MiCorner
“L’angolo dell’oratore”
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Giamaica: è tempo di ribellarsi a Londra colonialista.
Leggete l’articolo di Enrico Franceschini (La Repubblica – 6 gennaio 2012).” ”Amo la regina e penso che sia una bellissima signora. Ma il suo tempo è venuto”…. la nuova premier della Giamaica ha annunciato nel discorso di insediamento che il suo paese intende fare a meno di Elisabetta II come capo di Stato e che abolirà la monarchia per diventare una repubblica. Portia Simpson Miller, 66 anni anche se ne dimostra quindici di meno, ha portato a una vittoria a sorpresa il suo People’s Party, una formazione di centro-sinistra.” E’ la prima donna a diventare primo ministro nell’isola caraibica famosa per la musica reggae e per le sue meravigliose spiagge, ma anche per problemi di miseria e di droga…… leggi articolo completo Lo ‘strappo’ della Giamaica.
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Brasile: su Repubblica si parla di un italiano, giornalista e musicista, autore di un’iniziativa insolita e ammirevole.
E’ Oliviero Pluviano, corrispondente Ansa dal Brasile, che ora diffonde il cinema nei villaggi indios sulle sponde del Rio delle Amazzoni. Il progetto si chiama Fitzcarraldo. Che dire: bravissimo! (7 gennaio 2012)
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28 dicembre 2011
Il lettore italiano che vuol sapere di politica internazionale, e in particolare di ciò che accade in America latina, deve ricorrere a Il Manifesto. Capita, è vero, d’incontrare reportage o articoli anche su altri quotidiani (come La Repubblica, ad esempio, da cui è tratta la foto a lato su Messico), ma chi ha una lente particolare sul mondo, e in modo non occasionale, è il giornale ‘comunista’ diretto da Norma Rangeri. Con cadenza settimanale invece è la rivista Internazionale a fornire notizie aggiornate sul pianeta. Alcuni di questi articoli sono online in www.internazionale.it.
BRASILE: Pil de oro! Il 27 dicembre è uscito un interessante articolo di Maurizio Matteuzzi (Il Manifesto) che spiega il Brasile come la sesta economia del mondo superando l’Inghilterra. Secondo le previsioni dell’Economist Intelligence Unit in testa al podio adesso e nel 2020 ci dovrebbe essere sempre USA, CINA e GIAPPONE, ma chissà che il Brasile non riservi altre sorprese?
DIRITTI UMANI. Sembrano proprio molto determinati alcuni governi del continente sudamericano nel lottare contro l’impunità di ex-militari o politici che hanno torturato cittadini negli anni Settanta e Ottanta. Il governo boliviano ha consegnato all’Argentina il militare Luis Enrique Baraldini per reati commessi durante la dittatura (1976-1983).
LIBERTA’ DI STAMPA sotto tiro. I narcotrafficanti stanno cancellando la libertà di informazione in molti paesi del Centro e SudAmerica: in Honduras, Guatemala, Salvador, Messico, ma anche Colombia, oltre a uccidere cittadini innocenti e sindacalisti sono stati massacrati diversi giornalisti. Negli ultima trent’anni sono 139 i giornalisti scomparsi in Colombia, mentre dal 2000 in poi il primato spetta a Messico con oltre 80 omicidi di operatori dei media informativi.
Brasile. La tv evangelica pare faccia miracoli: realizza grossi business con programmi televisivi che trasmettono sermoni, televendite e guarigioni. E stanno conquistando spazio in altre realtà dell’America latina. Qualcosa di simile è giù successo anche dalle nostre parti, ricordate tra maghi, alghe eccetera?
Gfg
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1 Giugno 2011: America Centrale tra due fuochi
Per capire i cambiamenti in atto nell’America Centrale vi rimando all’articolo “Tra due fuochi” (The Economist) ripreso da Internazionale del 27 maggio 2011. Emerge un quadro non totalmente condivisibile con l’articolista che mette comunque in risalto la mancanza di sicurezza in tutti i paesi dell’Istmo, l’aumento esponenziale degli omicidi, le economie legate al narcotraffico, voce preponderante da Panama a Messico, da Salvador a Guatemala, gli affari sporchi e alcune coperture indirette degli USA, principali consumatori della droga. Negli anni Settanta e Ottanta l’area era teatro di scontro tra idee politiche contrastanti, tra imperialismo e progetti socialisti, eserciti e fronti rivoluzionari. Oggi nell’arena ci sono bande malavitose che si contendono il territorio per far passare la droga e gli Stati si può dire che non hanno forza e in alcuni casi, leggasi volontà, di arrestare i bandidos. E molti civili ci lasciano le penne. (Gfg)
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9 aprile 2011
ITALIA/ LA PIAZZA e LO SGABELLINO
PER RICONQUISTARE LE ISTITUZIONI PERDUTE, DIRITTI DI CITTADINANZA AUTENTICA, DIGNITA’ E LAVORO!
E’ un’eccezione raccontare fatti italiani su questo webmagazine, ma ricordiamo a noi stessi che prima di essere latinoamericanofili siamo italiani e allora quando lo riteniamo utile e possibile diamo un contributo a dibattiti su temi importanti promossi da organizzazioni ufficiali e anche da gruppi spontanei e che spesso nessuno ascolta. Vista la situazione che il nostro Paese sta attraversando, ma senza drammatizzare, vorremo se possibile evitargli un futuro più o meno grigio come quello vissuto negli anni Sessanta e Settanta nel continente Latinoamericano. Forse sono esagerazioni, ma non si sa mai. Quindi occhi aperti e schiena dritta. Qualcuno potrà dire che l’Italia e il mondo latinoamericano sono realtà con storie diverse alle loro spalle, ma guarda caso l’attacco dei diritti dei cittadini è universale, è un virus che non si riesce a debellare una volta per sempre.
