CD, AfroLatin. Aymée Nuviola Feat. Kemuel Roig Live at Ronnie Scott’s Jazz Club

La ganadora del GRAMMY® y múltiples Latin GRAMMY®, Aymée Nuviola, cubana, cantante y compositora, anuncia el lanzamiento de su nuevisima producción discográfica “Aymée Nuviola Feat. Kemuel Roig Live at Ronnie Scott’s Jazz Club”, un álbum en vivo que recoge uno de los momentos más trascendentales de su carrera artística.

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Colombia, Gaitán è tornato

10. aprile 2015 – 22:18No Comment
Colombia, Gaitán è tornato

Bogotà. Una grande manifestazione per sostenere il processo di pace nel giorno della Memoria nazionale e le vittime del conflitto in corso  ha ricordato anche l’uccisione dello storico leader Eliecer Gaitán avvenuta il 9 aprile 1948. Con quell’omicidio, i poteri forti chiusero gli spazi democratici. (articolo di Geraldina Colotti, Il Manifesto, l’ultima, 10 aprile 2015)

«Tutte le voci, tutte le mani». Con que­sto slo­gan, si è svolta ieri, in Colom­bia, la grande mar­cia per la pace e la soli­da­rietà con le vit­time del con­flitto. Ana­lo­ghe mani­fe­sta­zioni in soste­gno ai dia­lo­ghi fra governo colom­biano e guer­ri­glie, in corso all’Avana, si sono svolte in diverse altre parti d’Europa e del mondo: per soste­nere le piat­ta­forme comuni ela­bo­rate dai movi­menti colom­biani, impe­gnati nel por­tare a solu­zione poli­tica il con­flitto sociale e armato, che dura da oltre cinquant’anni. E anche per risol­vere altri con­flitti «simili nel resto del mondo». Una set­ti­mana di ini­zia­tive cul­tu­rali ha pre­pa­rato l’evento, a cui ha par­te­ci­pato anche l’ex pre­si­dente uru­gua­yano Pepe Mujica.

Per la sini­stra colom­biana, ieri è stato il giorno della memo­ria. Ricor­reva il 67mo anni­ver­sa­rio dall’assassinio di Jorge Elie­cer Gai­tan, ucciso il 9 aprile del 1948. La scom­parsa del cari­sma­tico lea­der del Par­tido Libe­ral segnò uno spar­tiac­que nella vita poli­tica del paese e signi­ficò la chiu­sura degli spazi di agi­bi­lità poli­tica per una vera oppo­si­zione in ambito costi­tu­zio­nale. Gai­tan era un avvo­cato molto apprez­zato dai set­tori popo­lari per aver difeso ope­rai e con­ta­dini in molte cause con­tro l’oligarchia. In diverse occa­sioni aveva giu­sti­fi­cato le occu­pa­zioni di terre e di case, spie­gando pub­bli­ca­mente le cause che ne erano all’origine, basate nell’impoverimento e nella vio­lenza subite dai meno favo­riti. La sua atti­tu­dine poli­tica ten­dente al socia­li­smo e le sue posi­zioni antim­pe­ria­li­ste sta­vano facendo presa nel Par­tido Libe­ral. Una ragione suf­fi­ciente per fare esplo­dere l’odio delle oli­gar­chie al governo, inca­sto­nate nei par­titi tra­di­zio­nali. Per que­sto, ben­ché gli ese­cu­tori mate­riali dell’omicidio non siano mai stati iden­ti­fi­cati, si può avere un’idea pre­cisa dei man­danti e del con­te­sto in cui è matu­rata l’esecuzione. L’uccisione di Gai­tan suscitò grandi pro­te­ste sociali e rivolte armate in tutto il paese.

La Colom­bia – che per esten­sione somma l’equivalente di Fran­cia e Spa­gna — oggi è una nazione a carat­tere pre­va­len­te­mente urbano, ove il 70% delle per­sone vive nelle città. Allora, con­tava una popo­la­zione in pre­va­lenza con­ta­dina. Il cam­bia­mento si è impo­sto a prezzo di stor­ture pro­fonde e finora insa­na­bili. L’espulsione bru­tale impo­sta dal lati­fon­di­smo a circa un milione e mezzo di per­sone, le ha costrette ad abban­do­nare le regioni di pro­ve­nienza: vit­time della con­tro­ri­forma agra­ria (che ini­ziò disat­ti­vando la legge 200 del 1936 e pro­se­guirà con la demo­li­zione dello schema dise­gnato dalla 160 del 1994 e dagli altri ten­ta­tivi senza sostanza), e degli eser­citi di para­mi­li­tari agli ordini dei poten­tati eco­no­mici, e respon­sa­bili di mas­sa­cri e cri­mini con­tro l’umanità. Circa 50 milioni di ettari di terra, dedi­cata all’agricoltura e col­ti­vata nei pic­coli poderi, sono stati pro­gres­si­va­mente sot­tratti, con la frode o con la vio­lenza, alle fami­glie, costrette a tra­sfe­rirsi in città per soprav­vi­vere. In un paese di quasi 37 milioni di abi­tanti, 25 milioni vivono in povertà e, di que­sti, 10 milioni in povertà estrema. E spesso for­ni­scono ali­mento ai cir­cuiti di vio­lenza ende­mica, gene­rata dalla decom­po­si­zione del tes­suto sociale.

