’apparire  magari rivolgendosi a  strizzacervelli,  psichiatri, e non a carrozzieri del seno.  Probabilmente queste persone che a mio avviso hanno perso il lume, è sperabile non  percepiscano 700 euro mensili di stipendio. Perchè il dramma sarebbe ancora maggiore, e anche noi – comunità nazionale – dovremmo poi sborsare di tasca nostra ( la sanità pubblica) per riparare danni subiti da tali persone. Non sarebbe il primo caso e l’ultimo. Tuttavia un suggerimento secco per finirla qui: chi vuole provare il brivido di un ambulatorio medico, di una sala chirurgica, perchè non va a dare occhiata in una corsia d’ospedale, o nel Pronto Soccorso più vicino, oppure  perchè non programma un giro nel terzo mondo, nelle baraccopoli, dove la gente muore di stenti, senza cibo e medicine? O negli ospedali di Emergency?
Morale: detta la mia,  ognuno faccia ciò che vuole, finchè gli è permesso,  ma soprattutto con i soldi propri, e non con quelli dello Stato.  E a noi che la pensiamo diversamente dai tettomani lasciateci la libertà di dire: – a queste sorelle, insicure di sé stesse e che si vergognano del proprio seno, di cercare aiuto, per capire le cose giuste da fare, da gente che non parla con il bisturi quando  non v’è necessità; – e ai chirurghi plastici, diciamo, che una volta operati i casi  veramente bisognosi,  se gli avanza del tempo, potrebbero dare manforte ai loro colleghi  delle sale operatorie degli Ospedali pubblici italiani (o ai medici volontari sparsi nel mondo). Sarebbe un modo utile per sfoltire le lunghe liste d’attesa che tanti cittadini italiani debbono purtroppo  e ingiustamente sopportare, e sono certo che ve ne sarebbero certamente grati, e chi scrive sarebbe il primo dell’elenco.
Bene, o male,  il mio pensiero l’ho espresso. E voi cosa ne pensate di tutto ciò?
Grilliparlante
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15 marzo 2011

oggetto/BRASILE: VOLO AF 447, ULTIMA CHANCE

Il 18 marzo ripartono le ricerche delle scatole nere dell’aereo scomparso il 1° giugno 2009.

Di seguito pubblichiamo il documento ricevuto da Sergio Ceraolo che ci aggiorna sulla tragica e misteriosa vicenda aerea in cui sono scomparse 228 persone.

Il 4 febbraio scorso il Governo francese ha convocato la stampa e le associazioni delle famiglie delle vittime del volo Air France AF 447, per annunciare l’avvio della IV campagna di ricerche delle scatole nere dell’ Airbus A300-203 in volo da Rio de Janeiro a Parigi, scomparso misteriosamente con 228 persone a bordo il 1 giugno 2009, mentre sorvolava l’ Atlantico, a 1100 Km dalle coste brasiliane. Tra i 10 passeggeri italiani c’era Claudia Degli Esposti, concittadina bolognese, di ritorno da  un viaggio di lavoro in Brasile.

A quasi due anni di distanza, è importante ricordare la tragedia, dimenticata dalla stampa,  e portare a conoscenza di chi ancora si sta domando cosa è successo, lo stato dei fatti finora chiarito.

Perché oltre alla tristezza della scomparsa rimane lo sgomento del mistero  e la necessità impellente  di capire. Claudia, molto concretamente, diceva della sua non paura di volare “… perché comunque è una eventualità così remota … ed è così ineluttabile ciò che può accadere, che non ci si  pensa”.

Così il 18 di marzo  riprendono le ricerche che dureranno quattro mesi. Sarà l’ultima chance possibile.

La BEA  (Bureau d’Enquêtes et d’Analyses – Ente francese che si occupa dell’analisi dei disastri aerei),  nel suo rapporto sullo stato delle analisi sui resti dell’aereo (3%) e l’autopsia sui 51 corpi recuperati, ha stabilito che al momento dell’impatto con l’acqua  i passeggeri erano seduti, e probabilmente con le cinture allacciate. Poiché i corpi recuperati appartenevano a passeggeri alloggiati in business Class, nei posti centrali vicino alle ali e in quello verso la  coda, si suppone che la carlinga fosse intatta al momento dell’impatto.

Fino all’ultimo non c’è stata de-pressurizzazione perché le mascherine dell’ossigeno erano funzionanti e nel loro alloggiamento. I tre seggiolini dell’equipaggio recuperati hanno mostrato che le cinture non erano utilizzate.

Lungo la rotta stabilita dall’AF 447 era presente una forte perturbazione ed era nota ai tre piloti.