Bologna. Erano le 18,30 circa quando il corteo contro il precariato è giunto in Piazza Maggiore a con lo striscione di testa che recitva “Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta”. Centinaia di giovani e meno giovani hanno partecipato pacificamente esibendo cartelli di ogni genere e colore per dire basta ai diritti negati e per far sentire la loro voce che in coro cantava più o meno così “una risposta collettiva per cambiare la situazione”. In linea con questo spirito civico e allo stesso tempo rivendicativo anche il meeting dello “Sgabellino” sul crescentone. Lo sgabellino sembra uno dei tanti momenti folklorici di piazza, ma invece si tratta ( lo dico a chi non lo conosce) di una sorta di assemblea ambulante che si svolge con l’impronta del treppo da cantastorie, uno speaker e intorno la gente, ma qui non si raccontano barzellette o zirudella ma si dibatte di fatti della politica, si protesta e si cerca di trovare idee per organizzare un comitato di movimenti di cittadini in lotta contro il blocco politico, contro il sistema partitico, contro chi governa il paese e sta sfasciando le istituzioni. Il timoniere di queste conversazioni con alcune regole precise è il comacchiese Ferdinando Pozzati il quale nel blog tuttiinpiazza.org espone i suoi progetti. Tra le tante idee, che possono sembrare anche utopiche, si legge che “E’ indispensabile alzare la testa, per dignità e per usarla….In piazza attorno allo sgabellino si sollevano problemi a si dibattono opinioni….Uno sgabellino in piazza è un virus nell’intestino, piccolo, può moltiplicarsi per centinaia di copie, riprodursi in migliaia di piazze con intorno milioni di sudditi e una sola voglia, tornare ad essere cittadini. Le dimensioni sono il suo punto di forza. E’ l’unico “movimento” possibile nella paralisi. Il movimento di sessanta milioni di italiani mancati è il travaglio del parto.Non è certo che germogli ma lo sgabellino va piantato. Questo è il tempo per la semina”. Se volete unirvi a queste tavole rotonde di strada per studiare assieme il modo di unire i movimenti in un fronte comune avvicinatevi allo Sgabellino in Piazza Maggiore a Bologna per dire la vostra: il Mercoledì dalle ore 17.00; Giovedì dalle ore 11.00; Sabato dalle 15.00. Per Facebook, chiedere l’amicizia a “Lo Sgabellino” – www.tuttiinpiazza.org – losgabellinorisponde@gmail.com
guarda il Video
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27 marzo 2011
Oggetto/HUGO CHÁVEZ: il seno rifatto non è socialista!
Il discorso televisivo fatto alla nazione contro i seni siliconati ha riportato il Presidente venezuelano Hugo Chávez, a distanza di pochi giorni dalla sua proposta di mediazione diplomatica con Gheddafi, di nuovo sulle pagine della stampa internazionale. A partire dal New York Times. E anche i media italiani – che solitamente snobbano gli “esteri” e in particolare se riguardano l’America latina, e ancora più se si tratta di paesi a ispirazione progressista, socialista o antistatunitensi - hanno parlato di Chávez e di un costume-moda che lui definisce “mostruoso”, quello delle tette maledette, argomento che nel nostro Paese molti apprezzano e praticano in vari modi. Le donne, da un lato e su un punto specifico del corpo, e gli uomini (basti guardare l’edonista n.1 del Belpaaese) pure, anche se molto diverso, che iniziano dalla proprio cranio e vanno giù. Ma limitiamoci alla zona del seno plastificato, che affascina moltissime sbarbine e anche alcune delle loro nonne. E Daria Bignardi (conduttrice di Invasioni Barbariche-La 7) ha colto la palla al balzo sul tema apparentemente banale e ha pensato di aprire un dibattito nella sua trasmissione sulla nuova siliconvalley delle supertette, piaga che affligge il Venezuela
Hugo Chávez da tempo sta lottando contro le tette rifatte e sostiene che “Non sono socialiste” . Una battuta ma che contiene sostanza. E subito l’opposizione del suo paese ha definito il leader sudamericano un “retrogrado”, un primitivo. Viene da pensare senza tante riflessioni che, probabilmente molti (non tutti) di questi maniaci sostenitori delle maggiorate facciano buoni affari e non gliene freghi un granché di morale, salute, benessere della persona, di valori e potremmo continuare con un decalogo infinito. Inoltre, se fossero solo “quattro gatte”, costoro non prenderebbero posizione alcuna. Ma invece stiamo parlando di 40mila interventi chirurgici estetici al seno all’anno, su una popolazione di poco meno di 30 milioni di abitanti. E in mezzo al business provano a sguazzarci in tanti. Ma dollari a parte, ciò però che fa scalpore è che qualcuna chieda allo Sanità pubblica venezuelana di sostenere tali spese di chirurgia estetica. Non parliamo di interventi ricostruttivi del seno per ridare dignità e fiducia a donne che hanno subito menomazioni obbligate, ma ragazze che vogliono metter in vetrina due bocce più rotonde. Roba da pazzi! Ed è bene che qualcuno tenti perlomeno di farci rinsavire o riflettere per ritornare con i piedi per terra. Che si chiami Chavez o Lugo non mi importa, non posso pretenderlo dai nostri sponsor del bunga bunga. Dunque in Venezuela un leader che non apparenta molto per curare il proprio look globalizzato ha detto stop.
Il Venezuela, si sa, ha problemi molto seri da risolvere, sta lavorando per un nuovo percorso di socialismo, sembra voler dare priorità alle necessità primarie della gente, i bisogni quotidiani della popolazione meno abbiente, cibo ai poberi, diritto alla salute e all’istruzione. Alcune cose sembrano funzionare, altre molto meno, e allora gli avversari non hanno perso l’occasione per polemizzare o attaccare il capo del governo bolivariano sulla politicizzazione delle tette rifatte, un tema di secondaria importanza sembrerebbe rispetto al futuro di un paese per combattere crisi, eliminare delinquenza e corruzione. Ma se si analizza in profondità il fenomeno di banale c’è ben poco. Insomma, si può essere d’accordo o meno con il modo di fare politica di Chávez, e molto spesso noi non lo siamo, ma il suo intervento contro le pechugas grandes (seni grandi) una persona di buon senso non può non condividerlo! Questa ricerca della felicità attraverso il rifacimento del corpo, in paesi ricchi o poveri, è un segnale di impoverimento, e non di arricchimento, di una società civile che perso gli obiettivi reali del vivere bene, siamo al degrado totale, all’uomo finto. Se non sei abbronzato tutto l’anno sei uno sfigato, se non hai gli zigomi tirati non spacchi e se non hai due tette in fibra nessuno ti porta a letto. Di fronte a queste nevrosi planterarie non bisogna avere il timore di sbilanciarsi e denunciare i modelli imposti quasi sempre da speculatori, abili nel far presa su persone molto fragili in cerca di miracoli. Purtroppo, con rispetto, riteniamo che queste vittime dovrebbero risolvere le loro problematiche esistenziali, i malesseri dell’apparire magari rivolgendosi a strizzacervelli, psichiatri, e non a carrozzieri del seno. Probabilmente queste persone che a mio avviso hanno perso il lume, è sperabile non percepiscano 700 euro mensili di stipendio. Perchè il dramma sarebbe ancora maggiore, e anche noi – comunità nazionale – dovremmo poi sborsare di tasca nostra ( la sanità pubblica) per riparare danni subiti da tali persone. Non sarebbe il primo caso e l’ultimo. Tuttavia un suggerimento secco per finirla qui: chi vuole provare il brivido di un ambulatorio medico, di una sala chirurgica, perchè non va a dare occhiata in una corsia d’ospedale, o nel Pronto Soccorso più vicino, oppure perchè non programma un giro nel terzo mondo, nelle baraccopoli, dove la gente muore di stenti, senza cibo e medicine? O negli ospedali di Emergency?
