SALSA_Rep.Dominicana: José Alberto EL CANARIO a ruota libera
Abbiamo recuperato dagli archivi questa intervista al grande cantante di salsa e musica latina José Alberto El Canario, un faccia a faccia a ruota libera realizzato in occasione del Bologna SALSA festival del 2010. Si tratta di un documento datato, tuttavia presenta spunti e note interessanti per la storia di questo grande artista che continua la sua brillante carriera e nel frattempo ha ulteriormente arricchito la sua vasta produzione discografica, e promosso altri progetti e collaborazioni con artisti di spessore internazionale e trasversale agli stili. E non si parla solo di musica salsa.
Se si parla dell’Eroe dei due mondi, ci si riferisce a Garibaldi. Se in ambiente artistico citano L’Urbinate, il pensiero va all’artista Raffaello Sanzio di Urbino. E gli esempi potrebbero continuare, ma noi ci fermiamo a El Canario. Che si scrive José Alberto Justiniano, e forse non tutti lo sanno, invece tutti gli appassionati di musica latina conoscono le caratteristiche musicali principali e la specificità di questo grande artista di cultura ispanoamericana che abbiamo potuto intervistare al Palacavicchi di Pieve di Cento (Bo) in occasione del Bologna Salsa Festival 2010. L’intervista (in parte anche in video, su Youtube :Salsa_Latin_José Alberto EL CANARIO entrevista Bo 2010) è stata raccolta nel backstage abbastanza rumoroso pochi minuti prima dell’inizio del concerto del 14 marzo 2010. Un ping pong velocissimo che non ci ha permesso di calibrare al massimo la conversazione. Speriamo tuttavia di essere riusciti a farci raccontare le tappe più importanti della carriera di questo brillante artista, elegante nell’abbigliamento e nei modi, che sa relazionarsi apertamente con gli interlocutori. Ecco il racconto.
Eri già venuto a Bologna o nelle zone limitrofe emiliane?
Sì, non ricordo esattamente quando, ma sono stato altre volte in Italia e credo proprio anche da queste parti.
il Cubalibre che stai sorseggiando mi richiama alla mente Cuba, dove sei stato molti anni fa con la Tipica 73. E’ vero?
Sì, esattamente nel 1978. Io in quel momento ero il vocalist principale della Tipica 73, che è stato il primo gruppo di salsa operante negli USA ad andare nella Cuba del regime castrista. Era il mese di ottobre, poi nel febbraio successivo, nella stessa capitale cubana, arrivò anche la delegazione musicale Fania All Stars.
Un evento storico, dunque, e vuoi ricordarci alcuni dettagli.
Andammo all’Avana a registrare un disco negli studi dell’Egrem situati in calle San Miguel ( tra Campanario y Lealtad, Centro Habana -nda) con il produttore-artista Tony Taño. Si trattava di una sorta di interscambio culturale con il gruppo Irakere, che era stato invitato a suonare negli Stati Uniti dietro invito della CBS, che distribuiva le produzioni Fania.
Un album dove avete ospitato musicisti cubani. E’ così?
Sì, artisti straordinari e di cui spero ricordare i vari nomi, Felix Chapottín, Richard Egües, Rafael Lay, Guillermo Barreto, Tata Güines, Pello El Afrokán, Bacallao, el Niño Rivera. Furono registrazioni con un sistema a 8 canali. Io ero la prima voce mentre i leader dell’orchestra erano Sonny Bravo e Johnny Rodriguez, la nostra band era di dodici elementi.
E cos’altro ricordi di quel soggiorno artistico?
In quei giorni suonammo nel Tropicana e nel cabaret El Mambi, era molto vicino al Tropicana ma già non esiste. E su quel palcoscenico ci alternammo con Irakere
Con quella formazione che li portò all’apogeo nel nuovo panorama del jazz. E non ci fu una descarga?
Si c’erano Paquito D’Rivera, Arturo Sandoval, Carlos Del Puerto, Chucho Valdés ecc., non ci fu descarga vera ma alcuni di loro si mescolarono a noi per un momento credo fossero Chucho, Paquito e…
E immagino avrai incontrato altri grandi artisti, soneros, rumberos, boleristas e…
Ah, sì, Miguelito Cunì, Fernando Alvarez, Elena Burke, Los Reyes del 73, Ritmo Oriental e al momento non ricordo altri.
