CD, America Latina sound: SEMILLAS di Remedio Trio- feat. Sergio Marchesini

Musica andina e altre sonorità sudamericane, dall’Argentina al Messico, sono raccolte in “SEMILLAS” (Gutenberg Caligola records), piacevolissimo progetto di 12 brani live (registrati nel 2023) di REMEDIO trio, diventato un quartetto, con il fisarmonicista Sergio Marchesini.

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Jazz danese: JAKOB BRO Trio

21. dicembre 2014 – 19:57No Comment
Jazz danese: JAKOB BRO Trio

Immagini (foto e video) della performance del chitarrista danese JAKOB BRO in trio con Thomas Morgan (contrabbasso) e Jon Christensen (batteria) svoltasi nella serata del 23 maggio 2014 al Correggio Jazz, iniziativa inserita nella rassegna Crossroads.

JAKOB BRO TRIO

Jakob Bro – chitarra; Thomas Morgan – contrabbasso; Jon Christensen – batteria

Se il nome di Jakob Bro, chitarrista danese classe 1978, vi è poco familiare, prendete in mano il suo recente disco December Song (2013) e avrete referenze sufficienti a metterlo nel novero degli artisti ai quali prestare molta attenzione. La line up che Bro ha messo assieme per la sua musica è a dir poco sensazionale: Lee Konitz, Craig Taborn, Thomas Morgan e addirittura il collega di strumento Bill Frisell. Ma Bro non è nuovo a situazioni del genere. Anche dal vivo lo si è ascoltato a capo di formazioni da finale dei mondiali di jazz, come quella che raccoglieva al suo fianco Tom Harrell, Joe Lovano e Lee Konitz. Insomma, Bro, che continua a risiedere in quella culla del jazz europeo che è Copenhagen, si muove sfacciatamente bene sulla scena internazionale e dimostra che si può ancora raggiungere la vetta imparando a fare musica alla vecchia maniera: quasi completamente da autodidatta. La sua carriera ha preso slancio a partire dal 2000, soprattutto per via della sua presenza fissa nella Electric Bebop Band di Paul Motian e nel quintetto di Tomasz Stańko. Poi ha accumulato numerose altre collaborazioni di valore (con Mark Turner, Jeff Ballard, Kurt Rosenwinkel, Chris Speed…) nonché premi, raccolti a profusione soprattutto in patria.

Non c’è poi migliore definizione della sua musica, i cui tratti paesaggistici la rendono assai anomala in termini jazzistici, che quella fornita da Frisell: un “oceano”, un luogo dove può accadere di tutto, dove i musicisti galleggiano uno sulla musica dell’altro.

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