Morale: detta la mia, ognuno faccia ciò che vuole, finchè gli è permesso, ma soprattutto con i soldi propri, e non con quelli dello Stato. E a noi che la pensiamo diversamente dai tettomani lasciateci la libertà di dire: – a queste sorelle, insicure di sé stesse e che si vergognano del proprio seno, di cercare aiuto, per capire le cose giuste da fare, da gente che non parla con il bisturi quando non v’è necessità; – e ai chirurghi plastici, diciamo, che una volta operati i casi veramente bisognosi, se gli avanza del tempo, potrebbero dare manforte ai loro colleghi delle sale operatorie degli Ospedali pubblici italiani (o ai medici volontari sparsi nel mondo). Sarebbe un modo utile per sfoltire le lunghe liste d’attesa che tanti cittadini italiani debbono purtroppo e ingiustamente sopportare, e sono certo che ve ne sarebbero certamente grati, e chi scrive sarebbe il primo dell’elenco.
Bene, o male, il mio pensiero l’ho espresso. E voi cosa ne pensate di tutto ciò?
Grilliparlante
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15 marzo 2011
oggetto/BRASILE: VOLO AF 447, ULTIMA CHANCE
Il 18 marzo ripartono le ricerche delle scatole nere dell’aereo scomparso il 1° giugno 2009.
Di seguito pubblichiamo il documento ricevuto da Sergio Ceraolo che ci aggiorna sulla tragica e misteriosa vicenda aerea in cui sono scomparse 228 persone.
Il 4 febbraio scorso il Governo francese ha convocato la stampa e le associazioni delle famiglie delle vittime del volo Air France AF 447, per annunciare l’avvio della IV campagna di ricerche delle scatole nere dell’ Airbus A300-203 in volo da Rio de Janeiro a Parigi, scomparso misteriosamente con 228 persone a bordo il 1 giugno 2009, mentre sorvolava l’ Atlantico, a 1100 Km dalle coste brasiliane. Tra i 10 passeggeri italiani c’era Claudia Degli Esposti, concittadina bolognese, di ritorno da un viaggio di lavoro in Brasile.
A quasi due anni di distanza, è importante ricordare la tragedia, dimenticata dalla stampa, e portare a conoscenza di chi ancora si sta domando cosa è successo, lo stato dei fatti finora chiarito.
Perché oltre alla tristezza della scomparsa rimane lo sgomento del mistero e la necessità impellente di capire. Claudia, molto concretamente, diceva della sua non paura di volare “… perché comunque è una eventualità così remota … ed è così ineluttabile ciò che può accadere, che non ci si pensa”.
Così il 18 di marzo riprendono le ricerche che dureranno quattro mesi. Sarà l’ultima chance possibile.
La BEA (Bureau d’Enquêtes et d’Analyses – Ente francese che si occupa dell’analisi dei disastri aerei), nel suo rapporto sullo stato delle analisi sui resti dell’aereo (3%) e l’autopsia sui 51 corpi recuperati, ha stabilito che al momento dell’impatto con l’acqua i passeggeri erano seduti, e probabilmente con le cinture allacciate. Poiché i corpi recuperati appartenevano a passeggeri alloggiati in business Class, nei posti centrali vicino alle ali e in quello verso la coda, si suppone che la carlinga fosse intatta al momento dell’impatto.
Fino all’ultimo non c’è stata de-pressurizzazione perché le mascherine dell’ossigeno erano funzionanti e nel loro alloggiamento. I tre seggiolini dell’equipaggio recuperati hanno mostrato che le cinture non erano utilizzate.
Lungo la rotta stabilita dall’AF 447 era presente una forte perturbazione ed era nota ai tre piloti.
L’aereo, costruito nel 2005, era partito da Rio de Janeiro da ormai quattro ore, quando alle 2,10 UTC ha inviato via satellite un messaggio automatico di allarme, ACARS, per un problema importante sulla velocità dell’aereo, che ha disattivato il pilota automatico. Subito dopo, altri 23 messaggi di incongruenze con conseguente disattivazione dei computer di assistenza al volo e dei display. L’ultimo messaggio ACARS alle 2-14’-45”, poi più nulla.
Nei giorni seguenti la tragedia, si è appreso che dello strumento di rilevazione della velocità, la sonda Pitot, usata sugli Airbus, fosse nota la difettosità e che in diversi casi aveva mandato in black-out, per qualche minuto, il pilota automatico. Ma il vero motivo del crash rimane un mistero perché gli esperti affermano che né le sonde Pitot, nè le condizioni atmosferiche, da sole, possono avere causato la tragedia.
Airbus (costruttore) ed Air France (proprietario) si sono impegnati con 9,2 milioni di Euro in questa nuova campagna di ricerca, alla quale parteciperanno esperti e ricercatori di Francia, Gran Bretagna, Germania, Stati Uniti, Russia.
La tragedia, forse, è servita a rendere più sicuri gli aerei e più facili le ricerche in futuro.
Gli esperti sono arrivati alla determinazione che la tecnologia attuale permette di inviare, tramite satellite ed in tempo reale, a registratori a terra, tutti i parametri di un aeromobile, della rotta di volo e delle voci in cabina di pilotaggio, dati che ora sono registrati dalle scatole nere. Questo consentirebbe di conoscere istante per istante l’esatta posizione dell’aereo, i dati sul suo funzionamento e le condizioni di volo.