Si può dire che, in un certo senso, sei stato uno dei primi ad infrangere il bloqueo del governo Usa, Ma non ti ha creato conseguenze nella carriera?
Io non ho subito richiami o…perché ero solo un cantante, e non uno dei bandleader come Bravo o Rodriguez.
Ti è andata bene; ma poi sei ritornato altre volte a Cuba?
Non sono più tornato come forma di rispetto verso Celia Cruz e i cubani dell’esilio, perché pur senza entrare in discorsi politici, comunque sono persone, colleghi a cui vengono tolti diritti.
Però l’Isla Grande e i suoi artisti li hai nel cuore. Ti alimenti molto di quella cultura, interpretando composizioni di Compay, o quella famosa di Candido Fabré. Ma con Fabré hai mai lavorato, e quali sono i musicisti o le orchestre cubane che ti piacciono di più?
Quello che dici è vero, tra poco ad esempio potrai ascoltare Chan Chan, che fa parte del disco in uscita. In riferimento a Candido, sì ho cantato A la Hora Que Me LLamen Voy, bellissima, e con Fabré ho parlato al telefono ma non lo conosco personalmente. Chi mi piace di Cuba? Vado matto per Los Van Van, Issac Delgado (un mio amico), e …..Manolito y su Trabuco di cui ora ho inciso un brano.
Se ti dico “El numero Cien” cosa rispondi?
Coñó, caspita! Il maestro Tito Puente, uno dei grandi con cui ho lavorato tantissimo e che Dio lo benedica e non finirò mai ringraziarlo per aver collaborato nel disco di Machito in cui ho cantato. Inoltre ti ricordo che l’ultima incisione fatta da Tito Puente prima di morire fu con la mia orchestra per il disco “Viva la Musica”.
Lavorare con Machito ti ha permesso di conoscere anche Mario Bauzá oppure no?
Si oltre che con Machito e Graciela Grillo ho condiviso molti momenti con Bauzá, una grande persona, molto gentile, favoloso musicista. I grandi Machito e Bauza sono stati, a mio avviso , tra i principali personaggi che hanno permesso l’unione tra il jazz e la musica afrocubana. Nell’orchestra di Machito hanno suonato musicisti come Quincy Jones, Dizzy Gillespie ecc. Bene, l’anno scorso voglio dirti che ho suonato in occasione del compleanno di Graciela: 93 anni! E ha cantato assieme a me. Momento bellissimo.
Quando si partecipa o realizza progetti con Tito Puente o Dave Valentin, o al fianco di Giovanni Hidalgo, è naturale immergersi , anche se per poco, nella salsa jazz, nel latin jazz, nella rumba, dove i talenti escono …
Capisco la tua precisa osservazione, sì il confine è labilissimo. Succede che io ho una particolarità, che è quella di giocare con la melodia, con il mio flauto naturale, ossia il mio fischiettare, improvviso imitando il flauto, e tutto si presta per il latin jazz. Ho collaborato con molti bravi musicisti, improvvisatori, dall’incomparabile Giovanni Hidalgo a Jimmy Bosch e Ricky Gonzalez. Ho lavorato molto con Isidro Infante, ho registrato con la Sonora Poncena, con Oscar de Leon, Celia Cruz ecc.
Prendo spunto dal flauto. Ma hai studiato in gioventù questo strumento?
Non ho mai studiato flauto. Invece mio padre mi fece studiare le percussioni da piccolo.
Dove a Santo Domingo o….
…dunque, sono nato in Repubblica Dominicana nel 1958, poi con i miei sono andato prima a Puerto Rico e infine a New York, dove ho studiato le percussioni afrocaraibiche. E negli Usa ho iniziato la mia carriera.
Secondo te ci sono diversi livelli di percezione della salsa nelle Americhe o le latitudini e tradizioni non influiscono ? Cioè in Argentina è uguale a Porto Rico o in Messico ecc.?
Io sono andato molte volte in Argentina, Cile , Uruguay e onestamente ci sono luoghi molto diversi tra loro e l’impatto che produciamo con la salsa è un po’ minore soprattutto dove vi hanno imposto altri ritmi dominanti rispetto al nostro linguaggio. Tuttavia ringraziamo Dio perché riusciamo a farci conoscere anche lì, e tenendo presente che sono posti dove non è facile penetrare.
I cubani dicono di aver portato il maggior contributo al fenomeno salsa, un dibattito non nuovo e che scatena polemiche accese tra i salseri doc. , ossia coloro che seguono il movimento da tempo e con metodo. Ma, se non ti dispiace, vorrei sentire la tua opinione.