L’aereo, costruito nel 2005, era partito da Rio de Janeiro da ormai quattro ore, quando alle 2,10 UTC ha inviato via satellite  un messaggio automatico di allarme, ACARS, per un problema importante sulla velocità dell’aereo, che ha disattivato il pilota automatico.  Subito dopo, altri 23 messaggi di incongruenze con conseguente disattivazione dei computer di assistenza al volo e dei display. L’ultimo messaggio ACARS alle 2-14’-45”, poi più nulla.

Nei giorni seguenti la tragedia, si è appreso che dello strumento di rilevazione della velocità, la sonda Pitot, usata sugli Airbus, fosse nota la difettosità e che in diversi casi aveva mandato in black-out, per qualche minuto, il pilota automatico.  Ma il vero motivo del crash rimane un mistero perché gli esperti affermano che né le sonde Pitot, nè le condizioni atmosferiche, da sole,  possono avere causato la tragedia.

Airbus (costruttore) ed Air France  (proprietario) si sono impegnati  con 9,2 milioni di Euro in questa nuova campagna di ricerca, alla quale parteciperanno esperti e ricercatori  di Francia, Gran Bretagna, Germania, Stati Uniti, Russia.

La tragedia, forse, è servita a  rendere più sicuri gli aerei e più facili le ricerche in futuro.

Gli esperti sono arrivati alla determinazione che la tecnologia attuale permette di inviare, tramite satellite ed in tempo reale, a registratori a terra, tutti i parametri di un aeromobile, della rotta di volo e delle voci in cabina di pilotaggio, dati che ora sono registrati dalle scatole nere. Questo consentirebbe di conoscere istante per istante l’esatta posizione dell’aereo, i dati sul suo funzionamento e le  condizioni di volo.

Uno dei tanti paradossi a cui assistiamo oggigiorno è che la conoscenza e la tecnologia fin qui acquisite sono in grado di esplorare Marte, mentre sulla Terra, più o meno come venti anni fa, un aereo scompare, non se ne conoscono i motivi e non si riesce a rintracciare il relitto.

Un augurio affinché le ricerche diano un senso ad una tragedia.

Sergio Ceraolo

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28 febbraio 2011

Oggetto/ democrazia: Nordafrica e poi Cuba?

Sulla stampa internazionale c’è chi continua a chiedersi  se il movimento di rivolta popolare che sta scuotendo Nordafrica e Medio Oriente potrà contagiare Cuba. In anticipo sulle recenti ribellioni, è stato creato da esiliati cubani  il gruppo Por un levantamiento popular en Cuba che lancia manifestazioni e appelli su mezzi radiotelevisivi e web contro il governo dei fratelli Castro al potere da oltre mezzo secolo.

Giancarlo Guglielmi ci ha fatto pervenire la sua opinione in merito a quanto apparso sui media e sui parallelismi impropri tra i paesi nordafricani in lotta e Cuba. Ecco il testo.



Hasta la Victoria Siempre!

Il famoso saluto del CHE è ritornato d’attualità, almeno in Tunisia, in Egitto, e in Libia, dove i diseredati della terra hanno abbattuto i potenti, e molti altri hanno cominciato a tremare.

Ma torno a dire la mia perchè non sono mancati naturalmente i soliti intelligentoni che hanno subito fatto il parallelo con Cuba. Perfino la meno ottusa di tutti la più famosa bloguera cubana Yoani Sanchez. L’ironia della sorte ha fatto si che mentre sui media occidentali non si perdeva occasione per stigmatizzare la “dittatura” cubana si è scoperto che le dittature vere erano quelle mai o raramente definite tali. Ci sono volute le rivolte di popolo per scoprire che c’erano dittature di ristrette oligarchie che accumulavano immensi capitali riducendo milioni di persone alla miseria. Lo hanno scoperto in questi giorni, perché provate ad andare a vedere quante volte, negli ultimi 20 anni, sui media italiani si è definito dittatura il regime sociale cubano e quante volte sono stati definiti dittature i regimi della Tunisia e dell’Egitto. Forse la Libia ma intanto l’Italia ci faceva grandi affari. Direi che i ventenni o trentenni attuali, che non si occupino di politica, non lo hanno mai letto o sentito dai Tg, scoprendolo solamente con le grandi rivolte di piazza di questi giorni. Purtroppo gli organi che dovrebbero informare promuovono solo l’ideologia del pensiero unico.