Uno dei tanti paradossi a cui assistiamo oggigiorno è che la conoscenza e la tecnologia fin qui acquisite sono in grado di esplorare Marte, mentre sulla Terra, più o meno come venti anni fa, un aereo scompare, non se ne conoscono i motivi e non si riesce a rintracciare il relitto.
Un augurio affinché le ricerche diano un senso ad una tragedia.
Sergio Ceraolo
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28 febbraio 2011
Oggetto/ democrazia: Nordafrica e poi Cuba?
Sulla stampa internazionale c’è chi continua a chiedersi se il movimento di rivolta popolare che sta scuotendo Nordafrica e Medio Oriente potrà contagiare Cuba. In anticipo sulle recenti ribellioni, è stato creato da esiliati cubani il gruppo Por un levantamiento popular en Cuba che lancia manifestazioni e appelli su mezzi radiotelevisivi e web contro il governo dei fratelli Castro al potere da oltre mezzo secolo.
Giancarlo Guglielmi ci ha fatto pervenire la sua opinione in merito a quanto apparso sui media e sui parallelismi impropri tra i paesi nordafricani in lotta e Cuba. Ecco il testo.
Hasta la Victoria Siempre!
Il famoso saluto del CHE è ritornato d’attualità, almeno in Tunisia, in Egitto, e in Libia, dove i diseredati della terra hanno abbattuto i potenti, e molti altri hanno cominciato a tremare.
Ma torno a dire la mia perchè non sono mancati naturalmente i soliti intelligentoni che hanno subito fatto il parallelo con Cuba. Perfino la meno ottusa di tutti la più famosa bloguera cubana Yoani Sanchez. L’ironia della sorte ha fatto si che mentre sui media occidentali non si perdeva occasione per stigmatizzare la “dittatura” cubana si è scoperto che le dittature vere erano quelle mai o raramente definite tali. Ci sono volute le rivolte di popolo per scoprire che c’erano dittature di ristrette oligarchie che accumulavano immensi capitali riducendo milioni di persone alla miseria. Lo hanno scoperto in questi giorni, perché provate ad andare a vedere quante volte, negli ultimi 20 anni, sui media italiani si è definito dittatura il regime sociale cubano e quante volte sono stati definiti dittature i regimi della Tunisia e dell’Egitto. Forse la Libia ma intanto l’Italia ci faceva grandi affari. Direi che i ventenni o trentenni attuali, che non si occupino di politica, non lo hanno mai letto o sentito dai Tg, scoprendolo solamente con le grandi rivolte di piazza di questi giorni. Purtroppo gli organi che dovrebbero informare promuovono solo l’ideologia del pensiero unico.
Tutto il pensiero occidentale dominante si è unificato sul presupposto che definisce democrazia solo i sistemi sociali che si basano sulla concorrenzialità. Concorrenza economica, concorrenza tra partiti politici, concorrenza tra gli individui, chiamata meritocrazia. I sistemi sociali che invece si basano sulla solidarietà, economica, politica e tra gli individui sono definiti antidemocratici o dittature. Non è sempre andata cosi, fino agli anni 80 esistevano partiti che non accettavano questa unica ideologia, poi con la vittoria USA della terza guerra mondiale, la guerra fredda, a rifiutarla è restata solo qualche esigua minoranza. Però non dimentichiamo che la storia ci insegna che a volte sono state proprio le minoranze ad avere ragione. E’ decisamente comico che tutti i succubi del pensiero unico siano pronti a giurare sul principio di Voltaire, di rispettare coloro che la pensano diversamente, ma si riferiscono solo a coloro che sono comunque per la concorrenza, perché nemmeno per sogno rispettano un pensiero diverso basato sulla solidarietà sociale. Cioè un modo di vedere che mette la pianificazione al posto della concorrenza economica. Che mette la collaborazione politica di tutti invece della concorrenza tra partiti. Che preferisce garantire l’indispensabile a tutti invece di permettere l’arricchimento di pochi, anche se meritocratici. Come appunto fa il regime sociale cubano. In sintesi il pensiero unico proclama che tutti hanno diritto di scegliere purché non mettano in discussione la concorrenzialità, altrimenti sono orrende dittature. Con buona pace del povero Voltaire e il suo Trattato sulla tolleranza.
Che poi la libera concorrenza sia una parvenza, perché tutto è monopolizzato da alcune famiglie imparentate col Capo, come in Egitto, Tunisia e Libia, o come era fino a poco tempo fa in vari Paesi Latinoamericani, non li scompone per niente, continuano imperterriti a insultare solo coloro che scelgono un regime sociale alternativo. Infatti cosi come nessuno informava sull’Egitto, nessuno informava sulla situazione venezuelana precedente, quando una ristretta oligarchia accaparrava tutte le ricchezze lasciando in miseria il 95% della popolazione, nessuno ha mai detto nulla, mentre ora si mettono a gridare in coro che Chavez , che ha semplicemente ripartito un po’ di più le risorse del Paese, è un tremendo dittatore. Avete visto qualche partito di sinistra europeo fare qualche apprezzamento sulla situazione venezuelana o boliviana o equadoregna, dove le popolazioni hanno scelto di cambiare i regimi sociali che le affamavano con nuove Costituzioni? Tutti e tre i Presidenti avendo scelto di ripartire meglio le risorse del Paese, hanno subito tentativi di colpo di stato, per fortuna non riusciti come fu per Allende, sostenuti delle rispettive ambasciate USA e con la completa indifferenza della civile Europa. Il pensiero unico sarebbe comico se non nascondesse tragedie che riguardano intere popolazioni. Quindi, fare il parallelo tra le situazioni dei Paesi del nordafrica e quella cubana è decisamente gratuito se non dovuto alla imbecillità imperante.
A Cuba esiste forse una oligarchia straricca e una popolazione ridotta alla fame? Querida Yoani conosci forse qualche cubano tanto esasperato da passare 18 giorni in piazza resistendo agli attacchi degli scagnozzi del potere e ai morti ammazzati? Esagitati si, di quelli ce ne sono ma fuori di Cuba. Altri sono scandalizzati perchè la nomenclatura cubana vive meglio. A costoro chiedo: gli italiani hanno tutti lo stipendio dei parlamentari? C’è anche chi incolpa il regime sociale per la povertà, ma forse i Paesi li attorno, che hanno un altro regime sociale, stanno meglio? La ristretta oligarchia dominante sicuramente, ma non certo le popolazioni.
