Books Colombia: Una poesia in tasca di H.A. Faciolince

Il 25 agosto 1987, a Medellín alle sei del pomeriggio Héctor Abad Gómez, medico, professore universitario, attivista per i diritti umani, viene ucciso a colpi di pistola in Calle Argentina. La famiglia lo trova riverso sul selciato. Suo figlio, Héctor Abad Faciolince, gli fruga nelle tasche e trova un foglietto con una una poesia su morte e oblio scritta a mano dal padre e siglata da tre iniziali: J. L. B., che per lui significarono senza indugi Jorge Luis Borges. Ma il mistero viene svelato dal “detective” Abad nel giallo, fresco di stampa: Una poesia in tasca (Lindau)

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AMATO JAZZ Trio: I Love “Makkisa”

22. novembre 2020 – 00:27No Comment
AMATO JAZZ Trio: I Love “Makkisa”

Ne sono passate delle note sul pentagramma da Jazz Contest 88, l’esordio discografico del siracusano Amato Jazz trio inciso una decina di anni dopo la fondazione ufficiale del gruppo (1979), che recentemente è tornato nei negozi di dischi e sulle piattaforme digitali con il nuovissimo I Love”Makkisa” (Abeat For Jazz, 2020).

Il maggiore dei tre fratelli Amato, il pianista-polistrumentista Elio, è oggi quasi alla soglia dei 60 anni; il minore, Loris alla batteria, ne ha 48, mentre Alberto sta nel mezzo con le sue 56 primavere e il suo contrabbasso, che è, tra l’altro, la solidissima cerniera di questo trio fantastico che calca i palcoscenici del jazz da oltre quarant’anni con un’intesa perfetta, come mostra il nuovo ed eccellente «I Love “Makkisa”» (Abeat for Jazz, 2020). Album di grandissimo impatto, suonato con gusto, vitalità, modernità armonica con escursioni politonali (ad esempio, Piece) e con una ritmica estremamente affiatata a cui è concessa una notevole libertà creativa, caratteristica paritetica per tutti i membri del trio. Sin dall’attacco vibrante di A modo mio free (il brano di apertura), si capisce quale direzione prenderà il disco in questione che rappresenta un’ulteriore conferma, se mai ce ne fosse ancora bisogno, della robustissima cultura musicale trasversale maturata dai tre fratelli siracusani e soprattutto in campo jazzistico. Quattordici i brani, quasi tutti firmati da Elio ed Alberto Amato, ad eccezione di due standard di Count Basie (Things ain’t what they used to be) e di Ornette Coleman (Tears inside) riletti in modo originale, equilibrato e incisivo.  Con equilibrio il trio ha saputo poi coniugare sonorità strumentali e le diverse influenze espressive di ciascun artista all’interno di questa ritmatissima policromia di colori, timbri e improvvisazione. Se il brillante, esplosivo e creativo pianoforte di Elio  (Claps, Tears Inside)è riferimento indiscusso della formazione, non c’è dubbio che in questa dimensione la linea dominante fin dalle primissime battute è il contrabbasso poderoso e swingante di Alberto (Brother for Ever; Bobalob; Ok Mister Bop; I Love Makkisa) sollecitato dal beat netto ed efficacissimo dei tamburi di Loris (Claps). Potremmo continuare a spendere ulteriori elogi e dettagli sull’ultima bellissima produzione di questo longevo trio siciliano, ma, volendo essere onesti con i lettori, vale sempre la pena ricordare che i critici e/o recensori lavorano con i concetti mentre gli artisti, cioè i protagonisti, operano con le forme. Pertanto crediamo più utile, quando è possibile, e qui lo è, rimandarvi  ad una prima veloce “fotografia sonora” con i preascolti dei pezzi dell’album disponibile sul sito del trio https://www.amatojazztrio.com/discografia oppure sul sito dell’etichetta www.abeatrecords.com. Per noi, lo ripetiamo, è un ottimo album. Adesso tocca a voi verificare liberamente le nostre impressioni raccontate fin qui. Buon ascolto! (gfg)

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