Tutto il pensiero occidentale dominante si è unificato sul presupposto che definisce democrazia solo i sistemi sociali che si basano sulla concorrenzialità. Concorrenza economica, concorrenza tra partiti politici, concorrenza tra gli individui, chiamata meritocrazia.  I sistemi sociali che invece si basano sulla solidarietà, economica, politica e tra gli individui sono definiti antidemocratici o dittature.  Non è sempre andata cosi, fino agli anni 80 esistevano partiti che non accettavano questa unica ideologia, poi con la vittoria USA della terza guerra mondiale, la guerra fredda, a rifiutarla è restata solo qualche esigua minoranza. Però non dimentichiamo che la storia ci insegna che a volte sono state proprio le minoranze ad avere ragione. E’  decisamente comico che tutti i succubi del pensiero unico siano pronti a giurare sul principio di Voltaire, di rispettare coloro che la pensano diversamente, ma si riferiscono solo a coloro che  sono comunque per la concorrenza, perché nemmeno per sogno rispettano un pensiero diverso basato sulla solidarietà sociale. Cioè un modo di vedere che mette la pianificazione al posto della concorrenza economica. Che mette la collaborazione politica di tutti invece della concorrenza tra partiti. Che preferisce garantire l’indispensabile a tutti invece di permettere l’arricchimento di pochi, anche se meritocratici. Come appunto fa il regime sociale cubano.  In sintesi il pensiero unico proclama che tutti hanno diritto di scegliere purché non mettano in discussione la concorrenzialità, altrimenti sono orrende dittature. Con buona pace del povero Voltaire e il suo Trattato sulla tolleranza.

Che poi la libera concorrenza sia una parvenza, perché tutto è monopolizzato da alcune famiglie imparentate col Capo, come in Egitto, Tunisia e Libia, o come era fino a poco tempo fa in vari Paesi Latinoamericani, non li scompone per niente, continuano imperterriti a insultare solo coloro che scelgono un regime sociale alternativo. Infatti cosi come nessuno informava sull’Egitto, nessuno informava sulla situazione venezuelana precedente, quando una ristretta oligarchia accaparrava tutte le ricchezze lasciando in miseria il 95% della popolazione, nessuno ha mai detto nulla, mentre ora si mettono a gridare in coro che Chavez , che ha semplicemente ripartito un po’ di più le risorse del Paese, è un tremendo dittatore. Avete visto qualche partito di sinistra europeo fare qualche apprezzamento sulla situazione venezuelana o boliviana o equadoregna, dove le popolazioni hanno scelto di cambiare i regimi sociali che le affamavano con nuove Costituzioni? Tutti e tre i Presidenti avendo scelto di ripartire meglio le risorse del Paese, hanno subito tentativi di colpo di stato, per fortuna non riusciti come fu per Allende, sostenuti delle rispettive ambasciate USA e con la completa indifferenza della civile Europa. Il pensiero unico sarebbe comico se non nascondesse tragedie che riguardano intere popolazioni. Quindi, fare il parallelo tra le situazioni dei Paesi del nordafrica e quella cubana è decisamente gratuito se non dovuto alla imbecillità imperante.

A Cuba esiste forse una oligarchia straricca e una popolazione ridotta alla fame? Querida Yoani conosci forse qualche cubano tanto esasperato da passare 18 giorni in piazza resistendo agli attacchi degli scagnozzi del potere e ai morti ammazzati? Esagitati si, di quelli ce ne sono ma fuori di Cuba. Altri sono scandalizzati perchè la nomenclatura cubana vive meglio. A costoro chiedo:  gli italiani hanno tutti lo stipendio dei parlamentari?  C’è anche chi incolpa il regime sociale per la povertà, ma forse i Paesi li attorno, che hanno un altro regime sociale, stanno meglio? La ristretta oligarchia dominante sicuramente, ma non certo le popolazioni.

Anche a Cuba ci sono state esagerazioni, è vero,  ad esempio avevano statalizzato perfino i barbieri e i ciabattini, cioè lo Stato aveva dilagato a dismisura, e anche se non era un fattore economico importante era sicuramente inefficiente. Cosi come avevano esagerato col potere dato alle istituzioni di controllo rispetto ai diritti del cittadino. Per non parlare del patriottismo degenerato in xenofobia, almeno in alcuni settori meno abbienti della società, dove lo straniero è quasi sempre considerato non un uguale ma un alieno, come solo succede in un Paese islamico.

Adesso parrebbe che questi abbrutimenti vengano cancellati, cosi come ne sono già stati eliminati altri, come l’omofobia o l’accesso dei cittadini alle monete straniere.

Sono anche altre le critiche che si possono fare ai governanti cubani:  aver preso misure, a metà del decennio scorso, per rigettare il turismo in quanto fattore di corruzione, mentre in tutto il mondo si cerca di accaparrarsi più turismo possibile dato che porta al Paese moneta pregiata. Io non ho dati precisi, ma il buon senso mi fa dire che meno entrate corrispondono a impoverimento del Paese. Allora in nome del contrastare la corruzione, che poi significa soprattutto prostituzione, cioè un reato minore, è giusto impoverire la popolazione?

Naturalmente va anche tenuto in debito conto che i potentati economico-finanziari con tutti i mezzi di cui dispongono possono influenzare a proprio vantaggio un intero Paese, soprattutto se piccolo come Cuba.  Infatti prima del ‘59 si erano comprati ad esempio quasi tutte le piantagioni, l’unica miniera e due interi quartieri della capitale,  ma non convince certo che la soluzione stia nell’ auto isolamento. Soprattutto nell’era della globalizzazione informatica e commerciale (per fortuna non ancora culturale), è decisamente assurdo pensare di restarne fuori.