L’assassinio di Gai­tan ha reso evi­dente l’assenza di una demo­cra­zia reale e di garan­zie suf­fi­cienti a favo­rire la par­te­ci­pa­zione col­let­tiva in un pro­cesso di rico­stru­zione nazio­nale. Una situa­zione che ha sem­pre più acu­tiz­zato la crisi poli­tica, incre­men­tata dalla vio­la­zione siste­ma­tica dei diritti umani da parte degli agenti dello stato, dagli alti livelli di cor­ru­zione che inte­res­sano quasi tutte le strut­ture del potere, for­te­mente legate al nar­co­traf­fico e alle reti dei paramilitari.

Il periodo tra il 1948 e il ’65 è ricor­dato come «l’epoca della vio­lenza». Un lasso di tempo durante il quale il potere venne ridi­stri­buito tra i due potenti par­titi tra­di­zio­nali, il Par­tido Con­ser­va­dor e quello Libe­ral, che chiu­sero gli spazi di par­te­ci­pa­zione demo­cra­tica e orga­niz­za­rono la repres­sione delle istanze di tra­sfor­ma­zione. In quel con­te­sto, a metà degli anni ’60 nac­quero le due prin­ci­pali guer­ri­glie di sini­stra, quella mar­xi­sta delle Forze armate rivo­lu­zio­na­rie (Farc) e quella gue­va­ri­sta dell’Esercito di libe­ra­zione nazio­nale (Eln). Per cinquant’anni, le Farc hanno cer­cato una solu­zione poli­tica al con­flitto armato, pagando però sem­pre uno scotto altis­simo, seguito al fal­li­mento della via isti­tu­zio­nale. Il 28 mag­gio del 1982 venne fir­mato il primo accordo di tre­gua e ces­sate il fuoco con l’allora governo di Beli­sa­rio Betan­cur. Due anni dopo, venne costi­tuita la Union Patrio­tica, un movi­mento poli­tico che coa­gulò la pro­po­sta di cam­bia­mento sociale e poli­tico della sini­stra e ottenne un’inedita con­ferma elet­to­rale. Ancora una volta, però, i grandi aggre­gati di potere richiu­sero nel san­gue quello spiraglio.

Potrà andare diver­sa­mente ora? Ai tavoli dell’Avana, che si sono aperti due anni fa sotto l’egida della Nor­ve­gia e del Vene­zuela, la solu­zione poli­tica sem­bra basarsi su solide pos­si­bi­lità. E’ stato rag­giunto un accordo sostan­ziale sui prin­ci­pali punti in agenda, a par­tire dalla riforma agra­ria. Nelle trat­ta­tive, si sono affac­ciati anche alcuni dei prin­ci­pali attori dei con­flitto (le alte sfere delle forze armate) e i burat­ti­nai (gli Stati uniti). I burat­tini fuori con­trollo, come l’ex pre­si­dente Alvaro Uribe, grande amico dei para­mi­li­tari, fati­cano a muo­vere le loro pedine all’interno e le diri­gono oltre­con­fine, all’occorrenza per desta­bi­liz­zare il Vene­zuela. Le forze che si bat­tono per un’alternativa strut­tu­rale non sono però dispo­ste a fir­mare un asse­gno in bianco. I costi pagati dalle classi popo­lari per garan­tire i pri­vi­legi di una mino­ranza diven­tano sem­pre più inso­ste­ni­bili. In vista delle ele­zioni di otto­bre, potrebbe sof­fiare lo stesso vento che ha tra­sfor­mato gran parte dell’America latina? Intanto, dai car­telli della mar­cia, arriva un augu­rio e una pro­messa: che que­sto sia «un aprile di spe­ranza, la pri­ma­vera della pace».

Geraldina Colotti

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