E’ un piacere parlare di questo. Un discorso lungo da fare ma ora in modo succinto e comprensibile ti dico che noi siamo una copia raffinata della musica cubana.
Ti senti più guarachero, pachanguero, salsero, rumbero o sonero,?
Io canto di tutto, non ho confini, ma mi distinguo meglio come sonero.
Possiamo dire El sonero mayor di Nueva York?
Noooooh (ride) e poi un titolo così altisonante proprio no, perché c’è già stato el sonero mayor che fu Ismael Rivera, ma cerco di dare il massimo.
Hai figli? E sono già in pista? E nel futuro quali traguardi ti prefiggi di raggiungere?
I miei figli non si occupano di musica, in famiglia solo lavoro con le note. Ho cinquantadue anni e quindi vorrei continuare a cantare fino all’ultimo giorno della mia vita, salsa ovviamente, ma anche bolero o temi jazz .
Dualismo tra ballo e musica. Cosa bisognerebbe fare per stringere meglio il rapporto tra i ballerini e gli appassionati musicali della salsa?
Ci sarebbe molto da fare, questo evento se ben gestito può essere un buon mezzo di documentazione per far conosce re anche gli interpreti , chi sono, i loro percorsi, un po’ di storia. E’ la documentazione che manca, ma bisogna insistere per diffonderla.
Poc’anzi hai fatto cenno a Irakere, i quali avevano un repertorio da ascolto e una parte ballabile e allora….
…è stata un grande epoca, ma sulla stessa linea mi sento di includere anche la Tipica 73. E credo che questa realtà in qualche modo continua, perchè ci sono orchestre come la Spanish Harlem Orq. che fanno una musica abbastanza simile.
Volto pagina per chiederti se testi più impegnati, con messaggi sociali, potrebbero trovare spazio nella salsa odierna o credi che oramai poeti come Ruben Blades che riflettevano realtà e sentimenti siano tramontati definitivamente?
Si, sarebbe possibile perché i problemi non mancano, ma le radio limitano questo perché orientate a promuovere canzoni romantiche, eppoi siamo in presenza di un circolo chiuso che dal punto di vista promozionale controlla quasi tutto, e le poche discografiche che restano non azzardano innovare. Insomma, vengono date pochissime opportunità a giovani talenti.
I latini che situazione stanno vivendo negli Stati Uniti oggi, con Obama presidente innovatore, che tenta di introdurre novità?
Stiamo vivendo un periodo molto difficile, e sia chiaro non soltanto negli Usa, e, parlando di musica, non solo per la nostra ma per tutte. A Obama comunque bisogna dargli tempo, è appena un anno che governa e ha incontrato un paese con un deficit di 1.200 trilioni di dollari. Io appoggio totalmente Barack, perché ha afferrato un paese completamente rovinato e la gente non può sperare che risolva tutto in un anno, ma ci vorranno diversi anni per riportare gli Stati Uniti in alto.
Progetti futuri?
Il nuovo disco “Original” che ho già citato e tuttavia non è ancora uscito, poi mi attende molto lavoro con tournée, spettacoli, promozioni.
A New York hai una tua orchestra?
Sì ho una mia orchestra, e quando non posso portarla con me ricorro a collaborazioni di altri gruppi. Come oggi succede con Mercado Negro, con i quali c’è un buonissimo rapporto e lavoriamo assieme da tanto tempo, una band di ottimi musicisti con colombiani, peruviani, venezuelani e…italiani.
Pochi istanti fa mi hai descritto il tuo percorso da Santo Domingo a New York, via San Juan. Come preferisci essere considerato….
Internazionale! Un uomo del mondo.
Grazie infinite per la disponibilità, semplicità e la tua umanità che ci hai dimostrato con questo incalzante e libero botta e risposta.
E’ stato un onore, sono io a ringraziare te e i lettori del vostro portale e delle riviste dove verrà pubblicata questa magnifica chiacchierata.
GFG
(Parti dell’intervista sono state pubblicate su Salsa, le riviste JAM, Mondo Musica, Baile Latino)








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presenta Grandes Exitos de CUBA interpretati dai cantanti-chitarristi Roberto Gascón e José Ramon Cepeda (Son del Caribe – www.italvox.com): 14 successi della musica cubana. Da non perdere.