In conclusione, diritto di critica a tutti ma mistificazione della verità mai. Che almeno nella, autodichiarata, civile Europa ci siano dei media che informano davvero rispettando anche il pensiero altrui.  In fin dei conti il Trattato sulla tolleranza è di due secoli fa. Non vi pare sia ora di mettersi al passo coi tempi?

Guglielmi G.

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Oggetto/CUBA

Pubblichiamo il comunicato stampa dello scrittore-editore Gordiano Lupi e un commento pervenuto da Giancarlo Guglielmi, ex-editore, ex-operatore turistico di viaggi aCuba. ____________________________________________________________________________ 20 gennaio 2011, GORDIANO LUPI: A Piombino si sostiene il regime cubano

Vergogna piombinese senza limiti. Il Comune di Piombino concede la sala di Palazzo Appiani per una manifestazione a sostegno del governo cubano. Il 28 gennaio alle ore 17 ospiterà Vladimir Perez, consigliere politico dell’ambasciata di Cuba in Italia, e Andrea Genovali del direttivo nazionale dell’Associazione Italia – Cuba. La scusa per organizzare la manifestazione è la celebrazione dell’anniversario della nascita di José Martí, eroe nazionale cubano, autore di opere immortali in campo letterario che in parte ho tradotto. Di fatto sappiamo bene come certe manifestazioni servano soltanto a diffondere la voce ufficiale del governo cubano tramite i suoi uomini disposti sul territorio.

Per fortuna che quel giorno mi troverò a Parma, ospite di Mangia Come Scrivi, proprio a parlare di Cuba, ma in altri termini, con Marilù Oliva e Davide Barilli. Piombino è in controtendenza rispetto al mondo. Tutti cercano Yoani Sánchez, interprete del pensiero dei giovani cubani che riflette speranze di libertà e cambiamento, mentre in questo remoto angolo di Maremma – che così bene ha dipinto Silvia Avallone in Acciaio – restiamo ancorati al passato. Firenze non è lontana da Piombino, ma organizza cose di ben diverso tenore e rilevanza culturale. Giovedì 3 febbraio, infatti, alle ore 21, preso il cinema Stensen di via Don Minzoni 25, verrà proiettato in prima nazionale il docu-film Wishes on a falling star, girato clandestinamente da tre giovani cineasti fiorentini. Il lungometraggio, di 55 minuti, esplora i bassifondi della Cuba di fine regime castrista, fra sesso facile, droga, politica e il sogno morente del socialismo. A fare da filo conduttore, un’intervista alla blogger Yoani Sánchez, autrice del best-seller Generacion Y. In sala ci saranno Jacopo Cecconi e Giammarco Sicuro, giornalisti Rai della sede toscana, e Paolo Cellammare, fotografo e cineasta, attualmente al centro di produzione Rai di Milano. Parteciperò anch’io, come esperto di affari cubani e traduttore italiano di Yoani Sánchez, e ci sarà Mercedes Frias, ex parlamentare del Prc di origini caraibiche. Un dibattito vero animerà la serata.

A Piombino, invece, sarà di scena la tristezza, composta da un vecchio discorso di regime portato avanti da chi affama un popolo e lo costringe a scegliere tra la fuga e una vita senza libertà.  Voglio solo immaginare cosa accadrebbe se una fantomatica associazione di amicizia Italia – Birmania invitasse un addetto culturale dell’ambasciata a parlare dei problemi della sua terra. Non vedo la differenza con Cuba, regime liberticida dove non è consentito avere un’opinione difforme, aprire un libero giornale, un partito politico, un vero sindacato. In queste occasioni perde la democrazia, soprattutto fa una pessima figura l’amministrazione comunale che fiancheggia iniziative di parte e illiberali.

Il problema più grave è che la grande massa di cubani esiliati ed emigrati in Italia per motivi economici non sarà presente alla serata per esprimere il suo vero pensiero. Tutti sanno come andrebbe a finire, perché a molti cubani è già accaduto: revoca del permesso di residenza all’estero e automatico divieto di poter rientrare in patria per far visita ai familiari. Regimi come quello cubano non devono essere sostenuti, ma il Comune di Piombino non riesce a capirlo e forse pensa ancora che la rivoluzione cubana sia una sogno da coltivare invece che un incubo da scacciare.

