E’ in libreria il romanzo del giornalista Giacomo Mameli, PEDRITO – Lamette a Caracas, fiori a Orgosolo (208 pagine, 20 euro -Il Maestrale), una narrazione di emigrazione, integrazione e nostalgia che si muove in andata e ritorno tra Foghesu, SARDEGNA e VENEZUELA.
Da poche ore è in libreria il romanzo del giornalista/scrittore sardo Giacomo Mameli, PEDRITO – Lamette a Caracas, fiori a Orgosolo (208 pagine, 20 euro -Il Maestrale), una bella narrazione di emigrazione, integrazione e nostalgia che si muove in andata e ritorno tra Foghesu, SARDEGNA e VENEZUELA. Protagonista di Pedrito è il sardo Pietro Demontis (1931), ciabattino espatriato che racconta il suo arrivo in Venezuela.****
Pietro/Perdu di Sardegna parte dal porto di Genova nel 1953 diventa Pedrito in Venezuela durante il governo del generale Marco Pérez Jiménez. Dal sabateri che era già in paese si fa zapatero: provetto calzolaio nella fabbrica di scarpe del siciliano Mormino. Sono anni di emigrazione, di boom economico in Venezuela dove emigrano moltissimi italiani e non solo, ma pure tempi di pesante dittatura, si vive nel terrore, una lametta basta a scannare con noncuranza i dissidenti. Pedrito Demontis viene arrestato in una notte di coprifuoco, deve essere fucilato con altri ‘ribelli’, ma per la spietata polizia venezuelana le cose non andranno come previsto. In quegli anni anche il fratello di Pietro, rimasto in Sardegna, subisce la minaccia dei fucili: imbracciati dai banditi che rapiscono Davide Capra, l’ingegnere presso la cui ditta Lillino Demontis fa l’operaio nei lavori della Statale Orientale Sarda.
La vicenda del sequestro Capra avrà un esito drammatico, con strascico di misteri da colletti bianchi e appalti stradali. A Orgosolo, nel bosco della tragedia come sulle salme dell’ostaggio e del giovane fuorilegge Emiliano Succu, si spargono fiori. Di gente in gente viaggiano i fratelli Demontis, abituati all’altro, al diverso nella casa-locanda di mamma Luisicca, dove aveva soggiornato il linguista Max Leopold Wagner, in una delle sue inchieste di “cose e parole”, con l’esempio di babbo Celestrino (sì, con la erre in mezzo) tuttofare, da macellaio all’avanguardia a poeta estemporaneo. Mameli con passo da autentico narratore, e di voce in voce, di stile in stile, viaggia con il lettore, vivendo gioie e tragedie vecchie e nuove di un mondo che non ha più frontiere.
C’è molto altro, pagine che mentre raccontano i vari episodi su un binario parallelo riassume via via importanti e fondamentali momenti di storia al suo interno.Ma tra gli episodi, tutti interessanti e di grande leggibilità, quello che ha attirato la nostra attenzione particolare è il decimo, l’ultimo, “Il Venezuela di Pedrito – Il Venezuela di Maduro“: un dialogo che traccia una storia delle dittature venezuelane e ci porta alla situazione catastrofica dell’odierna gestione di Maduro .
****”Sangue e lavoro, guerre e golpe, vita scanzonata e torture. Gli italiani arrivavano a migliaia. Mi aveva scritto da Cagliari il signor Mormino, bottegaio siciliano che vendeva pellami nel quartiere della Marina dove era diventato amico di un mio cognato, Gaspare Giordano. A Cagliari lavoravo alle sue dipendenze. Mi scrive quando ero ancora contadino-pastorello a Perdasdefogu: «Vieni, qui ci sono più soldi di quante pietre avete sul Gennargentu e sul Monte Limbara e nel tuo paese povero che produce solo sassi». Mi stava stretto vivere in paese. In corriera scendo a Cagliari. Mi ospita mia sorella Giuseppina, la moglie di Gaspare, e poi – lo dico solo a lei – mi imbarco sulla nave ammiraglia Bianca C. della flotta Costa. Primo scalo Barcellona, poi Tenerife dove vedo tante palme, montagne rosse, poi mare aperto fino alla Guaira, il porto venezuelano più importante”