Anche a Cuba ci sono state esagerazioni, è vero, ad esempio avevano statalizzato perfino i barbieri e i ciabattini, cioè lo Stato aveva dilagato a dismisura, e anche se non era un fattore economico importante era sicuramente inefficiente. Cosi come avevano esagerato col potere dato alle istituzioni di controllo rispetto ai diritti del cittadino. Per non parlare del patriottismo degenerato in xenofobia, almeno in alcuni settori meno abbienti della società, dove lo straniero è quasi sempre considerato non un uguale ma un alieno, come solo succede in un Paese islamico.
Adesso parrebbe che questi abbrutimenti vengano cancellati, cosi come ne sono già stati eliminati altri, come l’omofobia o l’accesso dei cittadini alle monete straniere.
Sono anche altre le critiche che si possono fare ai governanti cubani: aver preso misure, a metà del decennio scorso, per rigettare il turismo in quanto fattore di corruzione, mentre in tutto il mondo si cerca di accaparrarsi più turismo possibile dato che porta al Paese moneta pregiata. Io non ho dati precisi, ma il buon senso mi fa dire che meno entrate corrispondono a impoverimento del Paese. Allora in nome del contrastare la corruzione, che poi significa soprattutto prostituzione, cioè un reato minore, è giusto impoverire la popolazione?
Naturalmente va anche tenuto in debito conto che i potentati economico-finanziari con tutti i mezzi di cui dispongono possono influenzare a proprio vantaggio un intero Paese, soprattutto se piccolo come Cuba. Infatti prima del ‘59 si erano comprati ad esempio quasi tutte le piantagioni, l’unica miniera e due interi quartieri della capitale, ma non convince certo che la soluzione stia nell’ auto isolamento. Soprattutto nell’era della globalizzazione informatica e commerciale (per fortuna non ancora culturale), è decisamente assurdo pensare di restarne fuori.
In conclusione, diritto di critica a tutti ma mistificazione della verità mai. Che almeno nella, autodichiarata, civile Europa ci siano dei media che informano davvero rispettando anche il pensiero altrui. In fin dei conti il Trattato sulla tolleranza è di due secoli fa. Non vi pare sia ora di mettersi al passo coi tempi?
Guglielmi G.
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Oggetto/CUBA
Pubblichiamo il comunicato stampa dello scrittore-editore Gordiano Lupi e un commento pervenuto da Giancarlo Guglielmi, ex-editore, ex-operatore turistico di viaggi aCuba. ____________________________________________________________________________
20 gennaio 2011, GORDIANO LUPI: A Piombino si sostiene il regime cubano
Vergogna piombinese senza limiti. Il Comune di Piombino concede la sala di Palazzo Appiani per una manifestazione a sostegno del governo cubano. Il 28 gennaio alle ore 17 ospiterà Vladimir Perez, consigliere politico dell’ambasciata di Cuba in Italia, e Andrea Genovali del direttivo nazionale dell’Associazione Italia – Cuba. La scusa per organizzare la manifestazione è la celebrazione dell’anniversario della nascita di José Martí, eroe nazionale cubano, autore di opere immortali in campo letterario che in parte ho tradotto. Di fatto sappiamo bene come certe manifestazioni servano soltanto a diffondere la voce ufficiale del governo cubano tramite i suoi uomini disposti sul territorio.
Per fortuna che quel giorno mi troverò a Parma, ospite di Mangia Come Scrivi, proprio a parlare di Cuba, ma in altri termini, con Marilù Oliva e Davide Barilli. Piombino è in controtendenza rispetto al mondo. Tutti cercano Yoani Sánchez, interprete del pensiero dei giovani cubani che riflette speranze di libertà e cambiamento, mentre in questo remoto angolo di Maremma – che così bene ha dipinto Silvia Avallone in Acciaio – restiamo ancorati al passato. Firenze non è lontana da Piombino, ma organizza cose di ben diverso tenore e rilevanza culturale. Giovedì 3 febbraio, infatti, alle ore 21, preso il cinema Stensen di via Don Minzoni 25, verrà proiettato in prima nazionale il docu-film Wishes on a falling star, girato clandestinamente da tre giovani cineasti fiorentini. Il lungometraggio, di 55 minuti, esplora i bassifondi della Cuba di fine regime castrista, fra sesso facile, droga, politica e il sogno morente del socialismo. A fare da filo conduttore, un’intervista alla blogger Yoani Sánchez, autrice del best-seller Generacion Y. In sala ci saranno Jacopo Cecconi e Giammarco Sicuro, giornalisti Rai della sede toscana, e Paolo Cellammare, fotografo e cineasta, attualmente al centro di produzione Rai di Milano. Parteciperò anch’io, come esperto di affari cubani e traduttore italiano di Yoani Sánchez, e ci sarà Mercedes Frias, ex parlamentare del Prc di origini caraibiche. Un dibattito vero animerà la serata.
A Piombino, invece, sarà di scena la tristezza, composta da un vecchio discorso di regime portato avanti da chi affama un popolo e lo costringe a scegliere tra la fuga e una vita senza libertà. Voglio solo immaginare cosa accadrebbe se una fantomatica associazione di amicizia Italia – Birmania invitasse un addetto culturale dell’ambasciata a parlare dei problemi della sua terra. Non vedo la differenza con Cuba, regime liberticida dove non è consentito avere un’opinione difforme, aprire un libero giornale, un partito politico, un vero sindacato. In queste occasioni perde la democrazia, soprattutto fa una pessima figura l’amministrazione comunale che fiancheggia iniziative di parte e illiberali.
Il problema più grave è che la grande massa di cubani esiliati ed emigrati in Italia per motivi economici non sarà presente alla serata per esprimere il suo vero pensiero. Tutti sanno come andrebbe a finire, perché a molti cubani è già accaduto: revoca del permesso di residenza all’estero e automatico divieto di poter rientrare in patria per far visita ai familiari. Regimi come quello cubano non devono essere sostenuti, ma il Comune di Piombino non riesce a capirlo e forse pensa ancora che la rivoluzione cubana sia una sogno da coltivare invece che un incubo da scacciare.