Gordiano Lupi –   www.infol.it/lupi

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21 gennaio 2011, GIANCARLO GUGLIELMI:
Caro Gian Franco amico mio al tuo amico Gordiano va riconosciuto che è proprio in passo coi tempi del berlusconismo dilagante, e cioè non ha nessun senso della misura. Tu sai che ho lavorato a Cuba 7 anni e che tuttora passo mesi avendo un figlio che vive là, e sai che nemmeno io sono un sostenitore a priori, anzi ho ancora sullo stomaco i giorni di carcere per un banale ritardo di uscita sulla scadenza del visto, però da qui alla sequela di boiate, di esagerazioni se non di belle e buone falsità come quelle riportate dal documentario dei cosidetti cineasti fiorentini, ne passa, anzi c’è di mezzo il mare. (per dirla in proverbio) Nessun senso della misura dicevo: 1. il paragone con la Birmania è decisamente fuori luogo, il tuo amico Gordiano ha forse notizie sfuggite agli attenti osservatori statunitensi e dell’ ONU che a Cuba circolino squadroni della morte, o che si spari sui manifestanti, o che ci sia mai stato un desaparecido? Credo che se puo provarlo gli basta andare a Miami che lo coprono d’oro. Allora per favore non perda il senso della misura. 2. come puo una persona essere colta da tanto livore anticomunista che può cascare il mondo ma l’unico problema è Cuba? Con quel che è successo in Tunisia in questi giorni, con quel che sta succedendo in Darfur e le varie altre guerre nel mondo che provocano morti a migliaia, che cosa rimane fisso nella testa del Gordiano? che a Cuba non ci si può iscrivere a un partito. C’è da restar senza parole. Ha mai scritto una parola il Gordiano contro il regime tunisino? Ci vorrebbe proprio il senso della misura. 3. provo proprio simpatia per la Yoani, sopratutto per il suo coraggio di voler dire la sua a tutti i costi, ma spesso dice delle banalità che fan cascar le palle, quindi dovrebbe essere proprio il Gordiano ad informarla ad esempio, che gli uomini di governo hanno dei privilegi in tutto il mondo, dato che lei, da quel che scrive, crede che sia una questione  unicamente del regime cubano. Magari potrebbe raccontargli gli sperperi di Berlusconi in prostitute e il nuovo accordo Fiat, con la paga dell’operaio e la retribuzione di Marchionne, ad esempio. Così come doveva avvisarla, quella volta che scrisse come grande denuncia che le entrate e uscite da Varadero sono controllate per vedere che nessuno porti via nulla dai numerosi hotel, poteva dirglielo che il furto è reato in tutto il mondo. Non è che se cambia regime il furto sarà legalizzato, lei magari non lo sa ma il suo traduttore sì, glielo dica dunque per non perdere il senso della misura. 4. per chiunque conosca Cuba, a vedere i pezzi del documentario in questione mandati in onda dalla Rai gli viene da sorridere perchè si capisce che i cosidetti cineasti fiorentini non hanno capito una beata minchia di nulla. E Gordiano che pare conosca così bene Cuba avrebbe dovuto dirglielo. Ad esempio, che l’accompagnatore è semplicemente uno che vive di accattonaggio, che le signorine perseguitate dalla polizia lo erano in quanto prostitute che spesso diventano ladre, come possono testimoniare decine di turisti, che spesso lo tengono nascosto perchè se ne vergognano. O forse nemmeno il Gordiano sa che la legge anti-accattonaggio e la legge anti-prostituzione sono più o meno uguali a quelle che abbiamo in Italia? La differenza sta che lì spesso le applicano e qui quasi mai. Però anche da noi se un accattone dà fastidio ai passanti, e in particolar modo ai turisti, viene prelevato dalla polizia, così come per adescamento la legge prevede il carcere per le prostitute. E come qui, anche lì, se qualcuna fa la prostituta a casa sua nessuno le dice nulla. Del tutto disinformati di questo, i poveri (di spirito e di cultura) cineasti, presentano i due fatti come roba del regime cubano. Quando questo succedeva mentre accompagnavo turisti, ho sempre chiesto loro di spiegarsi perchè la mia donna che era lì con noi non la prelevavano. Semplice: perchè al controllo dei documenti non era segnalata come prostituta, e quindi veniva in tutti i posti che andavamo noi. Io non ho niente contro gli accattoni ma domando a Gordiano e ai “cineasti”: presentereste mai un accattone italiano come rappresentante della gioventù italiana? Ne andrebbe della vostra credibilità naturalmente, e lo sapete. Così come non portereste una prostituta a rappresentare la vita italiana, ma se mai la vita nelle ville di Berlusconi. Perciò chi conosce Cuba gli viene da sorridere di commiserazione vedendo quel “docu-film”. Vi farebbe bene ritrovare il senso della realtà, oltre che della misura. 5. anche a me non piace la Associazione Italia-Cuba, in quanto anche loro come il nostro Gordiano non si rendono conto che il mondo gira e che oltre al secolo è pure cambiato il millennio. Però da qui a sostenere che i cubani non saranno alla serata per paura ce ne passa. Credo che Gordiano confonda i cubani residenti in Italia con quelli residenti a Miami. Ma comunque anche lì le cose stanno cambiando. Quelli venuti qui non vanno alle conferenze perchè se ne sbattono altamente non per altro. E il permesso di rientro viene negato solo a chi è rimasto fuori illegalmente, vizio dei cubani è quello di ignorare le leggi, possono non piacere ma vanno rispettate e vale per tutto il mondo. Anzi, se mai è vero il contrario,  e da anni il governo cubano ha scelto di puntare sulle rimesse degli emigranti per avere una entrata di moneta pregiata: è per questo che ci sono 2 voli giornalieri Havana / Miami. Questo, se vogliamo dire la verita vera, e non una di comodo. E poi perfino i dirigenti di governo hanno riconosciuto che è tempo di riformare la rivoluzione. Quindi all’Associazione direi di prendere esempio e a Gordiano e ai suoi amichetti direi che è tempo di togliere i paraocchi e rendersi conto che dopo Fidel sono venuti Chavez, Morales, Correa, Lugo, Ortega ma anche Lula, Kirchner, Bachelet che hanno cambiato il mondo, e tutto ciò ha fatto diventare stantii i giudizi di Gordiano e dei suoi amichetti. Insomma, i fatti vanno in senso contrario da quello da voi auspicato. E infine, sono d’accordo che il regime cubano ha molti difetti, ma molti meno di tantissimi altri, e anche il paragone con il nostro regime, se ci mettiamo a fare la conta dei pro e contro, se vogliamo essere onesti, credo che al massimo finiremmo con tabla come si dice tra i gallieros, e cioè con un bel pari e patta. Io vivo lì alcuni mesi all’anno e gli altri qui: la differenza la trovo solo nella penuria dei prodotti, non certo nella politica che assicura comunque ai miei figli scuola e sanità, lì, mentre qui come tutti sanno, no! Conclusione d’obbligo: AGGIORNATEVI! Giancarlo Guglielmi

