FOLGORATI DALLA RUMBA CUBANA, 40 anni fa.

40 anni esatti dopo l’apoteosi di tamburi cubani, chequeré, clave, guiro, quijada, ritmi, voci, danza e pantomima dei LOS PAPINES alla Sala Bossi del Conservatorio di Musica G.B. Martini di Bologna, il 10 dicembre 2022 MiCaribe celebra virtualmente il 4o° anniversario con un brevissimo film su quell’evento spettacolare che, con una serie di incontri in città e in periferia, rappresentò l’apertura di una finestra autentica sulla musica cubana, in particolare sul fenomeno espressivo della rumba cubana, sulle culture dell’area caraibica e sudamericane.

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Jazz: Django Bates’ Belovèd

17. dicembre 2014 – 18:05No Comment
Jazz: Django Bates’ Belovèd

I nostri musicisti preferiti di quest’anno. Questo è un altro dei progetti più interessanti visti in tournée  in Italia nel 2014: Django Bates’ Belovèd. Il video e  gli scatti che seguono provengono dal concerto del 24 maggio al Teatro Asioli di Correggio (Re) per la rassegna Crossroads.

Una breve scheda del pianista britannico Django Bates accompagnato per l’occasione da Petter Eldh – contrabbasso; Peter Bruun – batteria.

Django Bates’ Belovèd

Nato nel 1960 a Beckenham (Gran Bretagna), Django Bates è un raro esempio di musicista poliedrico: renderne conto in maniera univoca è davvero impossibile data la varietà della sua produzione musicale. Innanzi tutto lo si può ascoltare nelle vesti di pianista e tastierista ma anche al corno, e non secondaria è la sua attività di compositore e direttore d’orchestra. La sua carriera da jazzista non lo ha certo trattenuto dal cimentarsi con la musica sinfonica, per il cinema e anche per il circo.

Dagli anni Ottanta a oggi le esperienze che più hanno caratterizzato la carriera di Bates sono le sue formazioni Human Chain (di piccole dimensioni, dall’organico variabile) e Delightful Precipe (di grandezza orchestrale). Come sideman, Bates è stato convocato dall’intellighenzia del jazz più sofisticato: George Russell, George Gruntz, Tim Berne, Vince Mendoza, Michael Brecker.Con il suo progetto “Belovèd”, Bates rende omaggio a uno dei generi jazzistici più ‘bellicosi’: il bebop di Charlie Parker. Ma gli innumerevoli e caratteristici brani col metronomo a rompicollo non esauriscono l’universo espressivo di Parker, che fu anche un irresistibile esecutore di ballad e di quella che il marketing moderno definirebbe “music for lovers”. Ed è proprio alla luce di questo Parker più intimistico che il pianista britannico si muove da par suo: aspettatevi l’inaspettabile, seduzioni melodiche e ironia tagliente, ‘attentati’ sonori e passaggi trasognati, sino al completo sovvertimento espressivo dei brani. In Bates come in Parker, l’avanguardia galleggia sopra le onde della musica più orecchiabile.

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