Gordiano Lupi – www.infol.it/lupi
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21 gennaio 2011, GIANCARLO GUGLIELMI:
Caro Gian Franco amico mio al tuo amico Gordiano va riconosciuto che è proprio in passo coi tempi del berlusconismo dilagante, e cioè non ha nessun senso della misura. Tu sai che ho lavorato a Cuba 7 anni e che tuttora passo mesi avendo un figlio che vive là, e sai che nemmeno io sono un sostenitore a priori, anzi ho ancora sullo stomaco i giorni di carcere per un banale ritardo di uscita sulla scadenza del visto, però da qui alla sequela di boiate, di esagerazioni se non di belle e buone falsità come quelle riportate dal documentario dei cosidetti cineasti fiorentini, ne passa, anzi c’è di mezzo il mare. (per dirla in proverbio) Nessun senso della misura dicevo: 1. il paragone con la Birmania è decisamente fuori luogo, il tuo amico Gordiano ha forse notizie sfuggite agli attenti osservatori statunitensi e dell’ ONU che a Cuba circolino squadroni della morte, o che si spari sui manifestanti, o che ci sia mai stato un desaparecido? Credo che se puo provarlo gli basta andare a Miami che lo coprono d’oro. Allora per favore non perda il senso della misura. 2. come puo una persona essere colta da tanto livore anticomunista che può cascare il mondo ma l’unico problema è Cuba? Con quel che è successo in Tunisia in questi giorni, con quel che sta succedendo in Darfur e le varie altre guerre nel mondo che provocano morti a migliaia, che cosa rimane fisso nella testa del Gordiano? che a Cuba non ci si può iscrivere a un partito. C’è da restar senza parole. Ha mai scritto una parola il Gordiano contro il regime tunisino? Ci vorrebbe proprio il senso della misura. 3. provo proprio simpatia per la Yoani, sopratutto per il suo coraggio di voler dire la sua a tutti i costi, ma spesso dice delle banalità che fan cascar le palle, quindi dovrebbe essere proprio il Gordiano ad informarla ad esempio, che gli uomini di governo hanno dei privilegi in tutto il mondo, dato che lei, da quel che scrive, crede che sia una questione unicamente del regime cubano. Magari potrebbe raccontargli gli sperperi di Berlusconi in prostitute e il nuovo accordo Fiat, con la paga dell’operaio e la retribuzione di Marchionne, ad esempio. Così come doveva avvisarla, quella volta che scrisse come grande denuncia che le entrate e uscite da Varadero sono controllate per vedere che nessuno porti via nulla dai numerosi hotel, poteva dirglielo che il furto è reato in tutto il mondo. Non è che se cambia regime il furto sarà legalizzato, lei magari non lo sa ma il suo traduttore sì, glielo dica dunque per non perdere il senso della misura. 4. per chiunque conosca Cuba, a vedere i pezzi del documentario in questione mandati in onda dalla Rai gli viene da sorridere perchè si capisce che i cosidetti cineasti fiorentini non hanno capito una beata minchia di nulla. E Gordiano che pare conosca così bene Cuba avrebbe dovuto dirglielo. Ad esempio, che l’accompagnatore è semplicemente uno che vive di accattonaggio, che le signorine perseguitate dalla polizia lo erano in quanto prostitute che spesso diventano ladre, come possono testimoniare decine di turisti, che spesso lo tengono nascosto perchè se ne vergognano. O forse nemmeno il Gordiano sa che la legge anti-accattonaggio e la legge anti-prostituzione sono più o meno uguali a quelle che abbiamo in Italia? La differenza sta che lì spesso le applicano e qui quasi mai. Però anche da noi se un accattone dà fastidio ai passanti, e in particolar modo ai turisti, viene prelevato dalla polizia, così come per adescamento la legge prevede il carcere per le prostitute. E come qui, anche lì, se qualcuna fa la prostituta a casa sua nessuno le dice nulla. Del tutto disinformati di questo, i poveri (di spirito e di cultura) cineasti, presentano i due fatti come roba del regime cubano. Quando questo succedeva mentre accompagnavo turisti, ho sempre chiesto loro di spiegarsi perchè la mia donna che era lì con noi non la prelevavano. Semplice: perchè al controllo dei documenti non era segnalata come prostituta, e quindi veniva in tutti i posti che andavamo noi. Io non ho niente contro gli accattoni ma domando a Gordiano e ai “cineasti”: presentereste mai un accattone italiano come rappresentante della gioventù italiana? Ne andrebbe della vostra credibilità naturalmente, e lo sapete. Così come non portereste una prostituta a rappresentare la vita italiana, ma se mai la vita nelle ville di Berlusconi. Perciò chi conosce Cuba gli viene da sorridere di commiserazione vedendo quel “docu-film”. Vi farebbe bene ritrovare il senso della realtà, oltre che della misura. 5. anche a me non piace la Associazione Italia-Cuba, in quanto anche loro come il nostro Gordiano non si rendono conto che il mondo gira e che oltre al secolo è pure cambiato il millennio. Però da qui a sostenere che i cubani non saranno alla serata per paura ce ne passa. Credo che Gordiano confonda i cubani residenti in Italia con quelli residenti a Miami. Ma comunque anche lì le cose stanno cambiando. Quelli venuti qui non vanno alle conferenze perchè se ne sbattono altamente non per altro. E il permesso di rientro viene negato solo a chi è rimasto fuori illegalmente, vizio dei cubani è quello di ignorare le leggi, possono non piacere ma vanno rispettate e vale per tutto il mondo. Anzi, se mai è vero il contrario, e da anni il governo cubano ha scelto di puntare sulle rimesse degli emigranti per avere una entrata di moneta pregiata: è per questo che ci sono 2 voli giornalieri Havana / Miami. Questo, se vogliamo dire la verita vera, e non una di comodo. E poi perfino i dirigenti di governo hanno riconosciuto che è tempo di riformare la rivoluzione. Quindi all’Associazione direi di prendere esempio e a Gordiano e ai suoi amichetti direi che è tempo di togliere i paraocchi e rendersi conto che dopo Fidel sono venuti Chavez, Morales, Correa, Lugo, Ortega ma anche Lula, Kirchner, Bachelet che hanno cambiato il mondo, e tutto ciò ha fatto diventare stantii i giudizi di Gordiano e dei suoi amichetti. Insomma, i fatti vanno in senso contrario da quello da voi auspicato. E infine, sono d’accordo che il regime cubano ha molti difetti, ma molti meno di tantissimi altri, e anche il paragone con il nostro regime, se ci mettiamo a fare la conta dei pro e contro, se vogliamo essere onesti, credo che al massimo finiremmo con tabla come si dice tra i gallieros, e cioè con un bel pari e patta. Io vivo lì alcuni mesi all’anno e gli altri qui: la differenza la trovo solo nella penuria dei prodotti, non certo nella politica che assicura comunque ai miei figli scuola e sanità, lì, mentre qui come tutti sanno, no! Conclusione d’obbligo: AGGIORNATEVI! Giancarlo Guglielmi
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ECCO IL SEGUITO DEL BOTTA E RISPOSTA.