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ECCO IL SEGUITO DEL BOTTA E RISPOSTA.

23 gennaio 2011, Gordiano Lupi:

Il problema è che l’opinione di Guglielmi è piena di menzogne. Per esempio quella sui cubani ai quali secondo lui non viene tolto il permesso di residenza all’estero. Ho l’esempio in casa. Mia moglie è tra quei cubani che non possono rientare a Cuba “per aver parlato”. Io sono un giornalista “non desiderato”. Inoltre dire che sono un berlusconiano non ha proprio senso, come non ha senso paragonare Cuba all’Italia o dire che dovrei scrivere del regime tunisino. Ognuno scrive delle cose che conosce e di cui si occupa. Stiamo parlando di Cuba, non di altri paesi. Credo che il signor Guglielmi non possa negare che a Cuba manca ogni tipo di libertà, non solo quela di iscriversi a un partito. Manca persino la libertà di movimento. MI pare che la sua non sia un’opinione, ma un’attacco viscerale nei miei confronti. Non solo. E’ una difesa a spada tratta di una dittatura.

Saluti, Lupi

Nota aggiuntiva pervenuta in redazione sempre da Gordiano Lupi: “se avete la pazienza di leggere l’ultimo scritto di Yoani Sanchez (in altra sezione del webmagazine MiCaribe -ndr)– senza ideologia che nasconda la realtà – potete verificare come sia intriso di ottimismo e di speranze per la sua terra”.