23 gennaio 2011, Gordiano Lupi:
Il problema è che l’opinione di Guglielmi è piena di menzogne. Per esempio quella sui cubani ai quali secondo lui non viene tolto il permesso di residenza all’estero. Ho l’esempio in casa. Mia moglie è tra quei cubani che non possono rientare a Cuba “per aver parlato”. Io sono un giornalista “non desiderato”. Inoltre dire che sono un berlusconiano non ha proprio senso, come non ha senso paragonare Cuba all’Italia o dire che dovrei scrivere del regime tunisino. Ognuno scrive delle cose che conosce e di cui si occupa. Stiamo parlando di Cuba, non di altri paesi. Credo che il signor Guglielmi non possa negare che a Cuba manca ogni tipo di libertà, non solo quela di iscriversi a un partito. Manca persino la libertà di movimento. MI pare che la sua non sia un’opinione, ma un’attacco viscerale nei miei confronti. Non solo. E’ una difesa a spada tratta di una dittatura.
Saluti, Lupi
Nota aggiuntiva pervenuta in redazione sempre da Gordiano Lupi: “se avete la pazienza di leggere l’ultimo scritto di Yoani Sanchez (in altra sezione del webmagazine MiCaribe -ndr)- senza ideologia che nasconda la realtà – potete verificare come sia intriso di ottimismo e di speranze per la sua terra”.
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24 gennaio 2011, Giancarlo Guglielmi:
Carissimi non volevo insistere sulle castronerie di Lupi, perché io credo che ognuno ha il diritto di credere quello che vuole. I cubani ad esempio credono nella magia provocata dai loro riti religiosi afrocubani. Però sarebbe interessante un’analisi psicologica sui motivi che portano a un odio così viscerale da voler contrabbandare la propria ideologia per la realtà. Infatti il nostro Gordiano dichiara che quel che ho scritto, in risposta al suo sproloquio, sulle serate dedicate a Cuba, sono menzogne. Ma io non ho scritto nulla su Cuba. Mi sono limitato a contestare le sue esagerazioni e contestualizzare le sue affermazioni col resto del mondo. Qualcuno potrà mai credere che la Yoani Sanchez è nelle stesse condizioni del premio Nobel Aung San Suu Kyi ? (di sicuro non risulta che la prima sia agli arresti domiciliari da decenni come la seconda in Birmania). Il fatto è che a me piace dire la verità, forse sarò troppo gramsciano, il quale diceva che la verità è rivoluzionaria. E a chi non conosce Cuba si possono raccontare cose che non corrispondono assolutamente alla verità, (si badi bene sia da una parte che dall’altra, perché non è vero nemmeno quel che affermano i fan di Cuba che sarebbe il miglior luogo del mondo) ma per chi la conosce bene, perché ci ha lavorato per anni e tuttora ci vive vari mesi all’anno, appare ridicolo il tentativo di descriverla come un inferno. E nemmeno è antidittatoriale distorcere la realtà a proprio comodo. Berlusconi continua ad affermare che i giudici sono comunisti ed eversivi. C’è qualcuno tra chi sta leggendo che ci crede? Gordiano continua ad affermare che a Cuba non c’è nessuna libertà, perché si sono dati una Costituzione che promuove una società solidaristica al contrario di quella concorrenziale come la nostra e quindi non prevede i partiti. E a parte i partiti prima mancava la libera iniziativa privata, ma come testimonia (se lo avessi detto io sarebbe una menzogna per il Gordiano), l’ultimo articolo della Yoani adesso non manca più. Certo manca la libertà di arricchirsi col commercio di case o con la speculazione finanziaria, ma credo che dopo la grande crisi mondiale nessuno sia così autolesionista da invocarle. Perfino lo stato più capitalista del mondo, gli USA, ha messo un freno. A Cuba si pretende il rispetto delle leggi, e chi le viola viene punito. Ma nessuno viene punito se le rispetta come vorrebbe far credere il nostro Gordiano. Ad esempio, io so perché il caro Gordiano è stato dichiarato indesiderabile, perché ha svolto attività giornalistica in territorio cubano senza prima accreditarsi come tale all’apposito ufficio e pagare il contributo previsto dalla legge cubana. Può non piacere una legge, ma finché non si cambia, chiunque sa che va rispettata. E non so di sua moglie, ma so perché ha perso il diritto al rientro la giocatrice di pallavolo: al posto di fare tutte le dovute pratiche, come tutte le cubane che sono in Italia hanno dovuto fare, è semplicemente rimasta qui, sbattendosene della legge cubana che prevede certe regole. Quindi anche a lei è stato ritirato il permesso di rientro, ma perché ha commesso un’infrazione. Ma il Gordiano dovrebbe sapere che ci sono ben due voli giornalieri con Miami, 3 settimanali con New York e 2 settimanali con Los Angeles. Voli riservati alla gente di origine cubana. Forse crede che quelli che vengono dagli USA non parlino male di Cuba? E vorrebbe farci credere che a qualcuno è stato ritirato il rientro per aver espresso un’opinione contro Cuba? Fosse vero, quei voli dagli USA dovrebbero essere semivuoti. Ma per favore! Ma faccia il piacere! Scusate il mio insistere ma come potete constatare è alquanto irritante che si mistifichi così la realtà. Anche perché di cose da criticare alla dirigenza cubana ce ne sono, e come, senza bisogno di inventarle. Giancarlo.
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9 febbraio 2011, interviene Roberto Rabbi:
A/ Per iniziare Guglielmi (da ora : G. ) associa subito l’intervento di Lupi (da ora: L.) al berlusconismo che nulla c’entra col pensiero sociale e politico del L. B/ Vi sono certamente dittature ancora piu’ cruente di quella cubana ( vedi appunto Birmania) ma la disinformazione fatta – da individui come Gianni Mina’ ad es. – non hanno riscontro in nessun’ altra situazione politica. Per anni e anni si e’ ficcato nel capo della gente (me compreso ) che Castro fosse un buon governante, di piu’ un buon padre di famiglia. Le altre dittature – almeno! – venivano e vengono invece condannate. C/ Si sta parlando di Cuba. Cosa c’entra Tunisi o altre situazioni? Se aspettassimo, per argomentare di Cuba, che il mondo sia ‘in pace’ non ne parleremmo mai. D/ Gli uomini di governo hanno privilegi in tutto il mondo, è vero: la differenza è però che mentre un operaio italiano può essere ricoverato in un ospedale pubblico mentre il politico va nella mega struttura privata, un lavoratore cubano va in una struttura ospedaliera dove mancano perfino le coperte, per non parlare dei farmaci; la nomenklatura cubana va in ospedali che hanno i nostri standard qualitativi E/ Di tutto il documentario ( che dura 1 ora ) G. parla lungamente solo della parte (pochi minuti ) diciamo ‘folcloristica’: di tutto il resto se ne è dimenticato? F/ Il discorso sul ‘rispetto delle leggi’ non mi torna: dunque, siccome Hitler aveva imposto leggi antisemite era giusto venissero rispettate? Nel processo di Norimberga non si è mai accettata questa tesi. G/ Lettera 2: si parla con di castronerie, sproloquio: sarebbe meglio evitare certe tonalità. H/ Se Cuba non è un infermo, come mai anche gente famosa e ricca ( per restare nel ‘mio’ mondo porto l’esempio di Isaac Delgado) chiede asilo politico? I/ Un governo che imponga l’accredito a un giornalista, senza il quale il medesimo non può nemmeno intervistare o filmare gente comune, che semi di democrazia ha al suo interno? Certo anche da noi occorre la tessera di giornalista ed esistono gli accrediti ma la polizia non viene a molestarti se filmi luoghi ‘sconvenienti’ o parli coi passanti. Poi si ritorna al discorso delle leggi e delle regole di cui ho trattato al capo F. Saluti – Roberto Rabbi ___________________________________________
9 febbraio 2011, Giancarlo Guglielmi:
Parlando ancora di Cuba Devo purtroppo fare alcune domande a Rabbi perché secondo lui se si parla di Cuba non c’entra il resto del mondo. Mi scusi carissimo ma Cuba non sta nel mondo? E cioè il Rabbi non sa che esiste un primo mondo e un terzo o quarto mondo? E non sa che il terzo mondo ha una disponibilità di risorse attorno al 5% rispetto a quelle che invece può permettersi il primo mondo? (e queste non sono tesi mie di vecchio rivoluzionario, ma trovate questi dati sulle riviste dei “padri comboniani” e altre organizzazioni umanitarie) E che Cuba non ha certo le risorse di un primo mondo come l’Italia, ma fa parte proprio del cosiddetto terzo mondo come tutti i paesi, e non certo per colpa loro, che la circondano? Ma davvero avete conosciuto solo l’Italia e Cuba? Davvero non avete mai visto un ospedale dei Paesi, lasciamo perdere quelli africani, della regione dove si trova Cuba, come Honduras, Guatemala, Nicaragua, e via dicendo, per non parlare poi di Haiti o Bolivia, dove la media della vita è di 37 anni e non 71 come a Cuba? Ma andresti mai a chiedere a un operaio italiano perché non vive ai livelli dei suoi padroni? Non ti pare che ci vuole un gran fegato a criticare la scarsità di risorse di un ospedale cubano essendo tu di quel primo mondo responsabile di aver sottratto le risorse ai Paesi del terzo mondo? Ma se cosi è, cioè che non conoscete la realtà del mondo allora non vi pare che fareste meglio, affinché non vi si dica che dite castronerie, a parlare d’altro? Infatti, come definire il paragone col processo di Norimberga dove l’accusa era di genocidio, o sono io che forse non so che esista un’accusa di genocidio contro il governo cubano? Ma per favore! Ma mi faccia il piacere! In una cosa condivido l’opinione di Rabbi sulla informazione faziosa dei fan come Minà, ma gia lo dicevo la volta scorsa. Proprio perche scrivo per amore della verità non mi piace nemmeno quando è distorta dai sostenitori. E chiunque distorce la verità va contestato, ma certamente non con altre mistificazioni. Allora, come fa un italiano a parlare di “esiliati” quando siamo il Paese al mondo con più “esiliati” del pianeta? Davvero non sai che le statistiche danno 41 milioni di italiani che per vari motivi vivono all’estero? Ma anche lasciando perdere gli emigrati antichi dell’epoca fascista o dell’immediato dopoguerra, davvero non sai caro Rabbi che sono migliaia i ricercatori universitari attuali che hanno scelto un lavoro tra Inghilterra, USA, Canada, Francia e Germania? E allora? Non ti pare che per essere coerente con le tue tesi su Cuba con l’esempio di Delgado, dovresti dire le stesse cose anche sull’Italia? Oppure vogliamo adeguarci al berlusconismo che quello che vale per te non vale per me? (Il berlusconismo è l’ideologia della mistificazione e non c’entra per chi voti) Insomma , ognuno ha diritto di andare dove lo porta il cuore, e quando Cuba non lo permetteva sbagliava, ma ormai quei divieti sono stati tolti anche li. Un’ultima domanda caro Rabbi, perché non provi andare a filmare, senza i dovuti permessi, non dico insediamenti militari, ma solo l’entrata di una banca o uno stabilimento di tecnologia avanzata e vedrai se da noi te lo lasciano fare? Ma non dirai mai che per questo l’Italia è una dittatura, vero? Giancarlo ****************************************************************** Su IL MANIFESTO notizie di Cuba. Approfittiamo di questo spazio per segnalarvi la pagina Internazionale de Il Manifesto (10 febbraio 2011) con tre interessanti articoli che ci aggiornano sulla situazione politico-sociale dell’Isla Grande e gli sviluppi futuri legati ai cavi della fibra ottica in arrivo dal Venezuela. Una volta connessa attraverso i cavi – di cui è iniziato il posizionamento il 22 gennaio scorso nel porto venezuelano de la Guajira- Cuba “aumenterà di 3000 volte la sua capacità di trasmettere dati, voci e immagini, e ricevere segnali telefonici e tv”. Si parla di Link Cairo-Avana? la rete bloguera; Cuba, ora, potrà entrare il linea con il mondo; Yoani Sanchez Superstar….il governo cubano ha sbloccato il suo blog. Potrete leggere questi pezzi sul web del quotidiano, ma a pagamento.









Guarda la video-intervista al pianista e compositore colombiano. Parla di jazz e delle sperimentazioni.