____________________________________________________________ 24 gennaio 2011, Giancarlo Guglielmi:

Carissimi non volevo insistere sulle castronerie di Lupi, perché io credo che ognuno ha il diritto di credere quello che vuole. I cubani ad esempio credono nella magia provocata dai loro riti religiosi afrocubani. Però sarebbe interessante un’analisi psicologica sui motivi che portano a un odio così viscerale da voler contrabbandare la propria ideologia per la realtà.  Infatti il nostro Gordiano dichiara che quel che ho scritto, in risposta al suo sproloquio, sulle serate dedicate a Cuba, sono menzogne. Ma io non ho scritto nulla su Cuba. Mi sono limitato a contestare le sue esagerazioni e contestualizzare le sue affermazioni col resto del mondo. Qualcuno potrà mai credere che la Yoani Sanchez è nelle stesse condizioni del premio Nobel Aung San Suu Kyi ? (di sicuro non risulta che la prima sia agli arresti domiciliari da decenni come la seconda in Birmania). Il fatto è che a me piace dire la verità, forse sarò troppo gramsciano, il quale diceva che la verità è rivoluzionaria. E a chi non conosce Cuba si possono raccontare cose che non corrispondono assolutamente alla verità, (si badi bene sia da una parte che dall’altra, perché non è vero nemmeno quel che affermano i fan di Cuba che sarebbe il miglior luogo del mondo) ma per chi la conosce bene, perché ci ha lavorato per anni e tuttora ci vive vari mesi all’anno, appare ridicolo il tentativo di descriverla come un inferno. E nemmeno è antidittatoriale distorcere la realtà a proprio comodo. Berlusconi continua ad affermare che i giudici sono comunisti ed eversivi. C’è qualcuno tra chi sta leggendo che ci crede? Gordiano continua ad affermare che a Cuba non c’è nessuna libertà, perché si sono dati una Costituzione che promuove una società solidaristica al contrario di quella concorrenziale come la nostra e quindi non prevede i partiti. E a parte i partiti prima mancava la libera iniziativa privata, ma come testimonia (se lo avessi detto io sarebbe una menzogna per il Gordiano), l’ultimo articolo della Yoani adesso non manca più. Certo manca la libertà di arricchirsi col commercio di case o con la speculazione finanziaria, ma credo che dopo la grande crisi mondiale nessuno sia così autolesionista da invocarle. Perfino lo stato più capitalista del mondo, gli USA, ha messo un freno. A Cuba si pretende il rispetto delle leggi, e chi le viola viene punito. Ma nessuno viene punito se le rispetta come vorrebbe far credere il nostro Gordiano. Ad esempio, io so perché il caro Gordiano è stato dichiarato indesiderabile, perché ha svolto attività giornalistica in territorio cubano senza prima accreditarsi come tale all’apposito ufficio e pagare il contributo previsto dalla legge cubana. Può non piacere una legge, ma finché non si cambia, chiunque sa che va rispettata. E non so di sua moglie, ma so perché ha perso il diritto al rientro la giocatrice di pallavolo: al posto di fare tutte le dovute pratiche, come tutte le cubane che sono in Italia hanno dovuto fare, è semplicemente rimasta qui, sbattendosene della legge cubana che prevede certe regole. Quindi anche a lei è stato ritirato il permesso di rientro, ma perché ha commesso un’infrazione. Ma il Gordiano dovrebbe sapere che ci sono ben due voli giornalieri con Miami, 3 settimanali con New York e 2 settimanali con Los Angeles. Voli riservati alla gente di origine cubana. Forse crede che quelli che vengono dagli USA non parlino male di Cuba? E vorrebbe farci credere che a qualcuno è stato ritirato il rientro per aver espresso un’opinione contro Cuba? Fosse vero, quei voli dagli USA dovrebbero essere semivuoti. Ma per favore! Ma faccia il piacere! Scusate il mio insistere ma come potete constatare è alquanto irritante che si mistifichi così la realtà. Anche perché di cose da criticare alla dirigenza cubana ce ne sono, e come, senza bisogno di inventarle. Giancarlo.

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9 febbraio 2011, interviene Roberto Rabbi:

A/ Per iniziare Guglielmi (da ora : G. ) associa subito l’intervento di Lupi (da ora: L.) al berlusconismo che nulla c’entra col pensiero sociale e politico del L. B/ Vi sono certamente dittature ancora piu’ cruente di quella cubana ( vedi appunto Birmania) ma la disinformazione fatta – da individui come Gianni Mina’ ad es. – non hanno riscontro in nessun’ altra situazione politica. Per anni e anni si e’ ficcato nel capo della gente (me compreso ) che Castro fosse un buon governante, di piu’ un buon padre di famiglia. Le altre dittature – almeno! – venivano e vengono  invece condannate. C/ Si sta parlando di Cuba. Cosa c’entra Tunisi o altre situazioni? Se aspettassimo, per argomentare di Cuba, che il mondo sia ‘in pace’ non ne parleremmo mai. D/ Gli uomini di governo hanno privilegi in tutto il mondo, è vero: la differenza è però che mentre un operaio italiano può essere ricoverato in un ospedale pubblico mentre il politico va nella mega struttura privata, un lavoratore cubano va in una struttura ospedaliera dove mancano perfino le coperte, per non parlare dei farmaci; la nomenklatura cubana va in ospedali che hanno i nostri standard qualitativi E/ Di tutto il documentario ( che dura 1 ora ) G. parla lungamente  solo della parte (pochi minuti ) diciamo ‘folcloristica’: di tutto il resto se ne è dimenticato? F/ Il discorso sul ‘rispetto delle leggi’ non mi torna: dunque, siccome Hitler aveva imposto leggi antisemite era giusto venissero rispettate? Nel processo di Norimberga non si è mai accettata questa tesi. G/ Lettera 2: si parla con di castronerie, sproloquio: sarebbe meglio evitare certe tonalità. H/ Se Cuba non è un infermo, come mai anche gente famosa e ricca ( per restare nel ‘mio’ mondo porto l’esempio di Isaac Delgado) chiede asilo politico? I/ Un governo che imponga l’accredito a un giornalista, senza il quale il medesimo non può nemmeno intervistare o filmare gente comune, che semi di democrazia ha al suo interno? Certo anche da noi occorre la tessera di giornalista ed esistono gli accrediti ma la polizia non viene a molestarti se filmi luoghi ‘sconvenienti’ o parli coi passanti. Poi si ritorna al discorso delle leggi e delle regole di cui ho trattato al capo F. Saluti – Roberto Rabbi ___________________________________________ 9 febbraio 2011, Giancarlo Guglielmi:

Parlando ancora di Cuba Devo purtroppo fare alcune domande a Rabbi perché secondo lui se si parla di Cuba non c’entra il resto del mondo. Mi scusi carissimo ma Cuba non sta nel mondo? E cioè il Rabbi non sa che esiste un primo mondo e un terzo o quarto mondo? E non sa che il terzo mondo ha una disponibilità di risorse attorno al 5% rispetto a quelle che invece può permettersi il primo mondo? (e queste non sono tesi mie di vecchio rivoluzionario, ma trovate questi dati sulle riviste dei “padri comboniani” e altre organizzazioni umanitarie) E che Cuba non ha certo le risorse di un primo mondo come l’Italia, ma fa parte proprio del cosiddetto terzo mondo come tutti i paesi, e non certo per colpa loro, che la circondano? Ma davvero avete conosciuto solo l’Italia e Cuba? Davvero non avete mai visto un ospedale dei Paesi, lasciamo perdere quelli africani, della regione dove si trova Cuba, come Honduras, Guatemala, Nicaragua, e via dicendo, per non parlare poi di Haiti o Bolivia, dove la media della vita è di 37 anni e non 71 come a Cuba? Ma andresti mai a chiedere a un operaio italiano perché non vive ai livelli dei suoi padroni? Non ti pare che ci vuole un gran fegato a criticare la scarsità di risorse di un ospedale cubano essendo tu di quel primo mondo responsabile di aver sottratto le risorse ai Paesi del terzo mondo? Ma se cosi è, cioè che non conoscete la realtà del mondo allora non vi pare che fareste meglio, affinché non vi si dica che dite castronerie, a parlare d’altro? Infatti, come definire il paragone col processo di Norimberga dove l’accusa era di genocidio, o sono io che forse non so che esista un’accusa di genocidio contro il governo cubano? Ma per favore! Ma mi faccia il piacere! In una cosa condivido l’opinione di Rabbi sulla informazione faziosa dei fan come Minà, ma gia lo dicevo la volta scorsa. Proprio perche scrivo per amore della verità non mi piace nemmeno quando è distorta dai sostenitori. E chiunque distorce la verità va contestato, ma certamente non con altre mistificazioni. Allora, come fa un italiano a parlare di “esiliati” quando siamo il Paese al mondo con più “esiliati” del pianeta? Davvero non sai che le statistiche danno 41 milioni di italiani che per vari motivi vivono all’estero? Ma anche lasciando perdere gli emigrati antichi dell’epoca fascista o dell’immediato dopoguerra, davvero non sai caro Rabbi che sono migliaia i ricercatori universitari attuali che hanno scelto un lavoro tra Inghilterra, USA, Canada, Francia e Germania? E allora? Non ti pare che per essere coerente con le tue tesi su Cuba con l’esempio di Delgado, dovresti dire le stesse cose anche sull’Italia? Oppure vogliamo adeguarci al berlusconismo che quello che vale per te non vale per me? (Il berlusconismo è l’ideologia della mistificazione e non c’entra per chi voti) Insomma , ognuno ha diritto di andare dove lo porta il cuore, e quando Cuba non lo permetteva sbagliava, ma ormai quei divieti sono stati tolti anche li. Un’ultima domanda caro Rabbi, perché non provi andare a filmare, senza i dovuti permessi, non dico insediamenti militari, ma solo l’entrata di una banca o uno stabilimento di tecnologia avanzata e vedrai se da noi te lo lasciano fare? Ma non dirai mai che per questo l’Italia è una dittatura, vero? Giancarlo ****************************************************************** Su IL MANIFESTO notizie di Cuba. Approfittiamo di questo spazio per segnalarvi la pagina Internazionale de Il Manifesto (10 febbraio 2011) con tre interessanti articoli che ci aggiornano sulla situazione politico-sociale dell’Isla Grande e gli sviluppi futuri legati ai cavi della fibra ottica in arrivo dal Venezuela. Una volta connessa attraverso i cavi – di cui è iniziato  il posizionamento il 22 gennaio scorso nel porto venezuelano de la Guajira- Cuba “aumenterà di 3000 volte la sua capacità di trasmettere dati, voci e immagini, e ricevere segnali telefonici e tv”. Si parla di Link Cairo-Avana? la rete bloguera; Cuba, ora, potrà entrare il linea con il mondo; Yoani Sanchez Superstar….il governo cubano ha sbloccato il suo blog. Potrete leggere questi pezzi sul web del quotidiano, ma a pagamento.